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Punto di vista "Se doveste pagare, votereste ancora No?"

Il deputato dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Claudio Zanetti rappresenta il suo partito anche nel comitato dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE). Quest’ultima si è espressa contro l’iniziativa per l’abolizione del canone radio-tv, mentre Zanetti è a favore. Chi non paga non dovrebbe neppure partecipare alla discussione, scrive il sostenitore dell’iniziativa "No Billag".

punto di vista

Di Andri Silberschmidt

Il fatto che gli svizzeri all’estero consumino volentieri trasmissioni della Televisione svizzera SRF è un segno del legame con la loro patria d’origine. In questo senso si tratta di un’attitudine lodevole e simpatica. Il problema sorge al momento in cui la Quinta Svizzera favorisce l’introduzione di una tassa da cui lei stessa è esonerata. A lungo andare la sostituzione del principio «no taxation without representation» con il principio «representation without taxation» non è nell’interesse degli svizzeri all’estero.

SWI swissinfo.ch è un’unità aziendale della SSR e viene finanziata per la metà tramite il canone radiotelevisivo Billag.

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Contrariamente a quanto affermato nel comunicato stampa, nel comitato dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE) si sono levate anche voci contrarie alla decisione di opporsi all’iniziativa popolare «Sì all’abolizione del canone radiotelevisivo (abolizione del canone Billag)».

Io ho addirittura proposto di rinunciare a una presa di posizione, argomentando che chi deve pagare è notoriamente poco propenso a finanziare un servizio deciso da terzi che sono per la maggior parte esonerati dal pagamento delle tasse.

Claudio Zanetti è giurista e deputato UDC zurighese nel parlamento svizzero. Attivo nel settore dei media e delle pubbliche relazioni, si è fatto un nome anche su Twitter.

(Keystone)

Soprattutto quando una votazione è decisa da una maggioranza risicata, l’accusa di aver deciso solo in base ai propri interessi particolari è dietro l’angolo. Pensiamo alla decisione di introdurre il passaporto biometrico, presa con soli 5000 voti di scarto o il no all’iniziativa popolare «contro gli abusi in materia d’asilo». In entrambe le votazioni gli svizzeri all’estero sono stati l’ago della bilancia: nel primo caso erano piuttosto a favore, nel secondo piuttosto contrari (fonte: swissinfo.ch).

Nel 2015 il Consiglio federale e la maggioranza del parlamento sono riusciti a introdurre – senza base costituzionale! – una nuova tassa radiotelevisiva, anche se per nascondere la violazione della costituzione si è parlato costantemente di «canone» o di «contributo». Il sì ha vinto per soli 3696 voti, una differenza che corrisponde a meno dello 0,2% dei votanti.

Il voto degli svizzeri all’estero è stato decisivo. Senza di loro la proposta non sarebbe stata approvata. Le analisi del voto hanno fatto emergere una grande differenza tra il voto degli svizzeri che vivono all’interno del paese e il voto degli svizzeri all’estero.

Nel cantone di Zurigo per esempio la nuova legge è stata respinta dal 52% dei votanti, gli svizzeri all’estero che hanno votato nel cantone Zurigo hanno invece approvato la proposta con una maggioranza del 63,2% (4470 sì contro 2600 no).

Non c’è da stupirsi se il consigliere agli Stati Andrea Caroni del Partito liberale democratico (PLR) ha invitato il Consiglio federale a limitare nel tempo il diritto di voto ed elezione delle svizzere e degli svizzeri all’estero in base al criterio della residenza.

I cosmopoliti e le ciliegine sulla torta

Un’organizzazione che si definisce cosmopolita e che ama dare lezioni ai cittadine e cittadini svizzeri scettici verso un’adesione all’Unione europea, ricordando loro che non si può aver «la botte piena e la moglie ubriaca» e che «l’epoca in cui si potevano mangiare le ciliegine sulla torta» è ormai passata, fa una magra figura se si ritrova lei stessa a mangiare le ciliegine. È un messaggio sbagliato, che fa il gioco di Caroni e va contro gli interessi dell’organizzazione stessa. Anche chi ignora o addirittura viola apertamente principi normativi della politica per perseguire i propri interessi personali, finisce per danneggiare se stesso, diventando un lobbista tra i tanti a Palazzo federale.

Se il principio di responsabilità del produttore, applicato sempre più spesso nel diritto amministrativo, è corretto in termini generali, perché non dovrebbe esserlo anche nei casi singoli? Perché qualcuno deve pagare per un servizio (per il quale peraltro esiste un mercato che funziona benissimo) di cui non fa uso o che anzi respinge perché politicamente tendenzioso?

Facciamo un esperimento: proviamo a pensare che dal 2019 anche tutte le svizzere e gli svizzeri all’estero debbano pagare ogni anno 365 franchi alla SRF, che a quanto pare è fondamentale per la formazione di un’opinione politica nella nostra democrazia diretta. Ora, francamente, l’argomento della solidarietà non si squaglierebbe come neve al sole? E molti non finirebbero per pensare che in internet è disponibile un’enorme quantità di informazioni gratuite?

L’OSE avrebbe fatto meglio a rallegrarsi in silenzio del prevedibile fallimento dell’iniziativa. L’intenzione del Consiglio federale di offrire assistenza giudiziaria anche quando la richiesta si basa su dati bancari rubati, avrebbe invece meritato una reazione virulenta. Non è stato così, nonostante i problemi degli svizzeri all’estero con i conti svizzeri. Quali interessi sono rappresentati in questo caso?

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell'autore e non riflettono necessariamente la posizione di swissinfo.ch.​​​​​​​




(Traduzione dal tedesco: Andrea Tognina)

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