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Prix Martin Ennals In Egitto, la repressione contro i difensori dei diritti umani è moneta corrente

Il presidente Abdel Fattah al-Sissi guida l'Egitto col pugno di ferro. 

Il presidente Abdel Fattah al-Sisi guida l'Egitto col pugno di ferro. 

(Keystone)

Il giurista egiziano Mohamed Zaree è stato insignito martedì a Ginevra del prestigioso Prix Martin Ennals per i difensori dei diritti umani. Un riconoscimento per un attivista minacciato e un segno di protesta contro il presidente al Sisi, che non conosce limiti alla repressione del suo popolo, denuncia l’Istituto del Cairo per gli studi sui diritti umani, di cui fa parte Mohamed Zaree.

In attesa di un processo che potrebbe costargli 30 anni di prigione, Mohamed ZareeLink esterno non ha potuto recarsi a Ginevra, martedì, per ricevere il Prix Martin EnnalsLink esterno, poiché non è autorizzato a lasciare il territorio nazionale. Il suo crimine? Un impegno incessante in favore della libertà, considerata dal regime del presidente Abdel Fattah al-Sisi come una minaccia alla sicurezza dello Stato.

«Durante i due interrogatori al quale è stato sottoposto, è stato perfino accusato di aver collaborato con il Consiglio dei diritti umani e il suo principale strumento, l’esame periodico universale», sottolinea Bahey El Din Hassan, direttore dell’Istituto del Cairo per gli studi sui diritti umani (CIHRS) che nel 2014 ha trasferito la sua sede a Tunisi in seguito a minacce di morte. Ciò non ha impedito all’Egitto di essere eletto nel 2016 quale membro del suddetto Consiglio, il principale organismo dell’ONU incaricato di promuovere, rafforzare e difendere i diritti umani.

Il giurista egiziano Mohamed Zaree.

(Martin Ennals Award)

Bahey El Din Hassan non ha dubbi: «L’Egitto sta attraversando una situazione senza precedenti in termini di omicidi, torture, sparizioni forzate e repressione dei media. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi supera tutti i suoi predecessori: non punta più soltanto agli islamisti, ma all’insieme della società civile e a tutti gli spazi di libertà. Le organizzazioni jihadiste, sempre più presenti in Egitto, non potevano sperare di meglio». Un’analisi che trova conferma nell’ultimo rapporto di Amnesty InternationalLink esterno, secondo cui centinaia di persone sarebbero state arrestate, torturate, detenute senza processo e poi fatte sparire nel nulla.

Principale riconoscimento per i difensori dei diritti umani, la cui giuria è composta tra l’altro da ONG quali Amnesty International e Human Rights Watch, il Prix Martin Ennals ricompensa ogni anno una persona o un’organizzazione per il suo impegno in favore delle libertà. Il premio vuole anche essere un simbolo di solidarietà nei confronti degli attivisti e un segno di protesta contro la repressione in atto in alcuni paesi.

Per quanto riguarda l’Egitto, questa denuncia contrasta con la manifesta riluttanza dei governi occidentali nell’affrontare di petto le violazioni dei diritti umani nel paese, da quando al-Sisi è arrivato al potere, afferma Hans Thoolen, fondatore del Prix Martin Ennals. E il silenzio della comunità internazionale è percepito come un «via libera dai regimi autoritari».

I paesi occidentali, prosegue Thoolen, sostengono meno i difensori dei diritti umani rispetto a qualche anno fa, mentre gli Stati autoritari imparano gli uni dagli altri a perfezionare le loro tecniche repressive.

Ragione per la quale la Fondazione Martin Ennals ha inserito nella lista dei finalisti al premio anche cinque attivisti cambogiani rilasciati di recente dopo 427 giorni di detenzione provvisoria, in un contesto di forte tensione in vista delle legislative del prossimo anno.

Altra finalista: la transgender salvadoregna Karla AvelarLink esterno, fondatrice della prima associazione LGBTIQ nel paese centroamericano. Una regione del mondo dove queste minoranze sessuali sono regolarmente perseguitate dalle Maras, gang di narcotrafficanti, e dalle forze dell’ordine, senza poter contare sulla protezione della giustizia.

L'attivista salvadoregna Karla Avelar.

L'attivista salvadoregna Karla Avelar.

(Martin Ennals Award)



Traduzione dal francese, Stefania Summermatter

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