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Rassegna stampa La storia ci dirà la vera valenza dell'accordo con l'Iran

La stampa svizzera è oggi unanime nel porre l'accento sull'importanza dell'accordo sul nucleare iraniano, raggiunto ieri a Vienna. Tutti ritengono che sia una vittoria per Teheran. Ma i pareri divergono sulla valenza internazionale dell'intesa. Tra i commentatori c'è chi dice che solo il futuro consentirà di scoprirla.

In Iran la gente esulta per il raggiungimento di un accordo sul nucleare che dovrebbe porre fine ad anni di sanzioni economiche internazionali nei confronti del Paese degli Ayatollah.

(Keystone)

I quotidiani italofoni sottolineano la portata storica dell'intesa, sebbene con premesse molto caute. In un'analisi comune intitolata "La Storia passa da Vienna", La RegioneTicino e il Corriere del Ticino (CdT) esordiscono avvertendo che l'accordo "potrebbe anche diventare carta straccia prima di quanto immaginiamo".

E anche per l'editorialista del Giornale del popolo (GdP), "la prudenza non è mai troppa: già in passato vi sono state rotture e dietro-front quando gli ostacoli sembravano ormai appianati", rammenta, aggiungendo che "quella delle trattative sul potenziale arsenale atomico di Teheran è del resto un'arte da funamboli e più di un negoziatore si è (politicamente) rotto l'osso del collo".

Accordo storico Nucleare iraniano: c’è intesa dopo 21 mesi di negoziati

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Dopo quasi due anni di intensi negoziati, l’Iran e i ministri degli esteri di Cina, Francia, Germania, Regno Unito, Russia e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo sul nucleare. Teheran limiterà le sue ambizioni nucleari e autorizzerà le ispezioni dell’AIEA, in cambio della fine delle sanzioni. La comunità internazionale ha salutato questa intesa, mentre Israele l’ha definita “uno storico errore per il mondo”.


“L'accordo è formalmente concluso. Ora si apre un nuovo capitolo nelle relazioni internazionali; è un segnale di speranza lanciato al mondo", ha dichiarato al termine dei negoziati Federica Mogherini, alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea.

L’intesa, siglata a Vienna, pone fine a una maratona diplomatica iniziata nel settembre del 2013 a Ginevra e a una crisi lunga oltre 12 anni.

L’accordo prevede che Teheran non potrà produrre materiale sufficiente per la costruzione di un'arma atomica per almeno 10 anni. Verranno stabilite nuove clausole per le ispezioni dei siti del paese, inclusi quelli militari.

Come controparte, le sanzioni adottate dall’Unione europea e dagli Stati Uniti sull’economia, l’energia e i trasporti iraniani saranno tolte non appena l’accordo entrerà in vigore, verosimilmente all’inizio del 2016. Saranno invece mantenute le sanzioni relative ai missili balistici e alle importazioni di armi offensive. 

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Il documento deve ancora essere approvato da Washington e Teheran. Il congresso statunitense ha tempo 60 giorni per valutare l’intesa e altri 22 per dare il suo nullaosta. In caso di rifiuto, il presidente Barack Obama ha annunciato l’intenzione di porre un veto. Per il New York Times, si tratta della più grande vittoria della presidenza Obama.

L’accordo apre di fatto la strada a una normalizzazione delle relazioni economiche e diplomatiche dell’Iran con la comunità internazionale, in un momento in cui il Medio Oriente è in preda a una serie di conflitti. Per il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, potrebbe “contribuire in modo determinante alla pace e alla stabilità della regione”.

Anche Parigi ha auspicato che attraverso questa intesa, “un certo numero di crisi nelle quali è coinvolto l’Iran, direttamente o indirettamente, possano essere risolte più facilmente”.

Sul fronte opposto, Israele ha invece immediatamente denunciato un “errore storico” che permetterà a Teheran di fabbricare la sua “macchina del terrore”.

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Dal canto suo, la Svizzera ha accolto favorevolmente la conclusione dell’accordo sul programma nucleare iraniano e l'eliminazione graduale delle sanzioni.

"Si tratta di un segnale importante che mostra come le sfide cruciali della politica internazionale possano essere risolte in modo pacifico e con i mezzi della diplomazia", indica oggi in una nota il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Berna vede così confermato il principio della risoluzione pacifica dei conflitti da essa sostenuto. "L'accordo definitivo e completo sul nucleare iraniano è un evento di portata storica che rappresenta una pietra miliare per la regione del Medio Oriente e non solo", sottolinea il DFAE.

La Confederazione invita ora le parti coinvolte nei negoziati ad "attuare l'accordo immediatamente e in maniera costruttiva".

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Circondati da rischi

Ma "se le parti contraenti saranno conseguenti, la portata del documento è tale da ridisegnare lo scenario geopolitico ben oltre la vasta area mediorientale", rileva l'analista della Regione e del CdT, pur mettendo in guardia sulle molteplici insidie che attendono la ratifica e l'applicazione dell'intesa.

Pericoli provenienti da ogni parte, su cui mette l'accento anche l'editorialista del GdP, secondo il quale, "la vera posta in palio è fare della Repubblica islamica dell'Iran un interlocutore normale del sistema mondiale". In questa sfida, l'accordo costituisce "un seme importante – che andrà attentamente curato e protetto – per fare del Medio Oriente una regione meno pericolosa, instabile e dominata dagli estremismi", afferma il quotidiano di Lugano.

Di necessità virtù

Il nocciolo della questione, secondo l'Aargauer Zeitung è che "a lungo termine l'accordo influenza l'equilibrio di potere nel Vicino e Medio Oriente (…) Senza Teheran i conflitti in Siria, Iraq e Yemen non possono essere risolti. Ma il coinvolgimento dell'Iran è possibile solo se il paese non è più considerato uno Stato canaglia fuorilegge", sintetizza il quotidiano argoviese.

Decisamente ottimista il bernese Der Bund, il quale non esita a titolare "Il mondo è diventato più sicuro" e a lodare il pragmatismo delle parti contraenti che "non hanno concesso spazio a dispute politiche interne, negli Stati Uniti o in Iran" consentendo così di coronare di successo il processo negoziale più complesso degli ultimi decenni. "È veramente uno dei rari grandi momenti della diplomazia", enfatizza il quotidiano della capitale federale.

Sulla stessa lunghezza d'onda Le Temps, per il quale certamente "rimangono numerose resistenze e molteplici insidie. Ma l'accordo concluso a Vienna dalle grandi potenze ha la virtù di cambiare l'Iran e cambiare le grandi potenze stesse".

Tra meriti e demeriti

Pur riconoscendo i meriti dell'amministrazione di Barack Obama nel raggiungimento dell'intesa di Vienna, il quotidiano di Ginevra osserva però che puntando tutto su questo accordo, "ha lasciato marcire la situazione in Siria, si è accontentata troppo a lungo di un alleato saudita ottuso e convulsivo, ha rifiutato di assumersi pienamente le proprie responsabilità in Iraq".

Dopo l’accordo sul nucleare di Losanna La Svizzera ai blocchi di partenza per fare affari con l’Iran

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Sebbene l’accordo sul programma atomico iraniano non sia definitivo, gli ambienti economici occidentali già si preparano a fare affari con l’Iran. Anche i rappresentanti dell’economia svizzera cominciano a preparare il terreno nel paese colpito dalle sanzioni, sebbene il commercio con l’Iran rimanga difficile.

Con l’accordo di Losanna tra le potenze dell’ONU che detengono un diritto di veto nel Consiglio di sicurezza (G5+1) e l’Iran, sono aumentate le possibilità che le parti riescano a trovare un consenso sugli scottanti dettagli politici.

La fiducia in un successo negoziale definitivo sta crescendo anche al di fuori dei circoli diplomatici. I rappresentanti delle economie dei paesi occidentali cercano, anche per via ufficiale, di riallacciare i rapporti con un paese che in seguito alla pressione degli Stati Uniti è da anni politicamente ed economicamente isolato.

Accordo quadro sul programma atomico

Nelle trattative di inizio aprile con l’Iran a Losanna, i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU e la Germania hanno raggiunto un accordo di principio. L’Iran ha accettato una limitazione e una sorveglianza che dovrebbe garantire il carattere pacifico del suo programma atomico. In cambio le sanzioni dovrebbero essere levate. L’accordo di principio serve da base per un trattato definitivo che dovrà essere elaborato entro fine giugno.

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Non c’è da stupirsi: con i suoi quasi 80 milioni di abitanti, tra cui molti specialisti con un buon grado di formazione e una classe alta facoltosa, e con le sue enormi riserve di gas e di petrolio, l’Iran offre la prospettiva di fare ottimi affari, sempre che le sanzioni siano abolite.

In Svizzera persino la Segreteria di Stato per l’economia (SECOLink esterno) vuole prendersi cura delle relazioni con la repubblica islamica. In aprile una delegazione di rappresentanti dell’economia guidata da Livia Leu si recherà a Teheran per valutare le prospettive economiche. «Vogliamo capire come il governo iraniano si immagina i prossimi passi fino alla conclusione delle trattative e poi allo smantellamento delle sanzioni», afferma la delegata del Consiglio federale per gli accordi commerciali, che fino al 2013 è stata ambasciatrice svizzera a Teheran.

Livia Leu non svela tuttavia i partecipanti al viaggio, ma si limita a informare che ci saranno «anche rappresentanti di aziende attive in vari settori, oltre a collaboratori della SECO e di Economiesuisse». In Iran la delegazione avrà contatti con ministeri, autorità e operatori economici.

Affari discreti

Anche i rappresentanti di aziende che hanno rapporti con l’Iran in regime di embargo sono cauti nei confronti della stampa. In particolare il settore farmaceutico e alimentare, ma anche alcuni prodotti dell’industria meccanica e orologiera e di altre industrie, non sono interessati dalle sanzioni.

In Iran non sono attive solo piccole e medie imprese svizzere, ma anche multinazionali come la Nestlé, la Holcim e la Novartis. Un rappresentante dell’azienda farmaceutica svizzera farà parte della delegazione. Novartis è presente in Iran con un ufficio di rappresentanza, ha confermato la multinazionale. «Abbiamo un contratto con un’azienda sul posto per la produzione e la distribuzione locali». La Novartis si è impegnata «a fornire ai pazienti medicamenti rispettando scrupolosamente le sanzioni economiche e le misure decise da Stati uniti, Unione europea e Svizzera».

La Novartis non ha tuttavia voluto fornire informazioni sulla forma in cui regola i pagamenti in un paese che è escluso dal sistema globale di pagamenti SWIFT. «Non rendiamo noti i dettagli finanziari».

L’azienda Bühler con sede a Utzwil, nel canton San Gallo, è presente in Iran ininterrottamente dal 1976. «Oltre alla sede principale a Teheran, Bühler dispone di un luogo di produzione ad Astara. La presenza locale ci permette di occuparci in modo ottimale dei clienti iraniani», scrive l’azienda, nata 150 anni fa. Sul mercato iraniano la Bühler vende mulini e altre macchine per la lavorazione di alimenti. Sul traffico dei pagamenti con l’Iran non fornisce informazioni.

«L’embargo colpisce i più poveri»

Il direttore della filiale della Bühler a Teheran, Sharif Nezam-Mafi, è anche direttore della camera di commercio iraniano-svizzera, di cui fa parte la maggior parte delle imprese svizzere presenti in Iran. «Le sanzioni hanno arrecato molti danni all’economia del paese, di per sé ricco», ha affermato Sharif Nezam-Mazi in un’intervista rilasciata a una corrispondente della Radio svizzera di lingua tedesca (SRF).

Dopo la fine dell’embargo, in Iran rifluirebbero capitali iraniani derivati dall’esportazione di petrolio - e congelati in conti in banca all’estero - per un valore di circa 100 miliardi di dollari. «L’economia iraniana è avida di investimenti», dice Nezam-Mafi, pur ammettendo che questi sono controllati in buona parte dallo Stato e sono «divorati dalla corruzione e dal nepotismo».

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Il fatto che l’embargo abbia danneggiato gravemente l’Iran è confermato anche dal suo omologo in Svizzera Hassan Akbarzadeh, interpellato da swissinfo.ch. Nato in Iran, Akbarzadeh vive da oltre 40 anni in Svizzera ed è presidente della camera di commercio svizzero-iraniana, che ha la sua sede dal 1976 a Zurigo. «Con le sanzioni si sono colpite in primo luogo persone che erano già svantaggiate. L’embargo ha aumentato la povertà, ma non ha impressionato molto le persone facoltose», afferma l’ex commerciante di tappeti, che si reca spesso in Iran.

La vita privata ed economica è comunque diventata più cara e più complicata per la maggior parte degli iraniani, dice Hassan Akbarzadeh e cita un esempio tratto dalla propria esperienza. «Come si possono mandare soldi ai propri figli che studiano all’estero se nessuna banca è più disposta a occuparsi dei pagamenti da e per l’Iran?» Allo sportello o al telefono quando si parla di relazioni con l’Iran si è talvolta trattati come criminali.

Sanzioni contro l’Iran

Il governo svizzero ha deciso nel 2007 di applicare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ha adottato misure coercitive nei confronti dell’Iran. Nel 2011 ha adattato le sanzioni contro la repubblica islamica a quelle dei principali partner commerciali della Svizzera, nel 2012 le ha inasprite e nel 2014 ha soppresso alcune sanzioni.

Le limitazioni al commercio riguardano in particolare la fornitura e l’acquisto di materiale d’armamento e di beni e tecnologie che potrebbero essere usate per la repressione interna o essere impiegate sia sul piano civile che militare (dual use). Anche per alcuni beni dell’industria petrolifera, del gas e petrolchimica e per i diamanti vige un divieto di fornitura.

Sono proibiti anche servizi e finanziamenti in relazione con questi beni. Inoltre sono stati bloccati i patrimoni di determinate persone, aziende e organizzazioni.

(fonte: SECO)

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I pagamenti passano generalmente da Stati terzi come Dubai o la Turchia, spiega la camera di commercio. Ma le banche non confermano. La Banca cantonale zurighese, che secondo la camera di commercio per qualche tempo ha ancora dato una mano per gestire i pagamenti con l’Iran, fa sapere a swissinfo.ch che «a causa delle sanzioni dell’UE e dell’ONU dal 2010 si è completamente ritirata dagli affari con l’Iran».

I pagamenti rimangono il maggiore problema per i rapporti commerciali con l’Iran, conferma Livia Leu della SECO. Sebbene l’UE e la Svizzera non abbiano adottato sanzioni così estese come quelle che gli Stati uniti hanno imposto all’Iran da 35 anni a questa parte, queste ultime si ripercuotono indirettamente anche sulle relazioni economiche svizzero-iraniane.

Dal punto di vista statunitense, un’azienda deve scegliere tra fare affari con gli USA oppure con l’Iran. È questa la ragione per cui le banche integrano le sanzioni USA nelle loro analisi dei rischi. «La maggior parte di loro ha interrotto le relazioni con le banche iraniane, anche con quelle che non sono negli elenchi delle sanzioni», afferma l’ambasciatrice svizzera.

Una sfida per le relazioni commerciali con la Svizzera è costituita soprattutto dalla corruzione. Nell’indice di percezione della corruzione l’Iran è al 144° posto su 177. «La corruzione è un fenomeno globale», afferma Livia Leu rispondendo alla domanda come si possano fare affari con l’Iran senza violare la legge. «Nell’ambito dell’OCSE sono state elaborate direttive per evitare la corruzione, direttive alle quali la SECO fa riferimento quando discute con gli ambienti economici di attività commerciali internazionali».

Nell’imminente viaggio dei rappresentanti dell’economia svizzera a Teheran in primo piano ci sono gli interessi economici, dice Livia Lue, rispondendo alla domanda se anche i diritti umani saranno un tema in discussione. Ma poiché lei conosce bene il paese, è certa che potranno essere discusse anche altre questioni.

Quanto all'Express di Neuchâtel, senza voler negare i meriti dell'amministrazione Obama, precisa che "ciò che ha realmente messo il regime dei mollah attorno al tavolo negoziale, è la pressione della piazza. La società iraniana, stanca di vedere la sua economia, la sua cultura, la sua educazione soffocate da decenni di sanzioni internazionali, è riuscita a destabilizzare i suoi dirigenti arcaici e autoritari. Ieri ha vinto? Nulla di più incerto, in un contesto in cui il primo rubinetto che si aprirà alla revoca delle sanzioni è quello del petrolio".

Ancora più pessimista sulle conseguenze dell'accordo, la Basler Zeitung la quale pronostica che ormai "non sussiste più alcun dubbio che l'Iran disporrà di un'arma atomica entro dieci o 15 anni", poiché con l'intesa Washington riconosce l'industria nucleare iraniana. Il quotidiano basilese rimprovera a Barack Obama di comportarsi facendo finta che il regime di Teheran sia pacifico, allorché è notorio che finanzia, arma e sostiene militarmente il terrorismo. Il presidente degli Stati Uniti "gioca con il fuoco", afferma.

Un po' di respiro, poi il futuro ci dirà

Scettica è pure la Neue Zürcher Zeitung, la quale prevede che con l'accordo di Vienna, l'Occidente ottiene un attimo di respiro, ma nessuna garanzia di cambiamento a lungo termine del corso antioccidentale del regime di Teheran e delle sue ambizioni nucleari. L'Iran tra una decina d'anni potrebbe anche riprendere rapidamente il suo programma atomico, ammonisce il quotidiano zurighese.

Se sulla concretizzazione dell'accordo di Vienna e le sue conseguenze al momento vi possono essere solo interpretazioni e congetture, una cosa è però certa: il futuro dirà chi aveva ragione. "Se i piccoli calcoli hanno prevalso a scapito di una stabilità mondiale già molto fragile, il verdetto sarà senza appello. Non si tratterà più di un accordo storico, ma di un errore storico", scrive il commentatore comune della Tribune de Genève e del 24 heures. E i due giornali di Ginevra e di Losanna concludono: "In fin dei conti, soltanto la Storia potrà dire se il mondo ha sacrificato, in questo 14 luglio, i suoi interessi geopolitici sull'altare dei suoi interessi economici"

swissinfo.ch

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