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Primo passo verso una naturalizzazione facilitata

In futuro sarà più facile avere il passaporto rossocrociato

(swissinfo.ch)

Conclusa in Parlamento la revisione del diritto di cittadinanza. Ora la parola passa al popolo.

Il Parlamento rinuncia ad iscrivere nella legge il diritto di ricorrere contro le decisioni arbitrarie in materia di concessione della nazionalità.

Il punto centrale della revisione riguarda l’acquisizione automatica della cittadinanza elvetica da parte dei figli della terza generazione, quando questi nascono in Svizzera.

Inoltre chi fa parte della seconda generazione avrà un accesso facilitato al passaporto rossocrociato. Malgrado il sistema di concessione della cittadinanza sia stato reso più semplice, restano delle differenze a livello comunale e cantonale. In futuro non saranno quindi escluse le discussioni e non mancheranno i motivi per intraprendere delle azioni giudiziarie.

Diritto di ricorso nella costituzione ma non nella legge

Il Tribunale federale (TF), la massima istanza giuridica elvetica, non dovrebbe esprimersi sulle naturalizzazioni, a meno che non venga violato il principio costituzionale della non discriminazione.

Il diritto di ricorso per gli stranieri ai quali è stata rifiutata la richiesta di naturalizzazione non sarà ancorato nel diritto di cittadinanza. Tale passo non sembra più essere necessario, dopo che il TF ha trovato nel principio della non discriminazione una base costituzionale per autorizzare i ricorsi.

Nel caso di cinque cittadini provenienti dai Balcani, la cui domanda di nazionalità era stata respinta dal comune di Emmen, il TF aveva infatti cassato la decisione popolare, in quanto violava il principio costituzionale della non discriminazione.

In altre parole, il TF era dell’opinione che la richiesta dei cinque fosse stata respinta solo perché si trattava di persone di origini balcaniche.

Camere concordi

Dopo il Consiglio degli Stati – la camera alta del parlamento – anche il Consiglio nazionale, con 95 voti contro 73, ha deciso di rinunciare ad una menzione esplicita della possibilità di ricorso nei testi di legge riguardanti il diritto di cittadinanza.

Non ci sarà dunque il diritto di ricorso «automatico» per le domande di naturalizzazione rifiutate. Tuttavia, come nel caso delle cinque persone provenienti dai Balcani, sarà possibile rivolgersi al TF, che ha sede a Losanna, qualora sia stata costatata una violazione procedurale oppure vi sia in gioco una questione giuridica di principio.

Problema dibattuto

Il problema delle competenze da attribuire al TF sulle mancate concessioni della cittadinanza è stato uno dei più dibattuti nell’ambito della revisione totale dell’organizzazione giudiziaria.

Ciò è dovuto in particolare alle reazioni negative suscitate dalla dichiarazione dei giudici losannesi secondo i quali la procedura di naturalizzazione tramite votazione popolare sarebbe anticostituzionale in quanto violerebbe il principio di non discriminazione.

Una decisione che ha riscosso le simpatie della sinistra, ma che è come fumo negli occhi per l’Unione democratica di centro (UDC). Il suo presidente, Ueli Maurer, ha già annunciato che «in ogni caso il partito lancerà un’iniziativa popolare e forse anche un referendum contro il nuovo testo di legge».

L’iniziativa sarà volta ad assicurare ai comuni, nonostante il parere negativo del TF, la possibilità di organizzare delle votazioni popolari in materia. L'UDC aveva fatto la stessa proposta in parlamento, ma senza successo.

Ma perché il nuovo diritto di cittadinanza non piace all’UDC? «Con la decisione del TF di fatto esiste un diritto di ricorso contro le decisioni dei comuni», risponde Maurer a swissinfo. «È come dire che tutti hanno il diritto di acquisire la cittadinanza svizzera. Noi combatteremo questa logica, perché è necessario che rimanga una decisione politica e democratica».

Un atteggiamento combattivo che ha messo in difficoltà la sinistra, anche se, confida a swissinfo Cécile Bühlmann (Verdi), si è riusciti ad «impedire il peggio. I tentativi d’impedire qualsiasi ricorso in materia di concessione della cittadinanza sono stati vanificati. Nel nuovo testo legislativo non sono state introdotte delle restrizioni».

swissinfo e agenzie

In breve

Roland Scherer, uno dei responsabili dell'Ufficio dell’immigrazione, dell’integrazione e dell’emigrazione riassume così a swissinfo il dibattito sul diritto d’appello:

«Il diritto di appello nel caso della concessione della cittadinanza – quando in gioco c’è una votazione popolare – significa che si può andare contro una decisione presa dalla popolazione di un comune, vale a dire contro una decisione democratica. E normalmente non è possibile appellarsi contro la democrazia».

«C’è dunque una contraddizione tra la democrazia da un lato e i paragrafi della legge dall’altro. Quando l’abbiamo proposto sapevamo che questo articolo sarebbe stato controverso. Ora, la decisione del TF ha creato un precedente giudiziario, e non è più necessario regolare questo punto nella legge».

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