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Reporter senza frontiere Perché abbiamo bisogno di un giornalismo libero?

Woman hold up photo of Vigil Daphne Caruana Galizi

Una donna regge una fotografia della giornalista maltese uccisa, Daphne Caruana Galizi.

(John Borg/Keystone/AP)

La difesa della libertà di informazione è la ragion d'essere di Reporter senza frontiere (RFS). In occasione del ventesimo anniversario di swissinfo, mettiamo in luce il lavoro di questa organizzazione e le sue preoccupazioni per gli attacchi senza precedenti che oggi subisce il giornalismo libero.

Una ragazzina con i capelli raccolti in una treccia guarda sopra la propria spalla in direzione del fotografo, cercando di non perdere la presa su uno zaino sovradimensionato che tiene stretto con una sola cinghia. Un ragazzo, in una seconda foto, posa per la macchina fotografica. Un lottatore di wrestling è stampato sulla maglietta rosa che indossa, lo stesso colore dello zucchero filato che tiene nella mano destra.

Young girl looks over shoulder as she walks up steps in alley

Aleppo, 2010

(Maher Akraa)

Entrambe le foto sono state scattate nella città siriana di Aleppo, ma a cinque anni di distanza l'una dall'altra. Il mondo intatto della ragazza – sta andando a scuola mentre sale i gradini? – contrasta nettamente con quello del ragazzo. Non sono né la sua maglietta né lo zucchero filato che catturano la nostra attenzione, bensì le grucce su cui si appoggia. È un amputato, ha una gamba sola. E la foto, scattata nel 2015, fa capire che bambini innocenti sono spesso vittime della guerra.

Boy in pink t-shirt stands on crutches with bags of cotton candy in his one hand

Aleppo, 2015

(Maher Akraa)

Entrambe faranno parte di una collezione, riunita dal giornalista e fotografo Maher Akraa, che mostra Aleppo prima e dopo il conflitto. Akraa ha una storia d'amore con la sua città, ma per il momento non può tornarvi. Dopo essere stato minacciato di morte per i suoi reportage sulla guerra e il coinvolgimento delle varie fazioni politiche siriane, ha chiesto e ottenuto asilo in Svizzera.

L'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata quando ha lasciato la Turchia per andare a Ginevra per partecipare ai colloqui di pace sulla Siria. Prima della partenza è stato arrestato e gli sono stati confiscati il permesso turco e altri documenti. Alla fine, è stato autorizzato a salire a bordo dell'aereo, ma il suo viaggio nella città svizzera equivaleva a una deportazione.

Giunto a Ginevra, è entrato in contatto con RSFLink esterno, che da allora lo sostiene.

Anniversario di swissinfo.ch

Il 20 novembre swissinfo.ch festeggerà il suo 20° anniversario a Berna con un evento per una raccolta di fondi. Il ricavato andrà interamente alla sezione svizzera di Reporter senza frontiere.

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"Mi hanno mostrato quali erano le mie opzioni e quale supporto legale era disponibile", ha detto Akraa a swissinfo.ch. "È stato estremamente utile perché non avevo più alcuna possibilità di tornare in Turchia. Non ho avuto nemmeno quella di portare con me i miei pochi effetti personali quando sono andato via".

La sezione svizzera di RSF ha coperto le spese legali del giornalista siriano durante la procedura d'asilo e per l'acquisto di materiale informatico, in modo che potesse continuare a lavorare come giornalista. Da allora ha avviato una propria rete di notizie, la Brocar PressLink esterno, per riferire sugli ultimi sviluppi in Siria e in Medio Oriente.

Maher Akraa

Maher Akraa

(Foto-optik-grau)

Assistere giornalisti come Akraa è uno dei quattro pilastri dell'operato dell'organizzazione non governativa. RSF si adopera inoltre per proteggere i giornalisti attraverso la formazione e la fornitura di abbigliamento antiproiettile, incita i governi a rispettare le libertà fondamentali e combatte la censura.

Per aumentare la consapevolezza delle minacce, pubblica ogni anno l'indice mondiale della libertà di stampaLink esterno.

Il rapporto 2019 rivela in dettaglio il deterioramento della situazione dei giornalisti in tutto il mondo, afferma Denis Masmejan, capo della sezione svizzera di RSF. Il degrado "comprende regioni come l'Europa, che fino a poco tempo fa erano considerate un rifugio sicuro per i giornalisti, ma dove ora possono pagare con la vita il loro lavoro".

L'Ong attualmente sta mettendo l'accento sul caso irrisolto della giornalista maltese, Daphne Caruana Galizia, morta in un'autobomba nel 2017 dopo aver denunciato la corruzione nell'isola e aver investigato sui Panama Papers.

Da parte sua, la sezione svizzera ha chiesto insistentemente al governo elvetico di utilizzare i suoi canali diplomatici per prendere una posizione più ferma nei confronti dell'Arabia Saudita, dopo l'assassinio nel 2018 del giornalista Jamal Ahmed Khashoggi, e per ottenere l'immediato rilascio di 30 giornalisti, blogger ed editorialisti sauditi che secondo RSF sono stati arrestati arbitrariamente.

All'inizio di quest'anno, la Svizzera ha optato per una condanna congiunta dell'uccisione di Khashoggi, firmata da tutti gli Stati membri dell'Unione Europea e da diversi altri.

La Svizzera quest'anno si colloca al sesto posto dell'indice internazionale di RSF. Ciò dimostra che anche nella Confederazione si devono ancora compiere progressi per poter raggiungere il massimo livello, osserva Denis Masmejan.

"Anche se la libertà di stampa è generalmente ben difesa e le violazioni non sono paragonabili a quelle dei regimi autoritari, a volte dobbiamo ancora intervenire". Quest'anno RSF ha condannato due attacchi fisici ai giornalisti durante manifestazioni a Ginevra e a Zurigo.

In un caso di lunga data, RSF è intervenuta in difesa del quotidiano svizzero di lingua francese Le NouvellisteLink esterno. Ha chiesto al presidente della società calcistica FC Sion, Christian Constantin, di porre fine al boicottaggio del giornale che ha introdotto in seguito a un resoconto critico di Le Nouvelliste. Non solo i giornalisti del foglio vallesano sono banditi dalla cabina stampa durante le partite e dalle conferenze stampa, ma è vietato a tutti i dipendenti del club, giocatori compresi, parlare con loro.

"Perché la libertà di stampa sia viva, deve essere esercitata al massimo, ovunque e in ogni momento", dice Masmejan.


Traduzione di Sonia Fenazzi

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