La Svizzera continua a distinguersi per l'opacità del finanziamento della sua vita politica

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La Svizzera è l'unico Paese membro del Consiglio d'Europa a non aver elaborato una legge sul finanziamento dei partiti politici. Le autorità persistono nel rifiutare qualsiasi passo verso una maggiore trasparenza. Toccherà verosimilmente al popolo decidere.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 settembre 2020 - 18:00

A livello internazionale, la Svizzera si distingue per la sua democrazia semi-diretta e il suo sistema di milizia, ma pure per la sua opacità nel finanziamento delle campagne politiche e dei partiti. È l'unico Paese membro del Consiglio d'Europa a non aver ancora elaborato una legge in materia ed è regolarmente criticata dal Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO). Soltanto alcuni Cantoni hanno adottato una legislazione in merito.

La situazione non sembra essere in procinto di cambiare: il governo e il parlamento sono riluttanti a fare il benché minimo passo in avanti. La Camera del popolo (Camera bassa) ha appena respinto un controprogetto indiretto all'iniziativa popolare 'Per più trasparenza nel finanziamento della politica', dopo averlo svuotato della sua sostanza. La Camera dei Cantoni deve ora riprendere il dossier, ma l'ultima parola spetterà verosimilmente al popolo.

"È un'opportunità mancata ed è peccato", reagisce Martin Hilti, direttore dell'ong Transparency International Svizzera. "Questo dimostra nuovamente ciò che abbiamo constatato negli ultimi anni: il Consiglio federale e il parlamento hanno grossi problemi con la trasparenza".

Nell'attesa di una nuova posizione del GRECO

Eppure, l'elaborazione di questo controprogetto e l'iniziativa sono state salutate dal GRECO, che incoraggia le autorità elvetiche a proseguire gli sforzi per portare a termine l'uno o l'altra. Nel suo ultimo rapporto nel settembre 2019, il gruppo cita questo progresso per chiudere la sua procedura di non conformità contro la Svizzera. Le autorità svizzere devono redigere un rapporto entro la fine dell'anno per informare il GRECO dell'evoluzione del dossier. Il gruppo presenterà in seguito la sua nuova posizione.

Tre domande all'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'OSCE

L'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) è un organo creato dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Segue in particolare gli sviluppi legati alla governance democratica nei 57 Paesi dell'OSCE, osserva le elezioni e pubblica rapporti e raccomandazioni. Rappresentanti dell'Ufficio sono venuti numerose volte in Svizzera per rendere conto delle elezioni federali. La sua portavoce, Katya Andrusz, ha risposto alle nostre domande sulla trasparenza.

L'ODIHR ha osservato le ultime elezioni federali (2007, 2011 e 2015) che si sono svolte in Svizzera. La situazione è migliorata in questi ultimi anni?

Numerose iniziative sono state intraprese a livello cantonale, ma anche a livello federale, per regolamentare il finanziamento della vita politica. Queste misure sono modeste ma importanti. Siamo consapevoli che tali cambiamenti non possono avvenire dall'oggi al domani.

La Svizzera ha risposto ad alcune delle nostre raccomandazioni, principalmente per quanto concerne la trasparenza delle nuove tecnologie del voto, l'iscrizione dei candidati e il termine di consegna delle schede agli elettori. Al contrario, altre domande non hanno avuto seguito, ad esempio la parità dei diritti politici per tutti i cittadini, la trasparenza del finanziamento delle campagne e i diritti legali degli osservatori elettorali.

Secondo l'ODIHR, che cosa dovrebbe migliorare la Svizzera a livello di finanziamento dei partiti politici e delle campagne?

È necessario elaborare un quadro giuridico e delle regole a livello federale per il finanziamento delle campagne elettorali, dei partiti politici e delle loro attività ordinarie. Abbiamo preso atto dell'iniziativa nazionale che chiede di regolamentare tale questione e saremmo disposti ad assistere le autorità in questo processo, se ne faranno richiesta.

Per quali ragioni la trasparenza del finanziamento dei partiti politici e delle campagne è importante?

È essenziale per stabilire e mantenere la fiducia della popolazione, impedire la corruzione e porre fine ai conflitti d'interesse. Ma c'è di più: la trasparenza è necessaria per aiutare gli elettori a fare una scelta con cognizione di causa, sapendo chi finanzia le attività dei politici e se queste sono motivate dai loro donatori o dai bisogni dei cittadini che rappresentano. La trasparenza è un criterio di riferimento per valutare la rappresentanza democratica.

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Durante il dibattito alla Camera bassa del parlamento, la sinistra ha tentato invano di rendere più invisivo il controprogetto, ma tutte le sue proposte sono state respinte. Ha così deciso di respingere l'intero testo in votazione finale. Una parte della destra era contraria al progetto, mentre l'altra voleva edulcorarlo per giungere a una legge poco vincolante. "Il parlamento dimostra tristemente l'incapacità di autoregolarsi", afferma la senatrice ecologista Lisa Mazzone, vicepresidente del comitato d'iniziativa. "È la prova che tale questione deve essere sottoposta al popolo e che l'iniziativa è il mezzo giusto per ottenere finalmente una legge sul finanziamento della vita politica".

Non far fuggire i donatori

Una parte della destra è dell'opinione che il controprogetto sia troppo oneroso dal punto di vista amministrativo. "Creeremo un mostro burocratico, incontrollabile, che alla fine sarà estremamente costoso e che agli attori della democrazia diretta non fornirà alcun valore aggiunto in termini di trasparenza", afferma Michaël Buffat, deputato dell'Unione democratica di centro (destra conservatrice).

Un altro argomento avanzato dai rappresentanti della destra è il rispetto della sfera privata dei donatori. "Uno ha il diritto di fare una donazione senza che tutti sappiano che ha dei soldi e qual è il suo orientamento politico", aggiunge Buffat. Il timore è che i donatori esiteranno ad aprire il portamonete se la loro partecipazione sarà di pubblico dominio.

Una preoccupazione che Martin Hilti di Transparency International Svizzera non condivide. "Non c'è il minimo indizio che le donazioni sono diminuite nei Cantoni che hanno delle regole sulla trasparenza e questo lo si vede anche all'estero. Prendiamo il Regno Unito, che è paragonabile al sistema svizzero siccome il finanziamento della vita politica proviene essenzialmente dall'economia privata (4/5): dopo l'introduzione della nuova legislazione nel 2000, la percentuale del finanziamento privato non è mutata".

La particolarità del sistema di milizia

Un'altra giustificazione dei partiti di destra è il fatto che la Svizzera si distingue per il suo sistema di milizia, con dei politici non professionisti e nessun finanziamento statale. Non vedono dunque alcuna necessità di legiferare in quest'ambito. "Abbiamo quest'immagine della politica dove tutti si conoscono e tutti sono gentili. Tuttavia, sappiamo che come dappertutto, le decisioni prese a livello statale hanno una grande importanza e che le campagne tendono ad attirare moltissimo denaro", dice Lisa Mazzone.

In parlamento, le proposte si sono moltiplicate in questi ultimi anni per tentare d'introdurre delle regole di trasparenza. Tutte sono state respinte. "Faccio davvero fatica a capire questo comportamento e queste decisioni poiché la trasparenza fa parte di una democrazia moderna", afferma Martin Hilti.

Per Lisa Mazzone, il parlamento non è pronto a rivelare tutti gli interessi finanziari che si celano dietro alle campagne. "Ci limitiamo a dire che la nostra democrazia è la più bella del mondo ed eludiamo uno dei suoi aspetti essenziali, ovvero chi la finanzia. Per me è estremamente problematico poiché questo incrina la fiducia degli elettori e toglie un'informazione che contribuirebbe alla formazione dell'opinione. E alla fine, ha un effetto devastante per la politica stessa".

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