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Perizia svizzera Avvelenamento di Arafat probabile ma non confermato



Yassir Arafat era deceduto nel 2004 a Parigi dopo una misteriosa malattia durata circa un mese

Yassir Arafat era deceduto nel 2004 a Parigi dopo una misteriosa malattia durata circa un mese

(Reuters)

L'ipotesi che il leader palestinese Yasser Arafat sia rimasto vittima di un avvelenamento al polonio 210 è giudicata probabile dal Centro universitario romando di medicina legale di Losanna. L'intossicazione risalirebbe ad una trentina di giorni prima del decesso, l’11 novembre 2004.

"Le analisi dei campioni hanno rilevato una quantità anormale di polonio e di piombo", hanno indicato giovedì Patrice Mangin, direttore del Centro di medicina legale, e François Bochud, direttore dell'Istituto di radiofisica applicata, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Losanna in seguito alla divulgazione del loro rapporto, mercoledì, da parte dell’emittente araba Al-Jazeera. A detta dei due esperti, l’ipotesi di un avvelenamento andrebbe quindi ragionevolmente favorita.

Consegnata martedì a Suha Arafat, vedova del defunto leader, e all'Autorità nazionale palestinese (Anp), la perizia condotta dagli specialisti svizzeri è una delle tre effettuate sui resti riesumati dell’ex leader paestinese. Una sessantina di campioni erano stati prelevati il 27 novembre 2012 e distribuiti per le analisi a tre gruppi di esperti - svizzeri, francesi e russi.

Nell'ambito della perizia sono state effettuate analisi tossicologiche, di biologia molecolare ed è stato analizzato il dossier medico del defunto leader. Il compito degli esperti si è rivelato difficile, dato il lungo periodo intercorso fra la morte di Arafat e l'inizio delle investigazioni nel 2012, nonché l'avanzato degrado del campioni, parzialmente distrutti.

Cronologia

11 novembre 2004: il leader storico palestinese Arafat decede in un ospedale di Parigi in seguito ad una misteriosa malattia.

3 luglio 2012: L’emittente Al Jazeera avanza l'ipotesi dell'avvelenamento dopo analisi di laboratorio effettuate in Svizzera su campioni di capelli, spazzolino da denti e altri reperti messi a disposizione dalla vedova, Suha Arafat.

4 luglio 2012: il negoziatore palestinese Saheb Erekat chiede la costituzione di una commissione internazionale d'inchiesta sulla morte di Arafat.

10 luglio 2012: Suha Arafat incarica uno studio legale francese di presentare una denuncia contro ignoti per scoprire la verità sulla morte del marito.

8 agosto 2012: l'Autorità nazionale palestinese chiede all'Istituto di radiofisica del CHUV di Losanna di esaminare i resti di Yasser Arafat.

28 agosto 2012: la procura di Nanterre, in Francia, apre un'inchiesta.

27 novembre 2012: riesumazione della salma del leader palestinese. Presenti esperti francesi, svizzeri e russi. Il prelievo dei campioni viene effettuato senza estrarre i resti dalla tomba e dopo poche ore la tomba viene richiusa.

5 novembre 2013: la Commissione palestinese di inchiesta sulle circostanze della morte di Arafat riceve il rapporto che attendeva dal laboratorio di Losanna.

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Non accidentale

"L'analisi del dossier medico – hanno precisato gli esperti – ci ha permesso di formulare l'ipotesi dell'avvelenamento, confortata dai sintomi presentati da Arafat. Abbiamo deciso di misurare il livello di polonio perché questa sostanza è stata impiegata in un caso analogo di avvelenamento". Tra le vittime di questo potentissimo veleno vi è Aleksandr Litvinenko, ex ufficiale russo del Kgb e oppositore del Cremlino, deceduto nel 2006.

I livelli più elevati di polonio e di piombo, fino a 20 volte superiori alla norma, sono stati riscontrati nei prelievi eseguiti nelle costole e nel bacino di Arafat. Per calcolare il momento in cui è avvenuta l'intossicazione è stato impiegato un modello di medicina nucleare che misura lo spostamento delle sostanze nel corpo.

"Una simile quantità di polonio non è ingerita in modo accidentale. Ciò implica fatalmente l'intervento di un'altra persona", hanno indicato gli esperti, deplorando il fatto che il corpo del leader palestinese non sia stato sottoposto ad un'autopsia. Per provocare la morte di una persona bastano alcuni microgrammi di polonio, che possono essere facilmente mescolati ad una bevanda o al cibo.

Nessuna autopsia

I ricercatori svizzeri, parallelamente al team russo e francese, hanno ripercorso le ultime fasi della malattia di Arafat, nell'ottobre 2004, verso la fine della seconda Intifada. Il presidente dell'Anp ha trascorso i suoi ultimi due anni rinchiuso nel suo rifugio di Ramallah, circondato dalle truppe israeliane. Secondo i rapporti medici, “era in buona salute”, pur essendo anziano e fragile, e “non vi erano fattori di rischio particolari".

Il 12 ottobre, Arafat improvvisamente si è ammalato dopo un pasto e le sue condizioni sono rapidamente peggiorate. Il 29 ottobre un aereo del governo francese lo ha trasferito all'ospedale militare di Percy. Il presidente dell’Anp è entrato in coma e l'11 novembre è morto all'età di 75 anni. Ad alimentare le speculazioni sulle cause della sua morte vi è anche il fatto che i medici francesi non hanno eseguito un’autopsia, a quanto sembra su richiesta della stessa moglie, Suha.

Nell'agosto 2012 l’emittente al Jazeera ha lanciato l’ipotesi di avvelenamento da polonio, in seguito al ritrovamento del veleno sugli oggetti personali di Arafat (inclusa la celebre kefya e lo spazzolino). La vedova, Suha, ha quindi inoltrato una denuncia contro ignoti, mentre la magistratura francese ha aperto un'inchiesta per omicidio, che ha portato alla riesumazione della salma.

Ipotesi aperte

Reagendo al rapporto degli esperti di Losanna, Suha Arafat ha dichiarato che la perizia rivela l’esistenza un vero crimine, un assassinio politico. "Sono di nuovo a lutto, è stato come se mi avessero detto che è appena morto". Nabil Shalit, dirigente dell'Organizzazione per la liberazione della palestina (Olp), ha affermato che non vi sono dubbi sull'avvelenamento di Arafat e ha sollecitato un'inchiesta per stabilire "come e chi lo ha avvelenato".

Secondo Marc Bonnant, uno degli avvocati di Suha Arafat, “gli esperti svizzeri hanno dato prova di tutta la prudenza del rigore scientifico. Ma le conclusioni sono esplicite. Le proporzioni di polonio riscontrate possono essere spiegate solo con l’ipotesi di un avvelenamento. Una contaminazione naturale è esclusa”.

“Chi è allora l’assassino?”, s’interroga Bonnant in un’intervista pubblicata mercoledì dal quotidiano Le Temps. “Tutte le ipotesi sono aperte: servizi segreti stranieri - alcuni hanno menzionato quelli israeliani - dissidenti palestinesi, famigliari del defunto, nel quadro di un conflitto di successione?”.

Leader controverso

Il portavoce del ministero degli esteri israeliano, Yigal Palmor, citato dal Guardian, ha ribadito l’estraneità del suo paese al decesso di Arafat e ha sottolineato che "non ci sono prove di come sarebbe avvenuto l'avvelenamento". A detta di Raanan Gissin, consigliere dell'ex premier Ariel Sharon, al momento della morte di Arafat “il governo israeliano aveva deciso di non toccare in alcun modo il leader palestinese”. Se qualcuno lo ha avvelenato, ha aggiunto Gissin, “era certamente uno dei suoi collaboratori".

Arafat è stato un personaggio controverso, anche nell’ultimo periodo della sua vita, in cui si era impegnato per una soluzione negoziata del conflitto con Israele e aveva ricevuto il premio Nobel per la pace (1994). Dopo il fallimento del summit di Camp David del 2000 con l'allora premier israeliano Ehud Barak e dopo lo scoppio della seconda intifada, molti lo accusavano di non volere la pace e di sostenere gli atti di terrorismo contro lo Stato ebraico.

Nel contempo, Arafat era sempre più contestato dalle frange più dure dei movimenti palestinesi, che gli rimproveravano di aver fatto troppe concessioni ad Israele e di aver abbandonato lo spirito della rivolta. Per buona parte del mondo arabo, Arafat rappresenta tuttavia ancora oggi l'anima della lotta per la nascita di uno Stato palestinese ed il più fiero avversario di Israele.

swissinfo.ch e agenzie


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