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Lotta all’evasione fiscale Anche i trust celano molti segreti

Il modello anglosassone dei trust risale al 13° secolo: diversi cavalieri inglesi in partenza per le crociate avevano affidato i loro beni nelle mani di terzi, con l’incarico di gestirli a beneficio dei loro famigliari, nel caso in cui non dovessero tornare a casa.

Dopo aver già allentato il suo segreto bancario, la Svizzera non intende fare altre concessioni fino a quando la lotta internazionale contro l’evasione fiscale non prenderà di mira anche i trust. Finora queste istituzioni anglosassoni sono state risparmiate dai governi.

Negli ultimi anni, la Svizzera è stata accusata a più riprese di far uso di tatticismi per salvaguardare il suo segreto bancario e rinviare il più possibile l’introduzione dello scambio automatico d’informazioni con le autorità fiscali degli altri Stati. Anche i più ardenti sostenitori di una riforma fiscale ammettono tuttavia che il modello dei trust è stato finora alquanto risparmiato dall’offensiva lanciata a livello internazionale per combattere l’evasione fiscale.

"Finora vi è stata una disparità tra la lotta al segreto bancario e quella contro gli strumenti fiscali impiegati dai paesi anglosassoni", dichiara Markus Meinzer, consulente di Tax Justice Network, un’organizzazione basata in Gran Bretagna che si batte per una maggiore giustizia fiscale.

Da parte svizzera si teme che, in caso di adesione allo scambio automatico d’informazioni fiscali con gli altri paesi, molti patrimoni lasceranno le banche elvetiche per trovare rifugio nei numerosi costrutti offshore offerti da alcuni paradisi fiscali.

La segretezza è da tempo un valore apprezzato da molti ricchi clienti, che cercano di proteggere i loro averi dalle brame non solo di esattori delle tasse, ma anche di governi instabili, rivali professionali, ex coniugi e famigliari litigiosi.

Solo in superficie

L'opacità di trust, società fittizie e altri costrutti di evasione fiscale non è sfuggita agli occhi dei governi, molti dei quali hanno chiesto o adottato delle modifiche legali per tentare di far luce negli angoli più oscuri delle attività di gestione patrimoniale.

In questa direzione si iscrivono anche la nuova direttiva adottata dall’Unione europea sulla fiscalità del risparmio dei cittadini residenti all’estero e la normativa FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act), in base alla quale gli Stati uniti esigono dagli altri paesi tutte le informazioni fiscali relative ai cittadini americani espatriati. Perfino in Gran Bretagna, dove sono nati i trust, le autorità chiedono maggiore trasparenza dalle sue numerose giurisdizioni d’oltremare, specializzate nell’“ottimizzazione” fiscale.

Secondo John Christensen, direttore di Tax Justice Network, queste normative rappresentano un passo avanti, ma si limitano finora ad affrontare i problemi solo in superficie.

"Le regolamentazioni sono frammentarie e lasciano aperte molte scappatoie", sottolinea Christensen. "Bisognerà ancora vedere in che misura FATCA risolverà i problemi, dal momento che è ancora in fase d’introduzione e si applicherà in modo diverso per le singole giurisdizioni".

"Da come stanno andando attualmente le cose, se fossi un consulente finanziario, consiglierei ai miei clienti di far uso di un trust offshore per sfuggire alle autorità fiscali”.

Trust anglosassoni

Il modello anglosassone dei trust risale al 13° secolo: alcuni cavalieri inglesi in partenza per le crociate avevano affidato i loro beni nelle mani di terzi, con l’incarico di gestirli a beneficio dei loro famigliari, nel caso in cui non dovessero tornare a casa.

Nel corso dei secoli successivi, nella legislazione inglese si è sviluppato un insieme di regolamentazioni dei trust, sempre più impiegati come strumento di gestione patrimoniale e di risoluzione di controversie finanziarie e giuridiche.

I trust sono stati sempre più utilizzati dall'aristocrazia per mantenere il controllo di proprietà e beni detenuti in vari paesi e per gestire la ripartizione di eredità all’interno delle famiglie.

Nel 20° secolo, i trust hanno cominciato ad essere sempre più usati anche per sfuggire al rapido aumento delle imposte di successione, separando legalmente i beni dai loro detentori.

Il fondo fiduciario non ha una personalità giuridica distinta, esiste solo un  contratto tra la persona che ha costituito il patrimonio e il fiduciario riconosciuto dal sistema legale anglosassone.

Strutture con uno scopo simile, in particolare le fondazioni, esistono anche nel diritto germanico, in base al quale sussistono però delle persone giuridiche.

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Registri pubblici

Secondo Markus Meinzer, per costringere i trust ad applicare le nuove regole di trasparenza, sarebbero necessari dei registri pubblici, in cui figurano i nomi dei beneficiari. "Senza tali registri, si possono stabilire numerose norme sulla carta, ma qualsiasi sorveglianza rimane impossibile”.

Sia Christensen che Meinzer sottolineano che le nuove norme europee sulla tassazione dei risparmi, concordate nel 2008, dovrebbero servire a migliorare la trasparenza sulle strutture opache offshore e ridurre le disparità di trattamento tra le banche private e i trust.

A loro avviso, invece di ricorrere al tema dei trust per guadagnare tempo, la Svizzera dovrebbe aderire allo scambio automatico d’informazioni fiscali, imprimendo uno slancio ai tentativi in corso di ripulire il settore finanziario.

Attualmente, il governo svizzero non sembra però intenzionato a fare la prima mossa e continua ad insistere sulla necessità di adottare dapprima degli standard internazionali sullo scambio d’informazioni fiscali, che coprano tutte le giurisdizioni e tutti gli strumenti finanziari.

La ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha ripetutamente chiesto una più dura regolamentazione per trust, società fittizie e altre simili strutture finanziarie, volte a nascondere i patrimoni dagli occhi delle autorità fiscali.

In occasione della riunione dei ministri delle finanze del G20 e dei governatori delle banche centrali, tenuta in aprile a Washington, Eveline Widmer-Schlumpf ha ribadito le critiche svizzere nei confronti dei centri finanziari offshore che si basano sul diritto anglosassone. “L'identificazione dei beneficiari dei trust deve essere migliorata in molti paesi", ha affermato.

Mele marce

Le rivelazioni pubblicate all’inizio di quest’anno dalla stampa internazionale, sulla base dei documenti Offshore Leaks, hanno permesso in parte di far luce non solo sulle attività dei trust, ma anche su quelle di banche, gestori patrimoniali e avvocati. Vari evasori fiscali avrebbero fatto ricorso anche ai servizi di consulenti fiscali svizzeri per nascondere dei fondi in strutture opache oltreoceano.

Alexandre von Heeren , presidente dell'Associazione svizzera delle società fiduciarie, deplora le carenze legislative che hanno permesso ad alcune “mele marce” di operare in modo non etico in Svizzera.

"È un peccato che i trust vengano considerati delle strutture impiegate per eludere il fisco”, dichiara von Heeren."Trust e segretezza non hanno nulla a che vedere l’uno l’altro".

Invece di criticare i trust, l’esperto preferirebbe che anche la Svizzera adottasse queste forme giuridiche. Un’idea sostenuta condivisa anche da alcuni parlamentari, che hanno presentato recentemente delle mozioni, in cui chiedono l’introduzione di nuove leggi per permettere ai trust di operare anche in Svizzera.

Il governo si è espresso contro queste mozioni, sostenendo che potrebbe attrarre ulteriormente diffidenza e sospetti nei confronti del settore finanziario svizzero.

"Il governo non affronterà la questione in quanto considera i trust una patata bollente", afferma von Heeren. "Spera soltanto che i trust spariranno, ma ciò non succederà".


Adattamento di Armando Mombelli, swissinfo.ch


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