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Rilanciati i bilaterali

Svizzeri ed europei ad un nuovo round di negoziazioni

Lunedì i quindici membri dell'Ue hanno adottato gli ultimi mandati di negoziazione con la Svizzera. Si entra nel vivo dei bilaterali bis.

Soddisfazione da parte della Svizzera. I quindici hanno in effetti adottato i mandati di negoziazione per tutti i campi che figurano nel menu del secondo round dei bilaterali. La missione svizzera vuole " un approccio globale con l'obbiettivo di raggiungere un risultato equilibrato".

Malgrado i commenti scettici, gli svizzeri hanno ottenuto ciò che volevano. Ma i primi scogli sono già all'orizzonte. Già martedì è previsto un incontro a Berna con i rappresentati dell'Ue sul delicato dossier della tassazione dei risparmi.

Il segreto bancario non si tocca

In dicembre i quindici hanno adottato provvisoriamente una direttiva che prevede l'instaurazione, entro il 2010, di un sistema di scambio d'informazioni delle amministrazioni comunitarie.

Ma due paesi - il Lussemburgo e l'Austria - hanno preteso che i paesi terzi, tra cui la Svizzera, adottino "misure analoghe". Altrimenti minacciano di far uso del veto. L'Unione Europea vuole chiudere questo dossier entro la fine dell'anno. "Siamo pronti ad iniziare le negoziazioni, risponde la Svizzera, e ad aiutare l'Ue a mettere in atto la sua direttiva. Ma Berna non rinuncerà al segreto bancario, che implicherebbe l'accettazione del meccanismo dello scambio d'informazioni".

Come mostrano i sondaggi, la maggioranza degli svizzeri resta attaccata al segreto bancario. I gioco c'è il futuro della piazza finanziaria elvetica: la Svizzera gestisce il 40% delle fortune private a livello mondiale (Ginevra il 40% di questo totale) e il settore dà lavoro a qualcosa come 40 mila persone in Svizzera.

L'inquietudine delle banche

Un rimpatrio dei risparmi europei avrebbe delle conseguenze importanti per Ginevra e per il Ticino, e in misura minore anche per Zurigo, afferma l'associazione svizzera degli impiegati di banca. E l'inquietudine aumenta.

Confrontati alle pressioni internazionali, negli ultimi mesi i banchieri svizzeri si sono mobilitati per difendere i vantaggi della piazza finanziaria elvetica. In particolare la riservatezza, la sicurezza, la performance e il servizio. Per loro il segreto bancario fa parte del diritto alla protezione della sfera privata.

I negoziatori svizzeri vogliono proporre una soluzione: prelevare un'imposta alla fonte sugli interessi dei risparmi di cittadini europei e restituirne una parte a Bruxelles. Una soluzione già testata e che, secondo loro, si rivela efficace. Ma almeno per il momento, i quindici non ne vogliono sentir parlare. I negoziati sembrano mal partiti ancor prima di cominciare.

Asilo e sicurezza nazionale

Prima della metà di luglio, svizzeri ed europei apriranno un secondo importante dossier: quello della partecipazione della Svizzera agli accordi di Schengen, riguardanti la sicurezza interna, e quelli di Dublino, circa il problema dell'asilo. In questo caso è Berna che fa delle richieste. Vuole infatti avere lo stesso statuto d'associata di cui godono la Norvegia e l'Islanda.

I due paesi non appartengono all'Unione Europea ma sono membri di Schengen dal marzo 2001. Paradossalmente però la domanda rischia di mettere in imbarazzo i negoziatori elvetici: perché l'adesione a Schengen e Dublino è un tema tutt'altro che accettato unanimemente all'interno della Svizzera.

Guardie di frontiera addio

Per migliorare la collaborazione giudiziaria e delle forze di polizia con l'Ue e per regolare i problemi concernenti le domande d'asilo, la Svizzera deve accettare l'abolizione delle guardie di frontiera. Inoltre la sovranità dei cantoni in materia di polizia verrebbe messa in discussione.

Altro punto delicato: la Svizzera dovrebbe accettare uno scambio d'informazioni in seno alla collaborazione giudiziaria che metterebbe in gioco il segreto bancario. I cantoni si sono già detti contrari. La ministra svizzera di giustizia e polizia è cosciente che le negoziazioni saranno difficili. Secondo Ruth Metzler, l'adesione a Schengen non avverrà prima del 2009, perché bisogna aspettarsi un referendum.

Swissinfo/Barbara Speziali a Bruxelles


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