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Quando la caccia al souvenir è dannosa

Esempio di saccheggio di beni culturali nel tempio cambogiano di Angkor (Foto: UNESCO)

Attenzione! I beni culturali che avete portato dall’America Latina, dall’Asia o dall’Africa possono causarvi dei grossi problemi.

Sovente questi souvenir fanno parte del patrimonio mondiale e sono protetti. Il loro commercio è perciò illegale.

Gli oggetti d’arte non sono dei souvenir: fanno parte del patrimonio mondiale e devono essere protetti.

Questo, in sintesi, il messaggio della campagna di sensibilizzazione lanciata dalla Dichiarazione di Berna (DB), un’organizzazione indipendente di politica dello sviluppo, impegnata a promuovere relazioni solidali tra Svizzera, Asia, Africa ed America Latina.

“Il riconoscimento del valore anche mondiale di alcuni monumenti, siti ed anche luoghi che contengono oggetti preziosi è il grande tema che si sta aprendo adesso”, dichiara a swissinfo Francesca Gemnetti, presidente della Commissione svizzera per l’UNESCO.

“I Paesi che possiedono questi beni culturali diventano interessanti per il turismo, ma anche a rischio perché oltre ai danni provocati dallo sfruttamento di massa di questi monumenti, c’è anche spesso la tentazione nel turista di portarsi a casa qualche ricordo acquistando oggetti che sono stati illegalmente trafugati”, aggiunge la presidente della Commissione svizzera per l’UNESCO.

Cambiare mentalità

Nel giugno dello scorso anno il parlamento ha varato la legge federale sul trasferimento internazionale dei beni culturali (LTBC), la cui entrata in vigore è prevista per l’inizio del 2005. Inoltre, nell’ottobre dello scorso anno, la Svizzera ha ratificato la Convenzione dell’UNESCO del 14 settembre 1970.

Per la Dichiarazione di Berna la legge da sola non può risolvere il problema: si tratta ora di agire per cambiare le mentalità.

“È importante che viaggiatori, turisti, collezionisti, mercanti d’arte prendano coscienza del disastro che rappresenta il commercio illecito di beni culturali”, precisa Claudia Buess della DB.

“Abbiamo dato inizio ora a questa campagna per sensibilizzare sulla problematica i viaggiatori, affinché quando acquistano un souvenir in Africa, Asia o America Latina, sappiano esattamente quello che comperano”, rileva Claudia Buess.

“Oggigiorno il turista è molto più informato di quello di anni fa e quindi anche il turista che va in queste regioni, specialmente il turista svizzero, ha una sensibilità ecologica e di rispetto delle culture, per questo si confida molto su un comportamento intelligente dei turisti”, aggiunge Francesca Gemnetti.

Saccheggio culturale

“Chi vuole comperare un oggetto d’arte deve chiedere al venditore la garanzia che si tratti un pezzo legale, per esempio proveniente da una collezione”, dice Claudia Buess.

La Dichiarazione di Berna dà la parola agli attori di questo particolare mercato, con la pubblicazione di un opuscolo intitolato “No al saccheggio delle culture”, che sarà distribuito oltre che ai turisti ed ai viaggiatori, anche ai cooperatori internazionali, ai diplomatici ed ai delegati del Comitato internazionale della Croce Rossa in missione nei Paesi del sud del mondo

Attraverso testimonianze raccolte in Irak, Egitto, Bolivia e Cambogia, viene presentata la spoliazione dei beni culturali.

Comperare vestigia del passato per portarle in Svizzera, come ricordi delle vacanze in Africa o in America Latina, è illegale ed ha delle conseguenze gravi.

Un esempio del danno prodotto dall’acquisto di beni culturali è quello ricordato dall’antropologo belga Boris Wastiau, che cita il caso di una comunità africana, per la quale le maschere sono rare ed utilizzate solo ogni cinque o dieci anni.

“Il furto o la vendita di un oggetto può far sparire il rituale tribale e distruggere le pratiche sociali che vi sono associate”, rileva Boris Wastiau.

La DB rammenta che i viaggiatori devono informarsi anche sulla legislazione in vigore nei diversi paesi.

“In Mali, ad esempio, è vietato esportare figure in terra cotta”, precisa Claudia Buess.

Oggetti d’arte e leggi

I danni non sono però solo sociali, ma anche economici.

Secondo uno studio realizzato in Gran Bretagna nel 2000, i cercatori illegali di oggetti d’arte ricevono solamente il 2 % del prezzo di vendita finale, poiché il 98 % finisce nelle tasche degli intermediari.

Per i Paesi poveri la spoliazione di beni culturali rappresenta un danno notevole.

Lo conferma Claudia Buess: “Per l’esposizione su Tutankamon l’Egitto ha incassato 3,3 milioni di euro, pari a circa 5 milioni di franchi svizzeri, in tasse di prestito”.

swissinfo

In breve

Fondata nel 1968, la Dichiarazione di Berna si basa su un manifesto di teologi protestanti che chiedono l’aumento dell’aiuto ai Paesi in via dio sviluppo.

Associazione dal 1971, la DB s’impegna affinché lo stato e le imprese svizzere modifichino i loro comportamenti nei confronti dei Paesi del Sud.

La DB si finanzia con la vendita della propria rivista e con i contributi degli oltre 20 mila soci.

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Fatti e cifre

Alcune valutazioni indicano che il 70 % dei siti archeologici del Mali sono stati saccheggiati
In Cina ogni anno 20 mila tombe sono spoliate.
Secondo l’associazione mondiale dei musei, negli ultimi due anni nelle chiese del Guatemala sono stati sottratti 255 oggetti, dei quali solo 29 sono stati recuperati.

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