Processo Hänggi-Giovanoli: confermate le condanne a 12 anni

Sivlio Giovanoli (a destra) e Nicolas Hänggi, ritratti in occasione di un loro precedente processo Keystone

La Corte d'appello di Zacapa, in Guatemala, ha confermato martedì la condanna a 12 anni di carcere inflitta in primo grado ai cittadini svizzeri Nicolas Hanggi e Silvio Giovanoli per il reato di traffico internazionale di droga. La sentenza è stata accolta con costernazione dai due imputati.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 marzo 2001 - 19:51

Il clima della vigilia era infatti cautamente ottimista e ci si attendeva una pena minore, commutabile in sanzione pecuniaria. "Il dispositivo della sentenza è talmente povero e inconsistente che non sappiamo neppure se valga la pena di ricorrere in cassazione" ha dichiarato a caldo, con delusione, l'avvocata di Nicolas Hanggi, Lea de Leon.

I due giovani svizzeri sono apparsi particolarmente provati, prima di scomparire nel cellulare che li ha riportati nel carcere preventivo della capitale, dove sono rinchiusi dall'agosto 1997. Tuttavia, il decreto vigente per il quale non erano permessi sconti di pena per narcotraffico, è stato da poco provvidenzialmente abolito. Ciò significa che secondo le leggi guatemalteche Nicolas e Silvio sconteranno la metà della pena, ovvero sei anni, dove ogni anno viene calcolato in nove mesi.

La pena reale si riduce così a quattro anni e mezzo di reclusione. E se si tiene conto che i due ragazzi sono in cella in attesa di giudizio da tre anni e sette mesi, non resta loro che scontare ancora undici mesi.

Sarà forse una magra consolazione. Ma perlomeno si profila finalmente il fondo del tunnel di questa interminabile odissea giudiziaria, nella quale fu coinvolto l'ex direttore della Nestlè in Guatemala, il dottor Andreas Hanggi (padre di Nicolas), assolto e liberato nella prima sentenza d'appello del febbraio 1999 dopo un anno e mezzo di carcere.

Nella sentenza di martedì, il dottor Hänggi non è stato nemmeno nominato nel dispositivo. È così stata scongiurata l'ipotesi che dovesse tornare nuovamente sotto processo il Guatemala per lo stesso reato.

Gianni Beretta

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo