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Negoziati a Cuba Dopo mezzo secolo di conflitto, la Colombia sogna la pace



I rappresentanti delle Farc durante una conferenza stampa all'Havana, il 6 novembre 2012.

I rappresentanti delle Farc durante una conferenza stampa all'Havana, il 6 novembre 2012.

(Keystone)

I negoziati per la pace in Colombia sono iniziati lunedì all'Havana con l'annuncio di un cessate il fuoco unilaterale da parte delle Farc. Benché assente dal tavolo delle trattative, la Svizzera conferma la sua volontà di sostenere il dialogo tra il governo Santos e la guerriglia. L'ex mediatore Jean-Pierre Gontard si dice ottimista.

Segnati da mezzo secolo di conflitto, il più lungo della storia nell'America latina, i colombiani attendono con un misto di speranza e disincanto le trattative di pace che si aprono questa settimana all'Havana.

Un primo segnale di speranza è giunto poche ore dopo l'inizio dell'incontro. Dalla capitale cubana, il  numero due delle Farc – alias "Ivan Márquez" - ha confermato lunedì un cessate il fuoco temporaneo, fino al 20 gennaio del 2013. È la prima volta in oltre un decennio che l'ex guerriglia marxista annuncia una tregua con il governo colombiano.

Le trattative in corso a Cuba fanno seguito a una prima riunione svoltasi un mese fa in Norvegia, l'altro paese garante del processo. Oslo vanta una lunga esperienza nel campo della negoziazione di pace: è stata attiva in Medio Oriente, Sri Lanka o in altri paesi dell'America latina.

"Savoir-faire" svizzero

Se la Svizzera non è stata ufficialmente coinvolta, intende mettere le sue conoscenze a disposizione dei diversi attori in gioco. «Disponiamo di una buona rete di contatti in Colombia e di un savoir-faire in molti campi. Ciò può rivelarsi utile al processo di pace», afferma Pietro Piffaretti, coordinatore generale per l'America latina al Dipartimento degli affari esteri (DFAE).

Nell'ambito dei contatti bilaterali tra i due paesi, Berna ha manifestato la sua disponibilità a partecipare al processo di pace, ha sottolineato il rappresentante della diplomazia svizzera. Un ruolo che la Svizzera aveva già svolto diversi anni fa, grazie tra l'altro all'intervento dell'ex emissario elvetico Jean-Pierre Gontard.

Di fatto, da oltre un decennio la Svizzera partecipa attivamente alla promozione della pace e dei diritti umani nel paese andino. Oltre al suo impegno nel campo della giustizia transizionale, dell'elaborazione del passato e del rispetto del diritto internazionale, il DFAE sostiene il programma SUIPPCOL, che riunisce 11 ONG attive per la pace in Colombia. 

Organizzazioni non governative che fanno della partecipazione della società civile la chiave per la risoluzione del conflitto.

La voce della società civile

Un tema che sembra stare a cuore anche alle due parti sedute al tavolo dei negoziati. La ripresa del dialogo è stata infatti posticipata di una settimana per poter affinare quei meccanismi che dovrebbero permettere una partecipazione attiva della popolazione al processo di pace. A confermarlo sono stati il governo e le Farc, in un comunicato comune pubblicato sul sito del Ministero.

«Per noi è importante che le organizzazioni sociali e popolari siano ascoltate perché attualmente non si sentono rappresentate né dal governo, né dai ribelli», afferma Diego Perez, responsabile del programma Suippcol in Colombia.

Pur riconoscendo il segnale positivo lanciato da questo rinvio, Perez sottolinea l'importanza di «aprire un vasto processo di dialogo nelle regioni toccate dal conflitto, che includa anche la società civile, le associazioni economiche, le università, le chiese, il governo e i ribelli, in modo da poter costruire una pace giusta e duratura». 

Appello alla comunità internazionale

Professore emerito all'Istituto di alti studi internazionali e dello sviluppo di Ginevra, ed ex emissario per il processo di pace in Colombia nel 1998 e nel 2008, lo svizzero Jean-Luc Gontard si dice ottimista. «Il dialogo è stato preparato con cura», sia negli aspetti politici che giuridici.

Il Governo e i guerriglieri delle Farc, sottolinea Gontard, sono pronti a mettersi al lavoro per un periodo indeterminato. «C'è una reale volontà di consenso. Le due parti hanno indicato che una vittoria militare è impossibile e che l'unica soluzione è quella di un negoziato».

L'ex emissario sottolinea tuttavia che anche i negoziati di pace hanno i loro nemici. Ciò significa che «la comunità internazionale ha l'obbligo morale di proteggere il processo e di costruire un clima di fiducia tra le parti».

La terra, seme della pace

I negoziati si articoleranno attorno a cinque grandi temi: lo sviluppo rurale, la partecipazione dei membri delle Farc alla vita politica, la fine delle ostilità, la lotta contro il traffico di cocaina, di cui la Colombia è il primo produttore mondiale, e i diritti delle vittime.

La ridistribuzione delle terre è uno degli aspetti più emblematici per le Farc, un movimento nato nel 1964 proprio in seguito a un'insurrezione contadina: in Colombia, oltre la metà delle grandi proprietà terriere sono detenute dall'1 per cento appena della popolazione, secondo un rapporto delle Nazioni Unite.

Altri temi promettono di suscitare il dibattito nella società colombiana, come la sospensione delle pene per i guerriglieri in cambio di una smobilitazione o la protezione delle vittime del conflitto una volta tornate alla loro terra.

Storia di un conflitto

Secondo le stime dell'Unhcr, in oltre 50 anni di conflitto armato in Colombia sono morte 600'000 persone e 4 milioni sono fuggite cercando riparo e sicurezza in altre regioni.

I contadini, gli indigeni e le minoranza afrocolombiane sono le vittime principali del conflitto.


Gli attori in gioco sono molteplici: le milizie paramilitari di estrema destra, che ufficialmente si sono smobilitate, le bande criminali, i gruppi guerriglieri e l'esercito statale.

Ripiegatisi nelle regioni di montagna, i membri della Farc sarebbero rimasti soltanto in 10'000, secondo le autorità. In poco meno di dieci anni la guerriglia è stata dimezzata anche grazie al sostegno degli Stati Uniti.

Un'altra guerriglia di estrema destra, l'Esercito di liberazione nazionale (ELN) – che conta 2'500 insorgenti, si è dichiarata pronta al dialogo con il governo.

(Fonte AFP)

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(Traduzione e dattamento dallo spagnolo, Stefania Summermatter ), swissinfo.ch


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