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Stato dell'Unione L'Europa verso una ripartizione obbligatoria dei rifugiati. E la Svizzera?

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È stato un richiamo alla solidarietà e all'unità quello lanciato dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nel suo primo discorso sullo stato dell'Unione. "L'UE non versa in buone condizioni: manca di coesione e manca d’Europa", ha affermato il lussemburghese, lanciando un appello agli Stati membri affinché accettino la ricollocazione di 160'000 rifugiati. Una proposta che potrebbe toccare anche la Svizzera.

"La ripartizione dei rifugiati dovrà essere obbligatoria, lo scaricabarile non aiuta", ha sottolineato Jean-Claude Juncker. La proposta sarà discussa durante il vertice del 14 settembre, ma il raggiungimento di un’intesa è tutt’altro che scontato. Gli Stati dell’Est si sono detti contrari all’imposizione di quote, che saranno verosimilmente calcolate sulla base della popolazione, del PIL e della disoccupazione.

Il nuovo programma di ricollocazione potrebbe coinvolgere anche la Svizzera. Se sarà modificato l’accordo di Dublino, che regola la responsabilità degli Stati nei confronti dei migranti, anche la Confederazione sarà costretta ad adeguarsi, secondo diversi esperti. 

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Mentre l’Europa discute di un sistema di ripartizione, la Camera bassa del Parlamento svizzero ha approvato mercoledì la riforma della legge sull’asilo, voluta dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga. Gli sbarramenti proposti dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) sono state bocciate dalla maggioranza dei deputati.

La riforma prevede un’accelerazione delle procedure. Entro una media di 100-140 giorni, un richiedente l'asilo dovrebbe sapere se la sua domanda è stata accettata o meno e avrà diritto a una consulenza giuridica gratuita.

Anche le proposte del fronte rosso-verde sono state respinte dalla maggioranza dei deputati. Tra queste figurava la reintroduzione della possibilità di depositare una domanda d’asilo nelle ambasciate, soppressa nel 2013. Il Consiglio nazionale ha inoltre deciso di inasprire le pratiche di rimpatrio dei richiedenti l’asilo colpiti da una decisione negativa o di non entrata in materia. 

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