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Fiscalità del risparmio Diffidenza e divisioni nella lotta all'evasione fiscale

Un inasprimento delle norme contro l'evasione fiscale in Europa potrebbe favorire le Bahamas e altri centri finanziari più tolleranti dal profilo fiscale

(AFP)

La Svizzera è pronta ad intavolare negoziati con l’UE per giungere ad una soluzione dell’annosa vertenza fiscale. Il governo svizzero non intende però aderire allo scambio automatico d’informazioni, almeno fino a quando non verrà esteso a tutte le giurisdizioni fiscali.

Il governo svizzero dovrebbe avviare prossimamente negoziati formali con l’UE per sostituire l’attuale accordo sulla fiscalità dei risparmi, in vigore dal 2005, con un sistema più efficiente di lotta contro la frode fiscale, basato sullo scambio automatico d’informazioni tra le rispettive autorità fiscali.

Bruxelles sta premendo da anni affinché anche la Svizzera aderisca alla nuova direttiva adottata nel  dai paesi membri dell’UE, che mira a colmare dal 2015 le numerose lacune rimaste nell’imposizione dei redditi del risparmio.

Si preannuncia grande battaglia, anche perché i negoziati si svolgono in un clima di diffidenza, in cui diversi paesi europei si sospettano l’un l’altro di tentare di sfuggire alle nuove regolamentazioni. L’evasione fiscale è stata favorita negli ultimi decenni da un labirinto di trust, aziende offshore e prodotti assicurativi, sorti approfittando delle scappatoie fiscali che sussistono nelle legislazioni nazionali.

Mentre l’attuale accordo fiscale copre solo poche forme di risparmio, la nuova direttiva dell’UE si estende a diverse altre fonti di reddito, tra cui anche le rendite pensionistiche, i dividendi delle azioni e gli introiti provenienti dalla vendita di immobili.

Regolamentazioni facili da raggirare

Attualmente bastano delle norme legali particolari per raggirare le regolamentazioni fiscali, osserva Alexandre van Heeren, presidente dell'Associazione svizzera delle società fiduciarie (SATC).

"Alcune giurisdizioni hanno sostenuto lo scambio automatico d’informazioni a livello europeo, ma nel contempo hanno insistito sul fatto che solo i loro tribunali possono decidere quali dati vengono consegnati alle autorità fiscale degli altri Stati”, aggiunge lo specialista. “Questo permette a delle persone di opporsi dal profilo legale allo scambio d’informazioni, ritardando di anni la consegna effettiva dei loro dati”.

La SATC, così come il governo svizzero, sostiene la necessità di concordare degli standard internazionali per evitare che dei centri di gestione patrimoniale, come Panama o le Bahamas, possano trarre vantaggio dall’inasprimento delle regolamentazioni decise dai paesi europei.

"Se ogni giurisdizione può definire i propri standard di scambio d’informazioni, allora ve ne saranno alcune che sceglieranno norme molto restrittive e faranno poche concessioni, mentre altre saranno disposte a scambiare qualsiasi informazione fiscale”, avverte van Heeren.

Il governo svizzero ha affermato di essere disposto ad avviare trattative sullo scambio automatico d’informazioni, a condizione però che diventi uno standard internazionale, applicato a tutte le giurisdizioni. Questa posizione, condivisa anche da Austria e Lussemburgo, viene considerata da alcuni osservatori come una tattica per guadagnare altro tempo e salvaguardare il segreto bancario.

Fiscalità del risparmio

Sulla base di una direttiva introdotta nel luglio 2005, ogni membro dell’UE può prelevare delle tasse sui redditi da capitale dei propri cittadini che vivono in altri Stati dell’UE.

A tale scopo, quasi tutti i membri dell’UE hanno concordato lo scambio automatico d’informazioni tra le autorità fiscali.

Solo Austria e Lussemburgo hanno respinto questo modello per preservare il loro segreto bancario. Entrambi i paesi prelevano però delle tasse alla fonte su questi redditi, che vengono riversate agli altri Stati senza fornire i nominativi dei detentori degli averi bancari.

Anche la Svizzera ha aderito dal 2005 alla direttiva dell’UE, adottando il modello seguito da Austria e Lussemburgo. Dal 2011, la Confederazione preleva una tassa del 35% sugli averi da capitale dei cittadini dell’UE, di cui i tre quarti vengono riversati ai rispettivi Stati.

La direttiva dell’UE ha però lasciato aperte molte lacune. I paesi membri hanno quindi concordato di rafforzare la regolamentazione esistente e di estendere lo scambio automatico d’informazioni anche a redditi professionali, gettoni di presenza, prodotti di assicurazione vita, pensioni, proprietà e rendite immobiliari.

Bruxelles sta inoltre esercitando grandi pressioni per spingere anche Austria, Lussemburgo e Svizzera ad adottare lo scambio automatico d’informazioni fiscali.

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Cortina di fumo

"Questi paesi stanno sollevando una cortina di fumo”, ritiene Mark Morris, consulente fiscale che lavora tra l’altro per la Commissione europea (CE)."La nuova direttiva fiscale dell’UE attacca direttamente società offshore, trust e le fondazione utilizzate per evadere il fisco".

"Trovo strano che a lamentarsi dell’esistenza di simili strutture siano proprio quei paesi che frenano le regolamentazioni destinate a combatterle”, aggiunge Morris.

Anche a suo avviso, la Svizzera sta semplicemente cercando di guadagnare tempo e sta negoziando accordi fiscali speciali con altri paesi, destinati in primo luogo ad eludere lo scambio automatico d’informazioni.

Attualmente si denotano in Europa tre approcci diversi per quanto riguarda la tempistica e le modalità di una modifica delle regolamenti esistenti, che dovrebbe migliorare la lotta contro l’evasione fiscale.

La CE intende innanzitutto modificare la direttiva sulla fiscalità dei risparmi per colmare le lacune attuali. Gran Bretagna, Germania , Francia, Italia e Spagna si spingono oltre, chiedendo una rapida introduzione dello scambio automatico d’informazioni fiscali .

Da parte loro, Austria e Lussemburgo si sono costantemente opposti contro la nuova direttiva sui risparmi, ma da quest’anno stanno cedendo un po’ di terreno sotto il peso delle pressioni internazionali. L'Austria si rifiuta però di sottoscrivere le nuove riforme, fino a quando anche la Svizzera non accetterà di adottare a sua volta lo scambio automatico d’informazioni. In tal modo, il governo austriaco sta mettendo molta pressione sulle spalle della Confederazione.

Resistenze interne

Il governo svizzero deve ancora sottomettere la sua proposta di mandato negoziale con l’UE all’approvazione del parlamento e dei cantoni. In cambio di eventuali concessioni, la Svizzera intende tra l’altro rivendicare un migliore accesso per le banche elvetiche ai mercati finanziari dell’UE.

I negoziati si prospettano comunque piuttosto ardui per il governo svizzero, tenendo anche conto delle resistenze interne. Negli ultimi anni le autorità elvetiche hanno già dovuto allentare a più riprese il segreto bancario, fino a poco tempo fa considerato ancora intoccabile.

In giugno, in un rapporto commissionato dal governo, un gruppo di esperti si è espresso in favore dello scambio automatico d’informazioni, quale ultima soluzione per permettere alla Svizzera di sfuggire definitivamente alle pressioni e alle critiche internazionali. Un’opzione sostenuta ormai anche da diversi esponenti del mondo bancario, tra cui il presidente dell’Associazione svizzera dei banchiere Nicolas Pictet. 

La ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf insiste però sul fatto che la Svizzera potrà aderire allo scambio automatico d’informazioni solo se verrà esteso a tutti i centri finanziari mondiali.

"Ciò significa che ci deve essere piena trasparenza anche sui trust", ha dichiarato ai giornalisti durante una riunione del Fondo Monetario Internazionale dello scorso aprile. "Se non si conosce il beneficiario effettivo in tutti i costrutti , lo scambio automatico d’informazioni non è di grande utilità".

swissinfo.ch


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