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Rajoy: non mi dimetterò malgrado scandalo fondi neri

(Keystone-ATS) “È falso”, “non ho mai ricevuto soldi in nero” e quindi “non mi dimetto”: questa la dichiarazione fatta oggi solennemente dal premier spagnolo, Mariano Rajoy, nell’attesissima riunione straordinaria della direzione del Partido Popular (Pp) davanti ai media di mezzo mondo.

Una dichiarazione con cui il capo del governo conservatore ha messo in chiaro di opporsi allo tsunami dello scandalo tangenti che si è rovesciato sul suo partito conservatore e, da qualche giorno, sulla sua stessa persona. Questo, dice Rajoy, perchè lui il suo mandato di governare lo ha “ricevuto dagli spagnoli” alle ultime elezioni.

Nessuna carta nuova, dunque, nè una controprova al presunto libro contabile del Pp, pubblicato giovedì da El Pais, che il partito nega essere autentico: la platea della riunione straordinaria del gotha nazionale dei popolari è servita a Rajoy per una dichiarazione squisitamente politica.

Le carte-choc pubblicate dal quotidiano di area socialista lo accusano di essere stato personalmente beneficiario, come altri dirigenti nazionali e locali del partito, fra il 1997 e il 2008, di una ‘paghettà di 25.000 euro l’anno più varie regalie, distribuite dagli stessi tesorieri del Pp sulla base di fondi neri presunti ricevuti dal partito da imprese, edili in particolare, a livello soprattutto di amministrazioni locali.

Rajoy ha tentato di rassicurare: “Le mie dichiarazioni dei redditi e il mio patrimonio saranno messi a disposizione di tutti i cittadini a partire dalla prossima settimana” su internet, in nome della “massima trasparenza”. Poi: “Non ho deciso di fare della politica il mio mestiere per fare soldi”. Anzi, assicura, “ci ho rimesso denaro”, che per me “non è la cosa più importante”.

Fuori dalla sede madrilena del Pp, dove Rajoy ha tenuto la propria arringa, la polizia era schierata dalla mattina presto in assetto antisommossa. Ma centinaia di manifestanti inferociti si sono comunque radunati urlando “dimettiti, dimettiti!” e brandendo bustarelle, nuovo simbolo degli “indignados” di un Paese costretto a pesanti tagli e con un 26% di disoccupati e una corruzione pervasiva. A metà giornata la petizione per le dimissioni del premier lanciata due giorni fa dalla piattaforma Change.org aveva raccolto già 650.000 adesioni.

Il nuovo scandalo politico è “figlio” della cosiddetta inchiesta “Guertel”, sui conti in nero del partito e le presunte tangenti destinate a potenti amministratori locali del partito per favorire alcune imprese, che lo scorso anno ha investito il tesoriere del Pp Luis Barcenas, lui stesso indagato per 22 milioni di euro in conti svizzeri.

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