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Processo per corruzione di funzionari a Lugano

Assente l'imputato principale, Leonardo Ortelli, ex-commissario in capo della polizia criminale di Chiasso. Il processo dovrebbe durare fino a venerdì.

Sei anni dopo i fatti, la vicenda è approdata lunedì davanti al tribunale correzionale di Lugano.

Il principale imputato non era in aula. Il suo avvocato, Mario Postizzi di Lugano ha esibito un certificato medico: stressato, il suo cliente è stato ricoverato mercoledì scorso in una clinica privata.

Assenza giustificata o in contumacia?

All'ex commissario in capo della criminale di Chiasso, Leonardo Ortelli, 61 anni, la difesa ha così chiesto che venga riconosciuta l'assenza giustificata. Vi si è opposto il procuratore generale Luca Marcellini, chiedendo che il processo sia celebrato a suo carico in contumacia.

La presidente Balestra-Bianchi ha mandato lo psichiatra cantonale Tazio Carlevaro al capezzale di Ortelli. Martedì, quando sarà sentito in veste di teste come previsto dai dibattimenti, il perito darà il suo giudizio sullo stato di salute dell'ex-commissario. La giudice deciderà quindi se accettare l'assenza giustificata o applicare la contumacia, un'aggravante per l'imputato.

"Augusto il Rosso" ricercato in Italia

Lunedì mattina, l'udienza si è così aperta in presenza di tre dei quattro accusati. Prima di tutto, con la baldanza che lo ha sempre caratterizzato, è comparso l'italiano Augusto Arcellaschi, "Augusto il Rosso", il noto contrabbandiere comasco. Oggi 58enne, Arcellaschi ha fatto fortuna con il traffico internazionale di sigarette e le operazioni finanziarie ad esso congiunte.

Proprietario della bellissima Villa Züst di Rancate, un tempo sede dell'omonima pinacoteca, Augusto Arcellaschi vi ha lasciato la legittima consorte per stabilirsi a Lugano con l'attuale compagna. In Italia, "Augusto il Rosso" non può più mettere piede: su di lui pende una condanna a tre anni e mezzo di reclusione da espiare. In Ticino, fino ad adesso, l'uomo non ha subito condanne: il contrabbando di sigarette non è reato.

Accanto ad Arcellaschi, hanno preso posto gli ex-ispettori della dogana svizzera di Chiasso, il ticinese Matthias Poma, 36 anni e il confederato Marco Biedermann, 52 anni. Ai due, dopo l'arresto e il mese di detenzione preventiva nel novembre del 1996, non è andata molto bene. Il primo è disoccupato, il secondo si è stabilito a Les Verrières (NE), peraltro alla frontiera franco-svizzera, dove farebbe il commerciante.

Primo caso di corruzione di funzionari in Ticino

Ortelli, Poma e Biedermann sono accusati di ripetuta corruzione passiva, qualificata e di ripetuta violazione del segreto d'ufficio. Per l'ex-capo della criminale di Chiasso si aggiunge l'accusa di ripetuto abuso di autorità.

Augusto Arcellaschi risponde di ripetuta corruzione attiva, ripetuta istigazione alla violazione del segreto d'ufficio, abuso di autorità e ripetuta falsità in documenti. Per altri due casi non legati all'indagine Ortelli, è anche accusato di carente diligenza in operazioni finanziarie e di violazione di domicilio. Questo nell'ambito della sua turbolenta vita privata.

Il caso Ortelli, come fu chiamato in Ticino fece clamore quando venne alla luce. Quattro anni prima dell'ex-giudice Franco Verda, coinvolgeva tre funzionari al di sopra di ogni sospetto. Tutti e tre caduti, per questioni di soldi, nelle grinfie di Augusto il Rosso.

Un semplice prestito

Dal 1994 al 1996, in cambio di 370 000 franchi di cui 300 000 dovevano essere un prestito senza interessi peraltro mai restituito né preteso dal contrabbandiere italiano, Leo Ortelli aveva ripetutamente informato il suo corruttore in merito ad ordini di arresto internazionali, spiccati contro di lui in Germania, in Belgio e in Portogallo. Lo teneva anche aggiornato sulle indagini relative al contrabbando di sigarette.

I due ex-ispettori, da canto loro, avrebbero toccato rispettivamente
39 000 e 45 000 franchi - quest'ultima somma contestata dal difensore di Marco Biedermann - per aver tenuto l'italiano al corrente sulla conduzione di inchieste penali nazionali ed internazionali in ambito doganale.

Gemma d'Urso/Lugano

Fatti e cifre

Quattro anni prima dello scandalo Cuomo-Verda veniva alla luce in Ticino il primo caso di corruzione di funzionari. Un ex-commissario capo della polizia criminale di Chiasso e due ex-ispettori della dogana svizzera della città di confine sono a processo da lunedì. Accanto a loro il contrabbandiere italiano Augusto Arcellaschi, loro corruttore.

In cambio di informazioni riservate su indagini legate al traffico internazionale di sigarette e sulla sua posizione giuridica, Arcellaschi avrebbe versato 370 000 franchi a Leo Ortelli, 39 000 a Matthias Poma e 45 000 a Marco Biedermann. Questo tra il 1994 e il 1996.

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