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Keystone / Alexandra Wey

Il  lupo in Svizzera in futuro non potrà essere abbattuto a scopo preventivo. Di stretta misura i votanti hanno respinto la revisione della Legge sulla caccia, che avrebbe allentato le condizioni per uccidere il predatore.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 settembre 2020 - 18:16
Sonia Fenazzi, con agenzia ATS

È con il 51,9% di no e il 48,1% di sì che la revisione della Legge sulla caccia (LCP) è stata bocciata all'esame popolare. Il testo varato dal parlamento e sostenuto dal governo è stato rifiutato in 11 cantoni, mentre negli altri 15 è stato approvato, come si vede nel grafico seguente:

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A far pendere la bilancia dalla parte del no sono stati gli agglomerati urbani. La partita serrata fino alla fine rispecchia la spaccatura che ha provocato nella popolazione e nel parlamento svizzeri, nonché tra città e campagna, il ritorno in territorio elvetico di grandi predatori, che erano stati sterminati da tempo, in particolare del lupo. Dal 1995, questo canide si è reinsediato in Svizzera. Il primo branco si è formato nel 2012. Alla fine dell'anno scorso, tra branchi e animali solitari, complessivamente si contavano un'ottantina di lupi sparsi in vari cantoni svizzeri.

"Specie protette regolabili"

In primo piano della nuova LCP, varata dal parlamento e combattuta con un referendum, c'era proprio l'articolo che dichiarava il lupo e lo stambecco "specie protette regolabili". Al governo federale era inoltre lasciata la facoltà di autorizzare, tramite ordinanza, la regolazione di altre specie.

La nuova legge stabiliva che gli abbattimenti potevano essere decisi per i seguenti motivi: proteggere spazi vitali o conservare la diversità delle specie, oppure prevenire danni o un pericolo concreto per l'uomo, oppure mantenere effettivi adeguati di selvaggina a livello regionale. Attualmente, invece, l'autorizzazione di abbattere un lupo non è rilasciata a titolo preventivo, bensì solo se ha ucciso più di 25 ovini in un mese o 35 in quattro mesi, nonostante le misure di protezione delle greggi.

La competenza di decidere le regolazioni di specie protette sarebbe passata dalla Confederazione ai Cantoni. Questi, con la nuova normativa, non avrebbero più dovuto ottenere l'autorizzazione dell'Ufficio federale dell'ambiente, ma semplicemente consultarlo.

La revisione introduceva anche altre varie novità, volte a rafforzare la tutela della natura, quali, per esempio, la designazione e il finanziamento da parte della Confederazione di corridoi faunistici d'importanza interregionale.

Buon compromesso per i fautori

L'idea era di adattare la legge vigente, che risale al 1985, quando il lupo non si era ancora reinsediato in Svizzera, all'evoluzione delle popolazioni di predatori e altre specie di animali selvatici che provocano danni. Questo al fine di appianare i conflitti tra coloro che esigono la loro protezione e coloro che chiedono la loro eliminazione.

Il testo uscito dai banchi del parlamento, per volontà di una maggioranza composta di democentristi, popolari democratici, borghesi democratici e liberali radicali, era effettivamente considerato un "buon compromesso nella tradizione svizzera" dal governo federale, che lo sosteneva. Una visione con cui concordavano l'associazione CacciaSvizzera, il Gruppo svizzero per le regioni di montagna e l'Unione svizzera dei contadini.

Sbilanciato per gli oppositori

Per socialisti, Verdi e Verdi liberali, che si sono opposti invano in parlamento, il testo era invece sbilanciato e rappresentava una minaccia per la protezione delle specie animali. Un parere ampiamente condiviso dalle organizzazioni Pro Natura, WWF, BirdLife, Gruppo Lupo Svizzera e zooschweiz, che hanno impugnato con successo il referendum. E i loro argomenti hanno fatto breccia, seppur di misura, tra i votanti.

Comprendersi a vicenda

Uscita sconfitta dal voto popolare, la ministra dell'ambiente Simonetta Sommaruga ha dal canto suo commentato in una conferenza stampa che la revisione della LCP non ha convinto il popolo perché non teneva sufficientemente in considerazione la protezione della natura. La presidente della Confederazione ha esortato città e campagna alla comprensione reciproca. A suo avviso, occorre trovare un equilibrio tra i diversi interessi in gioco.

"Nessuna regione deve essere dimenticata", ha sottolineato,  affermando di comprendere la delusione delle regioni alpine, dove la popolazione è maggiormente interessata dalla propagazione del lupo. A suo avviso, le discussioni riprenderanno in parlamento.

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