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Reati fiscali con coinvolgimento elvetico in Brasile

La truffa ai danni del fisco brasiliano prevedeva anche operazioni di cambio

(Keystone)

Le banche UBS e Credit Suisse sarebbero implicate in un truffa finanziaria di vaste proporzioni nel Paese sudamericano.

Due collaboratori degli istituti bancari svizzeri sono stati arrestati; la cifra sottratta al fisco ammonterebbe a oltre mezzo miliardo di franchi.

Due funzionari di banca svizzeri sono stati arrestati in Brasile, unitamente ad altre 17 persone, nell'ambito di un'indagine che ha portato allo smantellamento di una rete dedita al traffico di divise e all'evasione fiscale. Nella truffa sarebbero coinvolte anche UBS e Clariden Leu, filiale del Credit Suisse, oltre alla società finanziaria statunitense AIG.

«Siamo effettivamente a conoscenza del fatto che martedì un collaboratore di UBS è stato arrestato in Brasile», ha dichiarato la portavoce dell'UBS Rebeca Garcia, precisando che l'uomo si trovava in Brasile per lavoro.

Anche Tobias Billeter, portavoce di Clariden Leu, ha confermato l'arresto nel paese latinoamericano di un dipendente della banca. Nella vicenda potrebbe essere coinvolta anche la AIG Private Bank Svizzera. «Stiamo ancora raccogliendo informazioni», ha dichiarato a tal proposito la portavoce Irène Franco.

I portavoce dei due istituti elvetici hanno tuttavia aggiunto di non essere a conoscenza di accuse concrete formulate dalle autorità giudiziarie brasiliane nei confronti delle banche.

Sottrazione fiscale

Gli inquirenti brasiliani hanno dal canto loro affermato di ritenere che i due professionisti svizzeri abbiano agito con l'autorizzazione dei loro istituti. Gli arrestati avrebbero contribuito a sottrarre al fisco brasiliano oltre un miliardo di real, ossia più di 660 milioni di franchi svizzeri, nel giro di 18 mesi.

Stando alle prime ricostruzioni dei fatti, i due impiegati di banca elvetici si recavano a scadenze regolari in Brasile alla ricerca di clienti facoltosi, i quali – servendosi di cambiavalute – depositavano, in dollari, denaro non dichiarato al fisco su conti segreti cifrati, ha indicato martedì il coordinatore dell'operazione di polizia Ricardo Andrade Saadi in una conferenza stampa.

«Dollar cable»

Secondo quanto scrivono mercoledì i giornali brasiliani citando gli inquirenti, la rete utilizzava un sistema di compensazione tra i due paesi denominato «Dollar cable»: il denaro – cambiato in dollari senza essere dichiarato al fisco e successivamente trasferito in Svizzera – ritornava in Brasile sotto forma di merci acquistate in Cina e negli Stati Uniti.

Le altre persone arrestate su ordine del giudice federale Fausto Martin de Sanctis sono brasiliane: si tratta di dieci imprenditori, sei cambiavalute e un impiegato di banca.

swissinfo e agenzie

«Kaspar II»

L'operazione di polizia – denominata «Kaspar II» e preceduta da altre due denominate «Suiça» e «Kaspar I» – ha mobilitato quasi 300 agenti federali in quattro stati brasiliani: San Paolo, Rio de Janeiro, Bahia e Amazonas. Nel corso di 45 perquisizioni, è stato confiscato l'equivalente di circa 4,6 milioni di franchi.

Le persone arrestate saranno accusate di amministrazione fraudolenta, traffico di divise, riciclaggio di denaro, frode fiscale e associazione per delinquere. Le pene massime, sommate, raggiungono i 40 anni di carcere.

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