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Sì di massima al contributo di coesione Dalla Svizzera un miliardo quasi incondizionato per l'UE

Tre persone in una strada innevata che camminano faticosamente contro vento.

Oltre un terzo dei sette milioni di abitanti in Bulgaria dipende dai sistemi di teleriscaldamento, che spesso non funzionano. I contributi di coesione mirano a ridurre le disuguaglianze sociali nell'UE.

(Keystone)

Il parlamento elvetico non mostra i muscoli: se l'UE non discrimina la Svizzera, la Confederazione dovrebbe versare all'Unione 1,3 miliardi di franchi. Dopo la Camera dei Cantoni, anche quella del popolo ha detto sì in linea di principio a un ulteriore miliardo di coesione. Alcuni media svizzeri applaudono.

Il contributo alla coesione ha a che fare solo indirettamente con i negoziati per un accordo quadro (noto anche come accordo istituzionale), che attualmente minaccia il percorso bilaterale tra la Svizzera e l'UE. Esso è visto come un segnale che potrebbe influenzare il corso delle trattative in una direzione o nell'altra.

Servizio del Telegiornale RSI del 18.03.2019

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Servizio del Telegiornale RSI del 18.03.2019

Con 1,3 miliardi di franchi spalmati sui prossimi dieci anni, la Svizzera dovrebbe contribuire a ridurre le disparità economiche e sociali tra i vecchi e i nuovi Stati membri dell'Unione europea. Oltre agli Stati dell'Est dell'Unione, anche quelli particolarmente colpiti dalla migrazione riceveranno soldi dalla Svizzera.

Bruxelles considera il denaro come un prezzo di ingresso nel mercato interno dell'UE. Berna considera il contributo come un gesto volontario. Ma a seconda che la Svizzera paghi o meno, la decisione del parlamento può creare un atteggiamento di disponibilità o di confronto a Bruxelles.

Sulla questione tattica si è incentrato lunedì il dibattito al Consiglio nazionale (Camera del popolo del parlamento svizzero).

Una forte minoranza della Camera voleva tracciare delle linee rosse nella concessione del denaro, quasi come una ritorsione per delle misure dell'UE percepite dalla Svizzera come discriminatorie. Tra queste, ad esempio, la minaccia di non concedere più l'equivalenza borsistica alla Svizzera o di non consentirle di partecipare a pieno titolo ai programmi di ricerca europei Horizon 2020 ed Erasmus Plus (promozione della formazione professionale).

"L'UE collega l'accordo quadro a proposte quali l'equivalenza dei mercati azionari o Horizon. È quindi legittimo collegare l'accordo quadro al contributo di coesione", ha dichiarato Elisabeth Schneider-Schneiter, a nome del Gruppo PPD (Partito popolare democratico).

L'UE ci metterà in ginocchio?

Incondizionatamente opposto al miliardo di coesione, il Gruppo UDC (Unione democratica di centro, destra conservatrice) vuole anche impedire un accordo quadro con l'UE. "Riguardo all'accordo quadro, l'UE parla di un trattato di amicizia, ma vuole costringerci a firmare questo 'patto di amicizia'. Dice: Se non firmate questo trattato di amicizia, continueremo a mettervi sotto pressione, vi metteremo in ginocchio, per così dire", ha tuonato a nome dell'UDC il deputato Roger Köppel, avvertendo che lo stesso vale per il miliardo di coesione.

Ma voci moderate, come quella di Laurent Wehrli, che ha parlato a nome del Gruppo liberale radicale (PLR, destra liberale), hanno raccolto più consensi. Un contributo alla solidarietà è importante per le relazioni della Svizzera con i Paesi dell'UE, ha affermato il parlamentare. L'importo in termini assoluti è effettivamente impressionante, ma dovrebbe anche essere relativizzato, ha sottolineato Wehrli.

Esso rappresenta solo lo 0,35% del totale del fondo di coesione dell'UE. E il suo collega di partito Hans-Peter Portmann ha spiegato con dei calcoli perché il contributo non è stato "esagerato". "Paghiamo appena 15 franchi per abitante se accordiamo questo contributo. Ma il valore degli accordi bilaterali è pari a 4500 franchi all'anno nel portafoglio per tutti noi". Perfino il piccolo principato del Liechtenstein, che non è membro dell'UE, paga 25 franchi per abitante. E la Norvegia, anch'essa non membro dell'UE, paga addirittura 52 franchi pro capite, ha aggiunto il deputato PLR.

Perciò, a nome del Gruppo socialista (PS), Martin Naef ha messo in guardia dal voler trasformare il contributo in un pegno nei negoziati sull'accordo quadro.

Alla fine del dibattito, la maggioranza dei deputati ha deciso un sì in linea di principio, ma non del tutto incondizionato, vale a dire solo se l'Unione europea dà prova di buona volontà nei confronti della Svizzera.

Più tempo e margine di manovra

Poiché la Camera del popolo ha deciso una diversa ripartizione dell'importo – vuole attribuire 190 milioni di franchi in più, ossia 380 milioni, al contributo per gli Stati confrontati con il forte flusso migratorio e 190 milioni in meno, ossia 857 milioni di franchi, a quello per gli Stati dell'Est –, il dossier torna alla Camera dei Cantoni nella prossima sessione parlamentare, per l'eliminazione delle divergenze.

Con questa decisione, il parlamento dà più tempo e margine di manovra al governo federale nei negoziati sull'accordo quadro.

"Un'abile mossa tattica", commenta oggi il quotidiano Neue Zürcher Zeitung (NZZ) riguardo al fatto di guadagnare tempo. "Sul piano della politica interna non sarebbe praticamente giustificabile approvare incondizionatamente il credito quadro [contributo di coesione, Ndr.] al momento attuale".

La Svizzera ha così mantenuto aperte tutte le opzioni per i negoziati sull'accordo quadro, concordano i commentatori di diversi quotidiani elvetici. 


Per la coesione e la migrazione

Il secondo contributo svizzero, di poco più di 1,3 miliardi di franchi distribuiti su dieci anni, sarà suddiviso in un credito quadro per la coesione e in uno per la migrazione. I programmi perseguiranno cinque obiettivi principali:

• promuovere la crescita economica e il partenariato sociale, ridurre la disoccupazione, in particolare quella giovanile;

• gestire la migrazione e promuovere l’integrazione; rafforzare la sicurezza pubblica;

• proteggere l’ambiente e il clima;

• rafforzare i sistemi sociali e sanitari;

• promuovere l’impegno civico e la trasparenza.

(Fonte: Dipartimento federale degli affari esteriLink esterno)

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(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)

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