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Rete diplomatica Il parlamento salva l'ambasciata svizzera in Guatemala

L'ambasciata svizzera in Guatemala potrà rimanere in funzione.

(eda.admin.ch/guatemala)

Dopo la Camera del Popolo, anche i senatori della Camera dei Cantoni hanno accettato giovedì di mantenere attiva l’ambasciata svizzera in Guatemala, minacciata di chiusura. Contrariamente ai colleghi della camera bassa del parlamento, hanno invece rifiutato di salvare il consolato generale di Chicago.

La Camera dei Cantoni non avrebbe nemmeno dovuto votare sul mantenimento dell’ambasciata in Guatemala, sulla quale incombeva lo spettro della chiusura a causa di restrizioni finanziarie. La sua commissione preparatoria aveva infatti espresso un giudizio unanime e il ministro degli affari esteri Didier Burkhalter si è allineato all’avviso dei senatori.

«Prendiamo atto del fatto che il parlamento non vuole questa chiusura, ha affermato il ministro ai senatori. Abbiamo già adottato delle disposizioni in funzione di questa decisione, che si era delineata in modo abbastanza chiaro». Prossimamente verrà nominato un nuovo ambasciatore.

Didier Burkhalter ha d’altronde precisato quale sarà la missione della rappresentanza elvetica in Guatemala. «Si concentrerà sulla difesa degli interessi nel quadro della trattativa sull’accordo di libero scambio in corso con gli Stati della regione. Si concentrerà inoltre sulla promozione dei diritti umani e sul coordinamento della cooperazione internazionale».

L’ambasciata, seppur salva, dovrà adottare alcuni cambiamenti. Le questioni consolari saranno raggruppate nell’ambasciata di San José, in Costa Rica, «così da evitare spese inutili», ha spiegato il responsabile della diplomazia svizzera. Per i cittadini svizzeri saranno comunque organizzate delle giornate consolari in Guatemala.

Soddisfazione delle ong

«La decisione di chiudere quest’ambasciata aveva suscitato incomprensione e importanti reazioni da parte delle ong [organizzazioni non governative, ndr], ha ricordato la senatrice Anne Seydoux-Christe. La Svizzera, tramite la sua ambasciata, svolge infatti un ruolo essenziale in favore della promozione della pace e della salvaguardia dei diritti umani. La presenza della Svizzera rimane dunque indispensabile sul piano diplomatico, in particolare per sostenere le ong svizzere attive nel paese».

Non sorprende quindi che le ong abbiano reagito con soddisfazione alla decisione odierna. «È il risultato di un lavoro di lobby comune, coordinato e ostinato di diverse persone», si è felicitata Anna Leissing, coordinatrice dell’ong Guatemalanetz.

Dello stesso avviso l’Organizzazione di soccorso protestante (Heks), che conduce un programma in Guatemala dal 1972. «Nel contesto attuale del Guatemala è molto importante mantenere una presenza svizzera e internazionale. Nel paese vi sono in effetti forti segnali che indicano un aumento della repressione», osserva Karl Heuberger, responsabile dei programmi in America centrale.

Console onorario a Chicago

I senatori hanno al contrario rifiutato, con 26 voti contro 11, una mozione per il mantenimento del consolato generale di Chicago, invece ampiamente accettata dai deputati della Camera del Popolo (153 voti contro 22).

Data la divergenza tra le due camere, il consolato di Chicago verrà dunque chiuso, come auspicato dal governo. Nella capitale dell’Illinois rimarrà soltanto un console onorario.

«La dimensione della colonia svizzera che fa capo al consolato generale di Chicago è relativamente modesta, ha spiegato Didier Burkhalter. Si tratta di 8'000 persone, di cui soltanto 2'000 risiedono nell’Illinois. Possiamo assistere queste 8'000 persone tramite il consolato che abbiamo a New York, che attualmente si occupa di 20'000 persone».

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OSE contenta a metà

L’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) denuncia da tempo la riduzione della rete delle rappresentanze diplomatiche elvetiche. L’organizzazione saluta quindi il mantenimento dell’ambasciata in Guatemala.

È invece molto più critica in merito alle questioni consolari. «Dal punto di vista dell’OSE si tratta di un falso segnale, reagisce il suo direttore Rudolf Wyder. Sono già stati chiusi troppi consolati, ciò che si traduce in uno smantellamento della presenza visibile della Svizzera all’estero. Questo dà l’impressione che i servizi consolari non siano importanti».

Di fronte ai senatori, Didier Burkhalter ha tuttavia affermato che la soppressione dei consolati generali non va considerata una catastrofe. «Non bisogna sottovalutare l’impatto e la qualità della rete dei consoli onorari. Certo, questo dipende dalle persone in funzione, dalle scelte prese e dall’organizzazione. Il lavoro svolto dai consoli onorari ha dimostrato, in molti luoghi del pianeta, di essere molto efficace e di avere costi particolarmente bassi. Si tratta di persone estremamente motivate che si occupano di difendere gli interessi della Svizzera».

Il Congresso degli Svizzeri all’estero tornerà a discutere di rappresentanze diplomatiche nel mondo in occasione del suo prossimo appuntamento annuale, che si svolgerà dal 16 al 18 agosto a Davos.

Accesso facilitato agli espatriati

Il 3 giugno 2013 la Camera del Popolo (Consiglio nazionale) ha adottato, con 134 voti contro 31, una mozione che intende facilitare all’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) l’accesso dei dati relativi agli espatriati.

Depositata dalla Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, questa mozione chiede che l’OSE possa accedere agli indirizzi di posta elettronica degli espatriati iscritti presso le rappresentanze diplomatiche. Questo dovrebbe migliorare il processo di elezione del loro organo rappresentativo, il Consiglio degli Svizzeri all’estero.

Attualmente, quest’elezione avviene tramite i club e le associazioni degli Svizzeri all’estero. Questo sistema pone però un problema di rappresentatività, visto che una gran parte degli espatriati non ne fa parte.

Il governo si era opposto alla mozione siccome la legge sulla protezione dei dati non permette alle autorità di trasmettere i dati dei cittadini a organi privati quali l’OSE.

Per ora è difficile prevedere gli effetti della mozione. Il testo si accontenta infatti di incaricare il governo di collaborare con l’OSE per trovare una soluzione «in tempi brevi».

La Camera dei Cantoni, la camera alta del parlamento, deve ancora esprimersi.

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Traduzione dal francese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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