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Quella voglia di esultare

Nonostante le tre sconfitte subite, le partite della Cina ai mondiali di calcio hanno scatenato un grande entusiasmo

Daniel Puce, calciatore svizzero attivo in Cina, mi diceva che i cinesi sono pazzi per il calcio. Come perdermi allora un Turchia-Cina "mondiale" visto da Shanghai?

La città è immensa. Uno smisurato agglomerato di 20 milioni di persone, tre volte gli abitanti dell'intera Svizzera. Da dicembre del 2001 questa megalopoli è la casa di Daniel Puce, ex-giocatore di Losanna e Sion, emigrato in Oriente alla ricerca di nuove esperienze.

"Quaggiù la passione per il calcio è incredibile. Non parliamo poi di quella per i giocatori della nazionale: sono considerati degli eroi, quasi degli dei", mi dice il calciatore di Monthey (VS), insolita esportazione svizzera nell'impero di mezzo. Loghi e simboli dei mondiali sono effettivamente ovunque. Non parliamo delle pubblicità "in tema" alla televisione. Praticamente costante.

Mi incuriosisce. Tanto i cinesi possono apparire riservati e scorbutici, tanto si entusiasmano per i mondiali nippo-coreani? Nonostante la loro già sicura eliminazione al primo turno? Sì, sì, sono proprio curioso.

Proiezioni proibite

Raggiungo il centro pedonale per seguire l'incontro su un moderno schermo gigante, stabilmente incastonato nella parete di un immobile. Mancano 10 minuti alla partita ed io sono pronto. Ma sono il solo ad esserlo. Dov'è la folla che m'attendevo? Dove sono i tifosi? I passanti sono tantissimi ma nessuno sembra in attesa del match. Non capisco. Decido d'informarmi. Lo faccio e "capisco"...

Semplicemente, non ci sarà nessuna proiezione. Le autorità comunali le hanno espressamente proibite. Chissà come mai? Meglio non perdere tempo a rimuginarci sopra (siamo pur sempre in Cina...). Devo vedere la partita e nella zona dove mi trovo non vedo alternative. Vado sul sicuro e opto per un bar che già conosco. Lì, la trasmettono sicuramente. Fermo un taxi.

Micromondo cinese

Arrivo a partita iniziata e sul punteggio già di 2-0 in favore dei turchi. Il cortile è praticamente pieno, almeno per quel che riguarda i posti dai quali si riesce a vedere la TV. Presenti una trentina di persone, tutti cinesi tranne io, i miei due colleghi ed una coppia di birraioli verosimilmente inglesi.

I cinesi, nonostante la loro nazionale sia sotto e già eliminata dal mondiale, sono completamente assorti dalla partita. Mancano però i commenti "da bar" tipici delle nostre latitudini. Tutto è molto tranquillo. Non appena però un loro giocatore si avvicina all'area turca, la passiva concentrazione degli astanti si tramuta in entusiasmo. Urla, applausi ed incitamenti, per me, incomprensibili. Bello da vedere, davvero genuino. Comincio a capire a cosa si riferiva Puce.

Molta gente passa sul marciapiedi lì accanto. Quasi tutti si fermano almeno un istante, sgranano i loro occhi a mandorla e seguono l'incontro. Spazzini con la mascherina antismog, distinte donne in carriera, mendicanti, operai, giovani scolari. Persino austeri poliziotti.

Terzo goal, sorrisi e applausi

Forza Cina, facci 'sto goal. Nel cortile del bar, lo spero anch'io. Primo per la curiosità di vedere le reazioni dei solitamente compassati cinesi. Puce mi diceva che allo stadio sono rumorosissimi, "altro che in Svizzera".

Secondariamente perché ho come l'impressione che abbiano la necessità di entusiasmarsi per qualche causa. Qua la vita sembra davvero dura. Nonostante la crescita economica, la povertà esiste ancora, in molti lavorano 15-16 ore al giorno, l'aria è irrespirabile, la democrazia ancora una chimera,...

Finalmente il goal arriva, ma sono ancora i turchi a trovare la breccia. 3-0. Reazioni dal cortile? Applausi, sguardi estasiati e sorrisi ammaliati. Una conferma di quel che pensavo. Qua c'è voglia di esultare, indipendentemente dal motivo. Una volta, forse, c'era l'ideologia. Oggi, almeno per un paio di settimane, c'è il calcio.

Marzio Pescia, Shanghai

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