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Uccisi sei impiegati del CICR in Afghanistan Gli operatori umanitari, obiettivi di guerra

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha sospeso le operazioni in Afghanistan in seguito all’uccisione di sei impiegati e alla scomparsa di altri due. Un massacro che ricorda le minacce e i pericoli crescenti che incombono sui lavoratori umanitari in contesti dove le guerre si fanno sempre più lunghe e frammentate.

I sei impiegati afghani del CICR stavano portando beni di prima necessità nelle zone toccate dalle valanghe, nel nord del paese, quando il loro convoglio è rimasto vittima di un’imboscata tesa da miliziani dell’autoproclamato Stato Islamico, ha dichiarato all’agenzia Reuters Lotfullah Azizi, governatore della provincia di Jowzjan.

Un’accusa non confermata dal CICR, che è presente da trent’anni in AfghanistanLink esterno, il quarto paese più importante per l’organizzazione. «Al momento le operazioni in Afghanistan sono sospese. Dobbiamo comprendere cosa è accaduto esattamente prima di poter, eventualmente, riprendere le nostre attività», ha dichiarato alla stampa a Ginevra il direttore delle operazioni del CICR Dominik Stillhart.

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Come sottolineato dalla corrispondente di Radio France InternationalLink esterno a Kabul, il nord dell’Afghanistan è una regione particolarmente pericolosa a causa della presenza di numerosi gruppi armati. Sarebbero una ventina, secondo le autorità locali, alcuni dei quali si rivendicano talebani, altri membri dello Stato Islamico.

Nel 2016, la guerra in Afghanistan ha provocato la morte di 11'418 persone, tra cui 3'498 civili, stando a un rapporto pubblicato in gennaio dalle Nazioni Unite. 

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«In Afghanistan gli operatori umanitari seguono severe norme di sicurezza, spiega la giornalista Sonia Ghezali. Non si spostano senza prima aver negoziato coi ribelli e aver ricevuto la garanzia che non saranno attaccati. La molteplicità dei gruppi ribelli e criminali, che si alleano con la stessa rapidità con la quale si separano, complica però il lavoro sul terreno».

In un comunicatoLink esterno diramato mercoledì, il ministero svizzero degli affari esteri ha condannato l’attacco, ricordando che «purtroppo, sempre più spesso gli attori umanitari sono vittime di attacchi sul campo». Il dipartimento ha poi lanciato un appello a tutte le parti in conflitto affinché rispettino «gli attori umanitari che, in ogni parte del mondo, sono impegnati ad alleviare le sofferenze delle persone in difficoltà».

L’attacco al convoglio sopraggiunge qualche settimana dopo la liberazione di un impiegato spagnolo del CICR, sequestrato il 19 dicembre mentre era in viaggio tra Mazar-i-Sharif e la provincia di Kunduz, feudo dei talebani.




Traduzione dal francese, Stefania Summermatter

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