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Caso Yukos La gratitudine di Khodorkovsky per la Svizzera



Mikhail Khodorkovsky al suo arrivo alla conferenza stampa del 22 dicembre 2013 a Berlino.

Mikhail Khodorkovsky al suo arrivo alla conferenza stampa del 22 dicembre 2013 a Berlino.

(Keystone)

Esprimendo la sua gratitudine alla giustizia elvetica, Mikhail Khodorkovsky ha riacceso i riflettori sul caso Yukos, al centro negli anni 2000 di un braccio di ferro tra l’ex oligarca e il Cremlino. Molte le speculazioni sul patrimonio reale di Khodorkovsky e sui suoi averi ancora depositati in Svizzera.

«Sono riconoscente alla Svizzera siccome è il primo paese in cui l’affare Yukos è stato studiato in dettaglio dalle istanze giuridiche. Queste, al livello più alto, hanno dichiarato che si tratta di una questione politica», ha affermato domenica Mikhail Khodorkovsky, rispondendo a una domanda di swissinfo.ch durante una conferenza stampa a Berlino.

In particolare, l’ex oligarca ha voluto ringraziare la Confederazione per aver rifiutato di concedere assistenza legale alla giustizia russa. «È stato un passo molto importante», ha detto Khodorkovsky, riportando di fatto alla luce un caso che ha fatto scorrere parecchio inchiostro negli anni 2000.

Mikhail Khodorkovsky

Nato il 26 giugno 1963 da due ingegneri chimici ebrei, Khodorkovsky entra a far parte della gioventù comunista e si iscrive al prestigioso Istituto Mendeleiev. Nel 1986 si diploma anch'egli in ingegneria chimica.

Nel 1987 fonda una cooperativa specializzata nell'importazione di computer e nella vendita di letteratura scientifica. L'anno successivo crea la Menatep, una delle prime banche post-sovietiche private.

Nel 1995 acquista il 78% della società petrolifera Yukos per 350 milioni di dollari.

Due anni dopo, nel 1997, Khodorkovsky rompe il partenariato che legava la Yukos all'Amoco (oggi di proprietà della BP), per lo sfruttamento del giacimento di Priobsk (Siberia occidentale). L'operazione è costata 300 milioni ad Amoco.

Nel 2002, nel quadro di un’azione di trasparenza, la società Yukos rende nota la struttura del suo capitale, detenuto per il 60% da Menatep, di cui Khodorkovsky controlla quasi il 60%.

Nel 2003, Khodorkovsky è arrestato e condannato a otto anni di prigione per evasione fiscale, frode e appropriazione indebita.

Nel 2010, mentre si avvicina il giorno della sua liberazione, un secondo processo lo condanna ad altri sei anni di carcere. Nel frattempo, la società Yukos è stata assorbita dal colosso pubblico Rosneft, diretto da un fedele del Cremlino.

Il 20 dicembre 2013, Khodorkovsky viene graziato dal presidente russo Vladimir Putin. Contro di lui, vi è ancora un'azione legale in corso, per un importo di 550 milioni di dollari.

Fonti: Forbes e Le Monde

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Caso Yukos in Svizzera

Dopo l’arresto di Khodorkovsky per frode fiscale, le autorità di Mosca hanno tentato di ottenere dalla Svizzera documenti relativi alle società e alle banche legate a Yukos, il gigante petrolifero acquistato da Khodorkovsky nel 1995 per 350 milioni di dollari.

Nel marzo 2004, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha annunciato il blocco formale dei beni degli ex dirigenti di Yukos depositati in Svizzera. Stando all’agenzia di stampa russa Interfax, la somma complessiva ammontava a 6,2 miliardi di franchi. Tre mesi più tardi, il Tribunale federale (TF) ha revocato parzialmente il blocco deciso dal MPC in quanto violava il principio di proporzionalità.

Tra il 2006 e il 2007, il TF ha accolto dei ricorsi contro le decisioni finali del MPC sul caso Yukos. Il tribunale ha ritenuto che non si poteva accordare un’eventuale assistenza giudiziaria alla Russia a causa della complessità del caso, delle elevate somme di denaro e della questione del rispetto dei diritti umani.

In un verdetto pubblicato nell’agosto 2007, i giudici del TF hanno scritto che l’assistenza giudiziaria non poteva essere concessa siccome tutti gli elementi del dossier «corroborano chiaramente il sospetto che il procedimento penale aperto a Mosca sia strumentalizzato dal potere».

«La Svizzera si è dotata di disposizioni molto complesse e difficili da applicare. Nella fattispecie, il TF ha preso la decisione giusta», commenta a swissinfo.ch una fonte giudiziaria che preferisce mantenere l’anonimato. Anche il Consiglio d’Europa e l’allora ministro di giustizia tedesco avevano espresso forti dubbi sulla procedura penale aperta da Mosca, rammenta la fonte.

Per il momento non è chiaro a quanto ammonti il denaro di Khodorkovsky ancora depositato in Svizzera. La somma sarebbe compresa tra i 100 e i 250 milioni di franchi. Secondo la rivista americana Forbes, il suo patrimonio al momento dell'arresto era stimato a 15 miliardi di dollari. La somma è scesa a due miliardi una volta smantellato il suo impero.

Visita in prigione

A Berlino, Mikhail Khodorkovsky ha voluto anche ringraziare il parlamentare svizzero che gli ha reso visita in prigione. «Ha parlato con le autorità carcerarie della mia situazione e delle condizioni in cui mi trovavo. È esattamente questo tipo di attenzione» ad aver impedito un ulteriore peggioramento delle condizioni di detenzione. «Sono molto riconoscente», ha dichiarato Khodorkovsky.

In un’intervista alla Aargauer Zeitung, il deputato socialista e relatore dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa spiega di aver incontrato Mikhail Khodorkovsky nel dicembre 2010. «Gli avevamo assicurato che ci saremmo impegnati affinché continuasse ad essere trattato in modo decente e venisse presto liberato», racconta Andreas Gross.

Khodorkovsky in Svizzera

Mikhail Khodorkovsky ha presentato martedì una domanda per un visto Schengen, valido tre mesi, all’ambasciata svizzera di Berlino.

L’ambasciata ha ricevuto la richiesta «ed è in contatto con l’Ufficio federale delle migrazioni per trattarla», ha precisato Stefan von Below, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri.

L’ex oligarca aveva affermato di non voler tornare in Russia a causa di un’azione legale, tutt’ora aperta, per un importo pari a 550 milioni di dollari.

Un portavoce di Khodorkovsky ha comunque precisato all’ATS che «nessuna decisione è stata presa in merito ai piani a lungo termine»

Fonte: ATS

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E adesso?

Khodorkovsky ha ora bisogno di trascorrere del tempo con la famiglia, osserva sul suo blog Robert Amsterdam, ex membro del gruppo internazionale di avvocati di Khodorkovsky. «Solo lui potrà dire quale sarà il suo futuro». A Berlino, l’ex miliardario si è limitato ad affermare che non si interesserà né alla politica né agli affari. Si concentrerà invece sulla famiglia e su attività pubbliche. «Mi batterò per i diritti di altri prigionieri politici in Russia», ha detto Khodorkovsky.

Alla Radio svizzera di lingua francese (RTS), Andreas Gross ha affermato che Khodorkovsky potrebbe istallarsi in Svizzera, paese con il quale la famiglia intrattiene legami particolari. Dal 2009 al 2011, sua figlia Anastasia ha studiato al liceo privato Alpinum di Zuoz, nei Grigioni, rammenta il quotidiano Der Bund.

L’ex professore di tedesco di Anastasia, Ulrich Schweizer, precisa al quotidiano bernese che la ragazza, oggi 23 enne, studia psicologia sociale a Mosca. Nel corso di un incontro avvenuto tre anni fa, prosegue Ulrich Schweizer, la moglie Ina gli aveva confessato che «se Mikhail fosse nato in un paese normale, come la Svizzera, non sarebbe successo nulla di tutto ciò».

Troppo fiero per lasciare la Russia

Una delle ultime apparizioni pubbliche di Khodorkovsky risale al 1º agosto 2003, durante le celebrazioni della Festa nazionale all’ambasciata di Svizzera a Mosca. «I giornalisti aspettavano all’esterno per vedere colui che si opponeva a Vladimir [Putin]», ricorda l’ambasciatore dell’epoca Iter Fetscherin alla NZZ am Sonntag.

Khodorkovsky, aggiunge il diplomatico, avrebbe potuto ad esempio rimanere in Svizzera ed evitare l’arresto. Fetscherin e altri tre ambasciatori lo avevano avvertito che «correva un grosso pericolo» e che doveva lasciare la Russia. Ma la «sua fierezza non gli ha permesso di obbedire».

swissinfo.ch


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