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Elezioni legislative anticipate Senza illusioni, i greci danno una seconda chance a Tsipras

Il movimento di sinistra Syriza ha conseguito una vittoria sorprendentemente chiara domenica alle elezioni anticipate in Grecia. Secondo la stampa elvetica, l’elettorato ellenico ha dato una seconda possibilità ad Alexis Tsipras perché è finito il tempo delle illusioni. Il paese ha capito che la soluzione dei suoi problemi può venire dal paese stesso e che ciò deve avvenire all’interno dell’Eurozona.



Alexis Tsipras ha vinto la scommessa: Syriza ha ottenuto una maggioranza superiore alle previsioni nelle elezioni legislative anticipate in Grecia.

Alexis Tsipras ha vinto la scommessa: Syriza ha ottenuto una maggioranza superiore alle previsioni nelle elezioni legislative anticipate in Grecia.

(AFP)

Nove mesi dopo il primo insediamento al governo, Syriza, la formazione di sinistra guidata da Alexis Tsipras, ha vinto le elezioni legislative anticipate domenica in Grecia, conquistando il 35,5% dei voti e 145 seggi. Le dimensioni della vittoria costituiscono una vera sorpresa. I pronostici della vigilia davano infatti un testa a testa di Syriza con i conservatori di Nuova Democrazia. Questi ultimi si sono confermati il secondo partito, ma hanno ottenuto solo il 28%.

La maggioranza relativa non consentirà a Syriza di governare da sola. Perciò riproporrà la stessa alleanza nata a gennaio con i nazionalisti 'Greci Indipendenti' (Anel), che avrebbero il 3,7% e 10 seggi. Lo hanno confermato prima Panos Kammenos, leader di Anel, e poi lo stesso Tsipras. Quest’ultimo giurerà stasera, mentre il governo dovrebbe farlo domani.

Un nuovo inizio

“La Grecia ha capito”, titolano il loro commento comune i quotidiani Tages-Anzeiger e Der Bund. Secondo l’analista del giornale zurighese e di quello bernese, “dopo queste elezioni, la Grecia è un altro paese. Non c’è più alcuna speranza di una rapida e comoda soluzione alla crisi del debito. (…) Tsipras ha necessitato sette mesi per disilludere il suo paese. È una fine amara? No, è l’inizio”.

Un nuovo inizio in cui occorre “non solo ricostruire il paese, ma anche ristabilire la fiducia nella politica”. E “dove condurrà la politica nei prossimi anni, dipenderà dall’accordo con i creditori. È questo il vero programma di governo. Nessuno dovrebbe sentirsi il vincitore delle elezioni. Nemmeno Alexis Tsipras”, conclude il commentatore del Tages-Anzeiger e del Bund.

Un elettorato pragmatico

Per l’editorialista del Giornale del popolo, la vittoria di Tsipras è dovuta “a un elettorato stanco e rassegnato”. Un elettorato ellenico che “vota sempre meno per motivi ideali e affiliazione ideologica, e sempre più in modo pragmatico”.

E in tale contesto, la maggioranza dei greci non vede l’accordo coi creditori sottoscritto da Tsipras in agosto “come una scelta irreversibile, bensì come un modo per guadagnare tempo (13 miliardi di euro sono già stati versati) in vista di un nuovo braccio di ferro negoziale in ottobre”.

L’editorialista del quotidiano di Lugano prevede che perciò adesso “chi governa dovrà applicare o fingere di applicare i punti del piano accettato in agosto, nell’attesa di ricominciare a negoziare coi creditori europei, nella speranza di avere partita vinta per sfinimento. E questa è una linea di condotta su cui in Grecia convergono in tanti”.

Con il voto di ieri, la maggioranza relativa dei greci ha optato per la cosiddetta “sinistra utile”, analizza il commentatore della RegioneTicino che sintetizza: “il timone viene rimesso nelle mani di uno Tsipras che offre quantomeno qualche speranza di non perdere di vista la parte più debole dei cittadini (quasi la metà dei greci vive grazie alla pensione di uno dei suoi membri) nella difficilissima navigazione della super-austerity imposta dall’ultimatum dei creditori”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Tribune de Genève: “Certo, non c’è più l’entusiasmo della sua prima vittoria. Ma gli elettori pensano ancora che votare Tsipras sia garanzia del minore dei mali”, sottolinea. Le fronde di Syriza che hanno creato il loro partito non hanno saputo convincere i numerosi greci sconcertati dalla decisione di Alexis Tsipras di accettare il piano di austerità imposto dall’Unione europea, rileva il quotidiano di Ginevra.

Mancanza di fiducia nei conservatori

La Neue Zürcher Zeitung (NZZ) parla invece di un “trionfo” di Syriza, anche se “ciò che deve far riflettere è il disastroso risultato dei conservatori, che non hanno saputo trarre alcun profitto dal radicale cambiamento di rotta di Tsipras e dall’acuta crisi del mese di luglio. Verosimilmente gli elettori hanno più fiducia in Tsipras che nel pacifico capofila di Nuova Democrazia, Evangelos Meimarakis. La sua promessa di ritorno alla ‘stabilità’ suonava per molti più come una rinascita del sistema dei partiti corrotti, che ha condotto il paese nella crisi”.

Ma benché Tsipras rimanga “la figura dominante della politica interna”, il nuovo governo “avrà poco margine di manovra, dal momento che dovrà implementare le misure di austerità e di riforma sotto la supervisione internazionale. Rimane il rischio di instabilità politica e di evitare misure impopolari per una opportunismo”.

Il commentatore della NZZ avverte quindi che certamente “Tsipras ha dimostrato chiaramente di essere un artista della sopravvivenza politica ideologicamente molto mutevole. Ma la sua squadra deve ancora dimostrare di avere la volontà e soprattutto la competenza di riformare il paese".

Cosa dovranno fare il primo ministro e il suo governo? Secondo la Basler-Zeitung, dovranno “rendere almeno socialmente sostenibile il programma di risparmi e di riforme che ha negoziato con i creditori della Grecia. E combattere la corruzione e l’evasione fiscale, cosa mai fatta dai conservatori”.

Il commentatore del foglio basilese evidenzia tuttavia che “il problema è che Alexis Tsipras ha definito l’accordo sul debito come il risultato di un ricatto dei creditori nell’Eurozona” e che il suo movimento politico si è diviso.

E per la Neue Luzerner Zeitung, “proprio perché Syriza è ancora in fase di transizione, Tsipras ora farebbe bene a formare una coalizione su una base più ampia possibile. C’è bisogno di muoversi velocemente. Il nuovo governo non ha tempo da perdere. Nelle prossime settimane la Grecia deve varare nuove leggi di riforme. Da ciò dipenderà il versamento delle rate di crediti del nuovo pacchetto di salvataggio nei tempi previsti. Senza questi, la Grecia già in dicembre potrebbe ritrovarsi nell’insolvenza. Il rischio di un Grexit non è per nulla bandito”.

Non rinunciare all'idea di un'Europa sociale

Il capofila di Syriza non avrà le mani libere di governare come sperava quando ha convocato le elezioni un mese fa: al contrario, il suo margine di manovra ora sarà ancora più ristretto, constata la Liberté.

“Mantenendo il suo posto di capitano di una nave da lungo alla deriva, prima di essere rimorchiato dai creditori internazionali – Unione europea in testa –, non avrà altra scelta se non quella di applicare alla lettera il terzo memorandum che ha firmato e che gli è valso il soprannome di ‘traditore della patria’. Capo del cantiere delle riforme dell’economia greca, dovrà fare tagli nelle pensioni, aumentare delle imposte, accelerare il processo di privatizzazione… Senza parlare della preparazione del primo esame degli ispettori della troika (UE, FMI, BCE) in ottobre, della ricapitalizzazione delle banche a fine anno, con il corollario della rinegoziazione del debito”, avverte il giornale friburghese.

“La ‘tragedia greca’ non si chiude affatto con il voto di ieri: c’è da scommettere su nuove turbolenze per la ristrutturazione del debito, privatizzazione, vendita di parti significative del patrimonio nazionale; la tenuta sociale è tutt’altro che garantita visti l’enormità dello sforzo e il rischio di un accresciuto impoverimento; così come non è affatto certa l’uscita dalle secche di un’infinita recessione”, rileva il commentatore della RegioneTicino.

L’analista del quotidiano di Bellinzona volge quindi lo sguardo verso l’Europa e conclude con l’auspicio che “il prezzo (ideologico ma anche personale) pagato da Tsipras e accettato dalla maggioranza relativa dei votanti venga riconosciuto e ricambiato da chi (fra Francoforte e Bruxelles, Washington e Berlino) è in grado di rendere meno amara e più realistica la cura somministrata ai greci. Così come la sinistra radicale, da Podemos in Spagna a Corbyn in Gran Bretagna, non potrà che prender atto di un risultato che impone pragmatismo senza rinunciare al traguardo di un’Europa sociale. Che possa sbarrare la strada a quella del populismo e dei muri”.

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