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Roland Béguelin, l'anima della lotta giurassiana

Denise Béguelin davanti al ritratto di suo marito Roland swissinfo.ch

Amato dai sostenitori, odiato dai detrattori. Senza la spinta di Roland Béguelin, oggi il canton Giura probabilmente non esisterebbe.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 giugno 2004 - 20:56

Per evocare questo personaggio atipico della politica svizzera, swissinfo ha incontrato la sua seconda moglie, Denise Béguelin.

Poco distante dalla stazione di Delémont, una casa semplice, che si affaccia su un piccolo giardino. Una casa che nel passato è appartenuta al pittore Paul Bovée e che Roland Béguelin ha acquistato nel 1962. Denise Béguelin vi è venuta ad abitare nel 1982.

Prima di diventare la moglie del segretario generale del Rassemblement jurassien, Denise Schmitt è stata una militante, e come buona parte della gioventù giurassiana ha preso parte fin dai primi momenti all’attivismo di allora, in particolare al movimento ‘Bélier’.

“Ho partecipato a quasi tutte le azioni del gruppo”, confessa sorridendo…

swissinfo: Il primo incontro con Roland Béguelin, immagino, è stato quello con l’uomo politico…

Denise Béguelin: Sì, la prima volta che l’ho incontrato, è stato in occasione di una manifestazione a Les Rangiers. Sono stata soggiogata dal suo carisma - era il nostro idolo, devo ammetterlo, tutti i giovani del movimento lo adoravano, ma piaceva anche ai meno giovani.

Poi ho lavorato a lungo con lui. L’ho seguito nelle sue battaglie, è stato un periodo appassionante. Quando si lavora così, anche il mestiere di segretaria diventa straordinario. E poi, piano piano, i legami sono diventati più profondi.

swissinfo: Il 23 giugno 1974, il popolo giurassiano ha detto « sì » alla creazione del canton Giura. Come avete vissuto lei e Roland Béguelin quella giornata?

D.B.: Siamo arrivati distrutti al voto. Durante i mesi precedenti abbiamo lavorato come forsennati: abbiamo scritto una quantità di lettere, siamo andati a trovare la gente, abbiamo cercato di convincere gli indecisi.

Quel giorno, quando qualcuno ha proposto di stappare lo champagne, Roland ha detto ‘No, dobbiamo aspettare i risultati definitivi’. Quando finalmente sono arrivati i risultati di Porrentruy, si è finalmente potuto festeggiare.

E’ stata un’esplosione di gioia, anche se in fondo continuavamo a non crederci. Siamo usciti per strada, la gente ballava, piangeva, le macchine giravano con le bandiere al vento : era bello, commovente.

swissinfo: il 52% di «sì», è stata certo una vittoria, ma anche una mezza sconfitta, perché lo smembramento del Giura è diventato inevitabile.

D.B.: Allora eravamo troppo contenti. Certo, si pensava anche al seguito, perché c’era quell’aggiunta costituzionale che spianava la strada ai sotto-plebisciti, un fatto assolutamente senza precedenti.

swissinfo: I sotto-plebisciti avrebbero permesso ai distretti del Sud di aderire al canton Berna. Ma Roland Béguelin non aveva già messo una croce sul Giura meridionale?

D.B.: No. Credeva che il Giura avrebbe fatto da leva. Non ha mai pensato un solo istante di abbandonare il Giura del Sud. D’altronde, in un primo tempo, Roland pensava di votare no o di sabotare il plebiscito, proprio per quella ragione, per i rischi di implosione.

Ma poi c’è stato un sondaggio tra le sezioni del Rassemblement jurassien che indicava una preferenza per il sì. E Roland ha ceduto: ogni tanto era capace anche di questo! (risate)

swissinfo: Lui stesso è nato nel Giura del Sud, a Tramelan. Come viveva l’odio che suscitava nella sua regione d’origine?

D.B.: Sapeva non lasciarsi ferire dall’odio altrui. Lui parlava sempre di «avversari», mai di nemici. E anche quando il movimento vinceva una battaglia, e gli altri erano sconfitti, diceva sempre : «Cerchiamo di evitare i trionfalismi». Non gli piaceva schiacciare l’avversario.

swissinfo: Il discorso e la traiettoria di Roland Béguelin sono segnati dalla passione per la lingua e la cultura francese…

D.B.: Credo che per Roland la causa giurassiana è stata prima di tutto una battaglia per la lingua. Roland amava la lingua, ha scritto diversi poemi e racconti. Aveva un’anima profondamente letteraria.

Penso che ha abbracciato la causa giurassiana proprio perché un giorno s’è detto : « A che serve scrivere, se tra qualche decina d’anni nel Giura si parlerà tedesco ? »

swissinfo: Questa passione per il francese l’ha portato a sviluppare una retorica anti-germanica di matrice « etnica ». Da un punto di vista contemporaneo, è un po’ imbarazzante…

D.B.: Ci sono diverse interpretazioni del concetto di etnia. Per lui non c’era motivo di imbarazzo, perché aveva un’idea molto chiara di quello che voleva dire. Ha addirittura creato una « Conferenza delle minoranze etniche di lingua francese ».

swissinfo: Poco alla volta, la nozione di « Stato di combattimento » ha perso anche nel canton Giura parte del suo fascino. Come ha vissuto la svolta l’oltranzista Béguelin?

D.B.: Penso che avrebbe desiderato che il canton Giura continuasse a rimanere uno « Stato di combattimento » fino ad oggi. Ma era anche consapevole dei limiti della natura umana : sapeva che i ministri giurassiani avrebbero avuto minore libertà d’azione.

swissinfo: Con quale immagine del futuro del Giura è morto Roland Béguelin?

D.B.: Con quella del rapporto Widmer. Ne ha preso conoscenza due, tre mesi prima di andarsene. Era ottimista sull’impatto che avrebbe avuto. Per lui era un fatto straordinario ottenere il sostegno del Consiglio federale.

swissinfo: Ne « La Question jurassienne », Alain Pichard scrive : « Roland Béguelin è stato al tempo stesso il teorico, il propagandista e lo stratega del Rassemblement, malgrado la sua profonda antipatia per le masse e i partiti ». Conferma ?

D.B.: Sì per la prima parte, sì anche per i partiti. Perché se pure è entrato in un partito (il partito socialista, NdR), ha sempre preferito l’azione concreta a quella partitica.

Per quanto riguarda le masse invece non sono d’accordo. E’ vero che non amava la folla : era un protestante, un solitario, doveva sforzarsi per stare in mezzo alla gente.

Ma non si trattava assolutamente di disprezzo. Era semplicemente un timido, anche se poi la questione giurassiana lo ha costretto a combattere la timidezza !

swissinfo: A distanza di anni, si ha l’impressione che non ci sia proporzione tra gli obiettivi per cui Roland Béguelin si è battuto e il suo carisma personale. Non crede che in fondo il suo combattimento andava ben oltre la questione giurassiana?

D.B.: Questa osservazione mi fa pensare a quello che dicevano alcuni amici francesi di Roland : lo chiamavano il « gigante del pianerottolo ».

Voleva per l’appunto dire che era troppo grande per una piccola regione. Sì, sono convinta che sarebbe riuscito a fare molto anche altrove…

swissinfo: Napoleone e De Gaulle facevano parte dei suoi modelli, vero?

D.B.: Sì, assolutamente. D’altronde, aveva un ritratto di Bonaparte nel suo ufficio !

Intervista a cura di swissinfo, Bernard Léchot
(traduzione: Luisa Orelli)

Fatti e cifre

Roland Béguelin (1921-1993) è nato a Tramelan (Giura del Sud, o Giura bernese);
Nel 1947 è stato uno dei fondatori del Movimento separatista giurassiano;
Deputato socialista al Parlamento giurassiano dal 1979 al 1990, ne è stato anche il primo presidente.

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In breve

Il canton Giura celebra quest’anno il 30° dal plebiscito per l’autodeterminazione (1974) e il 25° dall’acquisizione della piena sovranità (1979).

Il 24 settembre, 26 anni dopo la votazione federale che sancì l’indipendenza e fece del Giura il 23mo cantone, Delémont riceverà le delegazioni della Confederazione e dei cantoni.

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