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Repressione a Gaza "I valori democratici di Israele si stanno erodendo"

manifestation à Jerusalem

Israeliani e palestinesi manifestano fuori dalla nuova ambasciata USA a Gerusalemme il giorno della sua inaugurazione, lo scorso 14 maggio.

(Keystone)

Questo venerdì a Ginevra, il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani deve decidere se istituire una commissione d'inchiesta su possibili crimini di guerra durante la repressione delle recenti manifestazioni a Gaza. Una ricerca della verità e della giustizia che anche avvocati israeliani, che difendono i diritti dei palestinesi, cercano di far valere nei tribunali israeliani e di fronte all'opinione pubblica dello Stato ebraico. Una testimonianza. 

L'appello alla creazione di una commissione d'inchiesta è stato lanciato dal segretario generale dell'ONU il 31 marzo, il giorno dopo la prima manifestazione a Gaza con la “grande marcia del ritorno” e le prime vittime cadute sotto i colpi sparati dai cecchini dell'esercito israeliano. 

A New York, le iniziative diplomatiche lanciate per chiedere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di prendere in mano questo dossier si sono scontrate con il rifiuto dei rappresentanti americani. Richieste per l’istituzione di una commissione d'inchiesta sono state quindi avanzate a Ginevra nel quadro di una sessione straordinaria del Consiglio dei diritti umani. 

Sul campo, alcune organizzazioni non governative (ong) israeliane lavorano quotidianamente per difendere i diritti dei palestinesi nei territori occupati da Israele e per combattere le violazioni di cui sono vittime. 

Yesh DinLink esterno (volontari per i diritti umani, in ebraico) è una di queste organizzazioni. Alla fine di febbraio si è fatta conoscere a Ginevra in occasione di due conferenzeLink esterno organizzate dal Dipartimento di diritto pubblico internazionale dell'Università di Ginevra, dall'Ordine degli avvocati di Ginevra e dalla sezione locale dell'associazione JCallLink esterno

Il suo direttore, Lior Reuven Amihai, testimonia dei passi compiuti dall'inizio degli scontri a Gaza, culminati lunedì scorso in un bagno di sangue in occasione della commemorazione della Nakbah del 1948, la controparte palestinese del 70° anniversario della creazione dello Stato di Israele.

Lior Reuven Amihai

Lior Reuven Amihai davanti alla Casa della pace a Ginevra il 28 febbraio 2018.

(swissinfo.ch)

swissinfo.ch: Siete riusciti a portare questo dossier davanti ai tribunali israeliani? 

Lior Reuven Amihai: Il 15 aprile, abbiamo presentato un appello alla Corte suprema a nome di 4 organizzazioni per i diritti umani (Yesh Din, Associazione per i diritti civili in Israele (ACRI), Gisha, HaMoked), affinché i tribunali chiariscano le attuali regole sul mandato dell'esercito, in particolare le norme sull’impiego di vere munizioni, che in questo contesto sono illegali. Abbiamo sostenuto, ai sensi del diritto internazionale e del diritto israeliano, che l'uso di questi proiettili dovrebbe essere consentito solo in ultima istanza, quando esiste una minaccia imminente per la vita. 

Abbiamo sottolineato che le attuali normative sembrano consentire all’esercito di aprire il fuoco su civili disarmati che non rappresentano un pericolo imminente, anche se sono descritti dai militari come “agitatori chiave” troppo vicini alla recinzione (che separa Israele dalla Striscia di Gaza). E abbiamo sostenuto che le manifestazioni dovrebbero essere consentite e che vi sono molti modi non letali per i militari di disperderle quando diventano violente. Ma non è ancora giunta una risposta a questa procedura. 

swissinfo.ch: L'indipendenza della magistratura israeliana è minacciata? 

L.R.A.: Sì, sono in corso diversi tentativi per far perdere l’indipendenza del sistema giudiziario israeliano. I partiti di destra, i politici e i gruppi illiberali e ultra-nazionalisti hanno lanciato per molti anni dure campagne contro i tribunali come ostacolo ai loro obiettivi politici. 

Queste campagne minano i diritti umani dei palestinesi nei Territori occupati, dei cittadini israeliani contrari alla politica governativa o dei rifugiati africani. I valori democratici di Israele si stanno erodendo. 

Un esempio: attualmente vi sono pressioni affinché venga approvato un progetto di legge che consentirà al Parlamento di adottare una legge considerata incostituzionale dall'Alta corte di giustizia. Si tratta di un attacco particolarmente flagrante contro l'indipendenza della Corte suprema. 

swissinfo.ch: Come reagisce la popolazione israeliana all'altissimo numero di morti e feriti palestinesi a Gaza? 

L.R.A.: Penso che ci siano sempre più persone che contestano le opinioni e le azioni del governo in questi scontri. Stiamo assistendo a manifestazioni in alcune città del paese che chiedono la fine dell'assedio (della Striscia di Gaza), delle sparatorie e dell'uccisione di manifestanti palestinesi. 

Ma siamo ancora una piccola minoranza, perché la maggioranza dell'opinione pubblica israeliana vede solo ciò che mostrano i media israeliani, informazioni in gran parte basate sulla versione veicolata dal governo. Le manifestazioni a Gaza vengono presentate spesso con un'unica dimensione, quella dei violenti militanti di Hamas che cercano di abbattere la recinzione e di far affluire centinaia di migliaia di persone in Israele per massacrare i suoi abitanti. 

swissinfo.ch: La vostra ong ha il sostegno della Svizzera? 

L.R.A.: Lo abbiamo ricevuto fino al 2017 attraverso il Segretariato per i diritti umani e il diritto internazionale umanitario, che era un gruppo di lavoro composto di quattro Stati europei (Danimarca, Paesi Bassi, Svizzera e Svezia). Da allora questo gruppo di lavoro si è sciolto. Questi paesi stanno ora cercando di trovare un altro modo per continuare a sostenere il nostro lavoro.

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