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Elezioni ginevrine Ginevra l’internazionale porta gli antifrontalieri in governo



Mauro Poggia portato in trionfo dai suoi; un idillio che durerà per tutta la legislatura?

Mauro Poggia portato in trionfo dai suoi; un idillio che durerà per tutta la legislatura?

(Keystone)

I ginevrini hanno eletto domenica in governo Mauro Poggia, esponente del Mouvement Citoyens Genevois. Per la stampa svizzera, il risultato registrato da questo movimento, che ha fatto campagna soprattutto contro i frontalieri, rappresenta un segnale importante per tutto il paese, soprattutto in vista delle votazioni in materia di immigrazione.

Dopo un decennio di crescita ininterrotta e a otto anni dalla sua entrata nel parlamento cantonale, il Mouvement Citoyens Genevois (MCG) è riuscito domenica a portare un suo esponente in governo. Mauro Poggia, 54 anni, è riuscito a confermare il buon risultato ottenuto al primo turno, terminando in settima posizione (l’esecutivo cantonale è composto di sette membri).

L’entrata in governo di questo movimento, che si è contraddistinto soprattutto per le sue posizioni contro i frontalieri, rappresenta un «segnale per la Svizzera», titola il suo commento lunedì Le Temps.

Risultati dell’elezione del governo ginevrino

Eletti

1.  Pierre Maudet (Partito liberale radicale, PLR) 59'057 voti

2.  François Longchamp (PLR) 55'126

3. Serge Dal Busco (Partito popolare democratico, PPD) 49’941

4. Luc Barthassat (PPD) 46’301

5. Antonio Hodgers (Verdi) 44’132

6. Anne Emery-Torracinta (Partito socialista, PS)) 43’505

7. Mauro Poggia (Mouvement Citoyens Genevois, MCG) 41’170

Non eletti

8. Thierry Apothéloz (PS) 39’914

9. Isabel Rochat (PLR) 37’024

10. Céline Amaudruz (Unione democratica di centro) 35’010

11. Eric Stauffer (MCG) 32’008

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Un campanello d’allarme

Per il quotidiano ginevrino, l’elezione di domenica deve «suonare come un campanello d’allarme», poiché «consacra i progressi di un nazionalismo specificamente ginevrino, nel momento in cui si profilano all’orizzonte votazioni federali sensibili, come quelle sull’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia, contro l’immigrazione di massa e per limitare la crescita demografica».

Tutto ciò, ricorda Le Temps, in un cantone che fa parte del secondo polo economico del paese – l’arco lemanico – e che è tra i più dipendenti dell’apertura delle frontiere. «Un’apertura che, almeno finora, aveva sempre prevalso al momento del voto».

Questo segnale d’allarme è preso sul serio anche dal Corriere del Ticino, che traccia un parallelo tra MCG e Lega dei Ticinesi. «Per anni, in modo noiosamente ripetitivo, a Berna e a Zurigo ci siamo sentiti ripetere che quanto era accaduto in Ticino era un Sonderfall [ndr: un caso eccezionale]. Che tutto andava per il meglio nel nostro paese e che i malumori del cantone di frontiera a sud delle Alpi erano pretestuosi».

Il governo ticinese – non solo la Lega – ha cercato «per anni di spiegare agli apparatchik dell’amministrazione federale e anche al Consiglio federale che l’apertura a un libero mercato europeo foriera di grandi benefici per la grande industria svizzera d’esportazione comporta anche degli effetti perversi che occorreva prendere sul serio».

Un appello che, secondo il giornale ticinese, non è stato recepito. O almeno non era stato recepito fino al mese scorso, quando il terremoto provocato dall’MCG, diventato la seconda forza politica in Gran Consiglio ginevrino, ha dato «una sveglia a molti politici romandi e anche a Berna».

«Il segnale che il voto dei ginevrini lancia alla classe politica elvetica è molto semplice: i cantoni di frontiera (in particolar modo il Ticino e Ginevra) stanno pagando un prezzo causato dall'apertura delle frontiere molto più elevato di quello che non pagano i cantoni ricchi, sedi delle grandi aziende di esportazione. Questo scompenso è contrario alla solidarietà confederale».

Anche la Neue Zürcher Zeitung fa un paragone tra Ticino e Ginevra. Sennonché, il fatto che sia una città così internazionale ad eleggere un rappresentante di un partito populista di destra, «ha naturalmente una valenza più ampia».

«L’elezione non rappresenta tuttavia ancora un segnale di chiusura nei confronti del mondo esteriore», sottolinea il giornale zurighese. I ginevrini hanno infatti preferito Mauro Poggia – che durante la campagna si era distanziato dalle truculenti prese di posizione nei confronti dei frontalieri di alcuni suoi colleghi di partito – al fondatore dell’MCG Eric Stauffer, relegato domenica in ultima posizione.

In gioco la governabilità del cantone

Le posizioni «soft» di Poggia potrebbero portare a una spaccatura all’interno dell’MCG, poiché alcuni esponenti del movimento, che preferirebbero continuare una politica di opposizione, lo considerano una sorta di «mezzo consigliere di Stato».

Poggia «saprà e vorrà integrarsi a un collegio governativo i cui membri sono stati costantemente discreditati da lui stesso e dal suo partito», si chiede dal canto suo la Tribune de Genève.

Se si dimostrerà collegiale, dimenticando «gli obiettivi più insensati del suo partito», il neoeletto si scontrerà molto probabilmente con l’ala più oltranzista del movimento. E visto il peso del MCG in parlamento, la legislatura rischia di essere alquanto conflittuale.

Se invece Poggia dovesse irrigidirsi sulle posizioni del MCG, in particolare per quanto concerne la preferenza cantonale in materia di assunzioni, il governo si ritroverà con una «palla al piede». Potrà lavorare, ma si ritroverà costantemente confrontato con il tiro di sbarramento dell’MCG, che potrà continuare a sparare a zero su «un governo incapace».

Biografia di Mauro Poggia

Di origine italiana, Mauro Poggia nasce a Moutier (canton Berna) il 29 aprile 1959.

Nel 1965 si trasferisce con la famiglia a Meyrin, nel canton Ginevra, dove suo padre lavora per il CERN.

Nel 1978 assume la cittadinanza svizzera, perdendo così quella italiana (all’epoca non era possibile mantenere la doppia nazionalità).

Nel 1981 si laurea in giurisprudenza e due anni dopo consegue la licenza d’avvocato. In qualità di avvocato, si fa un nome difendendo gli assicurati delle casse malattia, diventando anche presidente (dal 1995 al 2003) dell’Associazione svizzera degli assicurati.

A livello politico, è in un primo tempo membro del Partito popolare democratico, prima di aderire, nel 2009, al Mouvement Citoyens Genevois.

Nel 2008, dopo aver riacquistato la cittadinanza italiana, si presenta alle elezioni italiani, candidandosi senza successo per il senato nella circoscrizione Europa nella lista dell’Unione dei democratici cristiani e di centro di Pierferdinando Casini.

Nell’ottobre 2009 è eletto deputato in Gran Consiglio (parlamento) ginevrino e due anni dopo, in occasione delle elezioni federali, diventa il primo consigliere nazionale dell’MCG a Berna.

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swissinfo.ch


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