Dalai Lama: "più rispetto per le minoranze"

In un discorso a Ginevra, il Dalai Lama ha sollecitato la Cina a rispettare le minoranze, dai tibetani al popolo uiguro, vittima il mese scorso di una sanguinosa repressione nello Xinjiang.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 agosto 2009 - 18:49

«È nell'interesse di tutti trovare una soluzione realista alla questione tibetana», ha dichiarato il Dalai Lama di fronte ai giornalisti.

La strategia della non violenza - ha detto - «mi ha permesso lo scorso anno d'incontrare centinaia di intellettuali cinesi che hanno espresso la loro solidarietà nei riguardi della causa tibetana. La violenza non consente di ottenere simili risultati».

La Cina ha tutto interesse a trovare una soluzione alla crisi, siccome il Tibet è importante per l'immagine del paese asiatico, ha affermato, aggiungendo che Pechino dovrebbe rivedere il modo in cui tratta le sue minoranze, inclusa quella uigura.

A Ginevra, la massima autorità spirituale del buddismo tibetano ha inaugurato una conferenza di due giorni, a cui parteciperanno un centinaio di rappresentanti della società civile cinese e tibetana. L'incontro ha quale obiettivo di promuovere la migliore comprensione fra le due comunità e di trovare soluzioni pacifiche alla questione tibetana.

In giornata, il Dalai Lama ha incontrato a Losanna la presidente del Consiglio nazionale (camera bassa del parlamento) Chiara Simoneschi-Cortesi, alla quale ha espresso i propri ringraziamenti per l'ospitalità concessagli dal popolo e dal governo elvetici (sebbene non sia stato ricevuto da nessun membro del governo nazionale). Egli ha inoltre chiesto alla Svizzera di lottare contro i cambiamenti climatici che minacciano il Tibet.

Quella in Svizzera (circa 4'000 persone) è la più grande comunità tibetana in Europa.

swissinfo.ch e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo