Rinchiusi nelle carceri straniere

Nel 2002, l'allora ministra svizzera della giustizia Ruth Metzler (a sinistra) mentre visita una prigione in Thailandia Keystone

200 cittadini svizzeri sono in carcere all'estero. Sono accusati di vari reati, anche gravi, ma soprattutto di delitti finanziari e traffico di stupefacenti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 gennaio 2004 - 08:48

Il problema è tornato alla ribalta in occasione della recente liberazione in Guatemala di Nicolas Hänggi e Silvio Giovanoli.

Alcuni casi sono stati molto mediatizzati, come la vicenda di una coppia di Zugo, interpellata dalle autorità indiane nel dicembre del 2000 sotto l’accusa di pedofilia.

Lo stesso vale per il caso di un 20enne arrestato alcune settimane fa in Costa Rica perchè colpevole di traffico di bambini.

Nel 1999 in Cina è invece stato condannato a morte uno svizzero accusato di stupro e omicidio. Nel frattempo la pena è stata commutata in carcere a vita.

Una fattura salata

La maggior parte delle incarcerazioni sono comunque legate alla droga: delitti che spesso vengono puniti in modo molto più severo che in Svizzera.

Il caso più celebre è quello di Nicolas Hänggi e Silvio Giovanoli, arrestati in Guatemala nell’agosto del 1997 e liberati poche settimane fa – per buona condotta – dopo aver scontato sei anni di carcere. Erano stati condannati a dodici anni di detenzione.

Ogni cittadino elvetico incarcerato all’estero può beneficiare della protezione del consolato svizzero, che si incarica di visitare il detenuto almeno una volta all’anno.

Il consolato controlla anche che vengano rispettate le regole di uno Stato di diritto come ad esempio il diritto alla difesa.

Anche le ambasciate forniscono un aiuto concreto e, se necessario, fanno ad esempio avere ai detenuti sapone o medicinali.

L’assistenza giuridica viene invece organizzata quasi sempre dalle famiglie, dagli amici o dai datori di lavoro dei detenuti.

Se il prigioniero non dispone di alcun contatto, viene nominato un difensore d’ufficio, spiega il Dipartimento federale degli esteri.

Interventi informali

Nei cosiddetti casi gravi, quando la pena inflitta a un cittadino svizzero è sproporzionata rispetto al diritto elvetico, come succede nei delitti legati alla droga, la Svizzera può intervenire in maniera informale, dice Daniela Stoffel, portavoce del Dipartimento federale degli esteri.

“Si tratta semplicemente di attirare l’attenzione delle autorità, niente di più”, precisa la portavoce.

A questo proposito, nel 2002 la ministra della giustizia Ruth Metzler aveva approfittato della sua visita in Thailandia per evocare i casi di numerosi svizzeri incerati nel Paese asiatico.

La consigliera federale aveva anche reso visita ad alcuni di loro e firmato con Bangkok un trattato che prevede la possibilità per i cittadini svizzeri di scontare la fine della loro pena in patria.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Nel 2003 sono stati arrestati all’estero 162 cittadini svizzeri
Attualmente 77 svizzeri sono detenuti in Europa, 29 in America latina, 27 in Asia (di cui 11 in Thailandia)
28 sono in carcere negli Stati Uniti, 4 in Africa e i restanti sono distribuiti nelle carceri dell'Oceania, dei Caraibi e del Medio-Oriente

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