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Recessione o stagnazione?

Nonostante 4 trimestri di flessione congiunturale, gli esperti esitano a parlare di recessione.

Per la fine dell'anno in corso è previsto un tasso di crescita zero.

Il Prodotto interno lordo (Pil) elvetico secondo i dati riveduti pubblicati oggi dal Segretariato di Stato dell'economia (seco) ha registrato per quattro trimestri consecutivi - gli ultimi tre del 2001 e il primo del 2002 - un'evoluzione negativa, pur di debole entità. Gli esperti non sono sorpresi di tale andamento.

Negli Stati Uniti si parla di recessione qualora la variazione del Pil reale rispetto ai tre mesi precedenti è negativa per due trimestri consecutivi. In una conferenza stampa tenuta stamane a Berna, Aymo Brunetti, membro della direzione del seco, non ha voluto usare il termine di recessione. Ha avvertito che si tratta di dati ancora provvisori che saranno sottoposti a una seconda revisione.

Stagnazione marcata

Il quadro non è uniforme, secondo Brunetti: l'industria ha attraversato una fase di debolezza, ma ciò non si può dire per i servizi. Anche tenuto conto dell'alto livello di occupazione non risulta facile parlare di recessione. Si tratta piuttosto di una «stagnazione marcata», ha osservato.

«Con le cifre pubblicate occorre dire pane al pane e vino al vino», ha indicato Bernard Lambert, economista presso la banca privata ginevrina Pictet & Cie. Al di là del dibattito sulla denominazione del fenomeno, «ciò che è sicuro è che tutti ritoccheranno le previsioni al ribasso», ha aggiunto.

Per l'esperto della Pictet, in media annua nel 2002 il tasso di espansione del Pil dovrebbe oscillare attorno allo zero o risultare leggermente negativo. «E non ci sono accelerazioni in vista», secondo Lambert. In un contesto di aumento della disoccupazione - la soglia dei 100 000 senza lavoro si sta avvicinando - bisognerà realizzare una crescita economica dell'1,5 per cento per bloccare il fenomeno.

Moderato ottimismo per il 2003

Secondo Lambert «si può essere moderatamente ottimisti per il 2003», visione condivisa dal seco che per quest'anno pronostica un incremento medio del Pil dello 0,5 per cento.

Anche Janwillem Acket, capo economista presso la banca Julius Bär, parla di recessione. «Dopo i dati sulla disoccupazione di fine agosto e le cifre della contabilità nazionale si è delineato un andamento congiunturale completamente diverso». Palesemente la Svizzera si è trovata a livelli più alti nel 2000, rispetto a quanto calcolato finora. «Così la caduta è stata più ripida l'anno passato», ha rilevato Acket.

L'esperto della Julius Bär non ha potuto dire se la fase recessiva sia effettivamente alle spalle o se il dato, positivo, del secondo trimestre (+0,4 per cento) debba essere corretto al ribasso: «nel campo degli investimenti si sta tuttora verificando una contrazione e anche i servizi e le banche hanno problemi».

Il supporto principale del Pil rimane la domanda di consumo. Se tale componente si manterrà a buoni livelli e se la tendenza positiva dell'export dovesse trovare conferma, la dinamica debolmente positiva osservata nel secondo trimestre proseguirà, per Acket. L'esperto si attende una crescita zero per il 2002 e un +1,5 per cento per il 2003.

swissinfo e agenzie

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