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Salvare mari, laghi e fiumi

I mutamenti ambientali dei prossimi 50 anni saranno di portata globale (ICEF)

(swissinfo.ch)

Cento esperti a Zurigo per discutere sul futuro degli ecosistemi acquatici.

Il deterioramento delle risorse idriche è un problema che a medio termine mette in pericolo tutto il pianeta.

In questi giorni un centinaio di scienziati provenienti da tutto il mondo si sono riuniti al Politecnico di Zurigo per formulare previsioni sulle condizioni dei mari, dei laghi e dei fiumi di qui a vent'anni.

L'inquinamento, l'eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche, la costruzione di dighe che frammentano il corso dei fiumi, il riscaldamento globale: sono tante le conseguenze delle attività umane che minacciano l'equilibrio degli ecosistemi acquatici del nostro pianeta.

Nei prossimi decenni, i danni inflitti ai mari, ai fiumi e ai laghi potrebbero ritorcersi contro di noi.

Il convegno di Zurigo

La Fondazione per la Conservazione Ambientale e l'Istituto Federale per la Scienza e la Tecnologia Ambientale hanno riunito a Zurigo esperti provenienti da tutto il mondo.

Fisici, chimici, ecologi e biologi che discutono su questi temi per formulare delle previsioni sulle condizioni degli ecosistemi acquatici tra vent'anni.

Grande protagonista del convegno è il mare, da sempre fonte di vita e di ricchezze per l'uomo, sottoposto negli ultimi anni a uno sfruttamento e una pressione crescenti.

Il mare sotto assedio

La porzione del mare più ricca di vita è quella compresa tra la superficie e una profondità di circa 200 metri. È lì che si concentra la più grande varietà di organismi animali ed è lì che si avverte di più l'impatto delle attività umane.

"Tutte le aree in cui la pesca è vantaggiosa dal punto di vista economico sono ormai sfruttate all'eccesso", dice Victor Smetacek, biologo dell'Istituto di Ricerca Polare Alfred Wegener di Bremerhaven, in Germania.

"Inoltre", aggiunge Smetacek, "l'allevamento ittico ha favorito un aumento delle malattie tra gli animali selvatici e l'introduzione di specie estranee che si sono diffuse a discapito di quelle autoctone (vedi articolo allegato).

Questi fenomeni sono sintomi di una grave condizione di stress dell'ecosistema marino. E la situazione non potrà che peggiorare entro il 2025, se non corriamo ai ripari."

La distruzione dei fondali

Anche la vegetazione dei fondali, un elemento chiave degli ecosistemi costieri, è minacciata dall'inquinamento, dalla pesca a strascico e dalle ancore delle imbarcazioni.

Nei prossimi vent'anni, prevedono gli esperti, la superficie delle praterie di alghe si ridurrà ulteriormente, soprattutto lungo le coste dei Paesi in via di sviluppo, che non dispongono di risorse economiche da dedicare alla tutela ambientale.

Fiumi impoveriti e sempre più inquinati



Le conseguenze della sovrappopolazione e dell'urbanizzazione non riguardano solo le aree costiere, ma anche i corsi d'acqua dolce. Da sempre l'uomo costruisce le sue città sulle rive dei fiumi e si serve dell'acqua corrente per irrigare i campi, produrre energia e sbarazzarsi dei prodotti di scarto dell'industria e dell'agricoltura.

Particolarmente dannosi sono i fertilizzanti chimici usati nei campi: raggiungono l'acqua dei fiumi e stimolano la proliferazione di organismi unicellulari, batteri e microalghe, che soffocano ogni altra forma di vita.

La costruzione di dighe per l'irrigazione e per la produzione di energia idroelettrica impoverisce il corso naturale dei fiumi accentuando gli effetti della contaminazione chimica e batterica.

Entro i prossimi vent'anni, l'aumento della popolazione mondiale e il processo di industrializzazione dei Paesi in via di sviluppo comporterà uno sfruttamento più intenso dei corsi d'acqua e un accentuarsi dei problemi già esistenti.

Laghi in via d'estinzione

Gli stessi problemi che affliggono i fiumi, minacciano la sopravvivenza dei bacini d'acqua dolce: l'inquinamento, la crescita incontrollata di microrganismi, batteri e alghe tossiche, la sottrazione di acqua destinata all'irrigazione o alla produzione di energia.

"Un esempio di disastro ecologico tuttora in corso è la progressiva scomparsa del Mare di Aral", dice Alfred Beeton, biologo della National Oceanic and Atmosferic Administration, "un bacino lacustre dell'Asia Occidentale, che un tempo era ampio come un mare interno e pescoso. La sottrazione di acqua fresca dagli affluenti ha ridotto la portata del lago e ha reso salmastre le sue acque." Un esempio allarmante, considerato che i grandi laghi rappresentano il 68% delle riserve di acqua dolce del pianeta.

swissinfo, Cristina Valsecchi

In breve

Le conseguenze della sovrappopolazione e dell'urbanizzazione non riguardano solo le aree costiere, ma anche i corsi d'acqua dolce.

La costruzione di dighe per l'irrigazione e per la produzione di energia idroelettrica impoverisce il corso naturale dei fiumi.

Gli stessi problemi che affliggono i fiumi minacciano la sopravvivenza dei laghi.

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Fatti e cifre

Nei prossimi 20 anni le praterie di alghe si ridurranno ulteriormente
Tra la superfice e 200 m di profondità la vita marina è più ricca
I laghi rappresentano il 68% delle riserve di acqua dolce

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