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#DroneFrontier Droni: da un passato militare a un futuro urbano

Un drone militare in volo su un paesaggio desertico.

È questo che vi immaginate quando pensate a un drone? Il termine generico "drone" e la difficoltà di identificare gli apparecchi in volo può creare confusione tra velivoli senza pilota di uso commerciale e militare.

(Keystone)

I droni commerciali si apprestano a entrare a pieno titolo nella nostra vita quotidiana; la loro identificazione coi loro antenati militari dovrà però essere rivisitata in favore di una migliore accettazione, scrive Francesco Bortoluzzi, un professionista nel campo delle relazioni internazionali a swissnex Boston.

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Le origini e l’evoluzione della tecnologia dei droni sono state questioni centrali di Aerial Futures: The Drone FrontierLink esterno a swissnex BostonLink esterno – una serie di eventi che mira a connettere l’ecosistema svizzero dei droni con gli Stati Uniti. Come parte della nostra esplorazione, abbiamo interrogato esperti nel panorama della ricerca e tecnologia a Boston per aiutarci a meglio comprendere le origini dei droni commerciali.

Una storia di disagio e ambiguità

Francesco Bortoluzzi è un professionista delle relazioni internazionali basato a Boston. Nel ruolo di Project Coordinator for Academic Relations a swissnex Boston, si occupa di connettere gli ecosistemi accademici e di ricerca fra la Svizzera e l’America del Nord.


(swissinex Boston)

I droni odierni trovano la loro origine all’inizio dell’era dell’aviazione, quando ogni velivolo in cielo suscitava meraviglia e preoccupazione nei cuori delle persone di tutto il mondo. Durante la seconda guerra mondiale, quando le forze aeree iniziarono a giocare un ruolo decisivo negli scontri armati, i droni furono inizialmente sviluppati come aeromobili a pilotaggio remoto per il lancio di bombe (poi sviluppatisi in missili) e per l’addestramento di piloti con dispositivi come il “DH.82B Queen Bee” (“Ape Regina”) del Regno Unito. Il termine “drone” è stato probabilmente ispirato dalla vicinanza semantica a questo antenato.

L’inquietudine suscitata dalle origini militari dei droni non è però mai scomparsa, poiché sono diventati fin da subito un mezzo di ricognizione aerea grazie ai progressi tecnologici portati avanti dagli Stati Uniti nel secondo dopoguerra. Ciononostante, il primo uso significativo di droni in combattimento risale al 1982, durante uno scontro fra Israele e la Siria. L’operazione ha attratto l’interesse di molti paesi, spingendoli a investire somme ingenti nello sviluppo di droni sofisticati come il Predator, che è stato ritirato dalle operazioni nel 2018.

Oggi i droni militari vengono impiegati in tre attività principali: attacchi tattici segreti, sorveglianza per operazioni di combattimento, e ricognizione. Per scopi di ricognizione, vengono utilizzati piccoli droni come quelli commerciali attualmente disponibili, il che non fa altro che aumentare l’ambiguità associata alla tecnologia dei droni.

Accelerazione tecnologica

La diffusione e la disponibilità di droni commerciali è un fenomeno degli ultimi due decenni, che ha spiccato il volo solo quando la produzione di componenti elettronici di piccole dimensioni è diventata disponibile su larga scala.

"Gli smartphone sono spesso indicati come il fattore trainante della diffusione della tecnologia dei droni commerciali", ha dichiarato a swissnex Boston Andrew J Weinert, ricercatore presso la divisione Homeland Protection and Air Traffic Control del MIT Lincoln Laboratory.

Solo negli Stati Uniti, il mercato dei droni commerciali è cresciuto esponenzialmenteLink esterno da 40 milioni di dollari (39,3 milioni di franchi) a un miliardo di dollari tra il 2012 e il 2017, contribuendo con quasi 40 miliardi di dollari al PIL del paese. Ciò è dovuto in gran parte all’incredibile velocità con cui la tecnologia dei droni è stata in grado di trasferirsi dai laboratori di ricerca ai mercati commerciali.

Secondo Weinert, lo sviluppo del mercato dei droni non è stato ben anticipato dalla comunità dell’aviazione. Da una prospettiva storica, dice, la rapidità dello sviluppo della tecnologia dei droni commerciali ha fatto volare l’industria quasi senza strumenti.

"In alcuni casi, abbiamo visto un trasferimento tecnologico da pubblicazioni di ricerca a prodotti commerciale in meno di due anni. Non parliamo più di 5-10 anni, come solito per i grandi velivoli con equipaggio."

Applicazioni dalla A alla Z

Tanto notevole quanto il rapido sviluppo del settore è stata la portata dell’innovazione mostrata dalle applicazioni dei droni. Uno studio del 2016 condotto nell’ambito del progetto UTM della NASALink esterno ha individuato 135 potenziali applicazioni dei droni in 16 settori commercialiLink esterno. Come ha spiegato uno degli autori, Parker Vascik ricercatore all’MIT, "ciò che abbiamo osservato è che le applicazioni più importanti sono state in acquisizione di immagini aeree per l’agricoltura di precisione e ispezioni per industrie pesanti come linee ferroviarie, ponti, centrali elettriche, ciminiere, e impianti eolici".

 I droni commerciali moderni sono stati da subito adatti a queste applicazioni, e le norme vigenti consentivano già di operare in questi contesti, afferma Vascik, soprattutto perché le operazioni tendevano a essere condotte in aree scarsamente popolate e nel campo visivo dell’operatore. Ciò ha portato il settore dei droni a crescere molto rapidamente e a concentrarsi attorno a pochi grandi produttori, come PrecisionHawk e DJI.

A ogni modo, come osserva Vascik, sebbene oggi ci siano meno start-up che producono nuovi droni, "si osserva tuttavia una gamma di aziende che operano con droni acquistati commercialmente, spesso con modifiche al fine di soddisfare puntuali esigenze operative".

I campi d’applicazione per i droni continuano a crescere e, a oggi, includono fotografia aerea, telerilevamento, sorveglianza, comunicazione, trasporto, consegna, scienze atmosferiche e della terra.

Regolamento e accettazione pubblica

Le applicazioni dei droni in campo umanitarioLink esterno rivelano una delle più grandi sfide che si profilano all’orizzonte per i droni: da un lato, la gestione del traffico aereo che ne regola l’utilizzo; dall’altro, la pubblica accettazione. La confusione fra droni militari e commerciali in contesti umanitari è forse la più pericolosa, soprattutto quando gruppi paramilitari riutilizzano droni commerciali per fini di guerra asimmetrica.

"L’identificazione è un problema centrale: è estremamente difficile distinguere i droni nel cielo", fa notare Faine Greenwood, ricercatrice del Signal Program on Human Security and Technology alla Harvard Humanitarian Initiative. Per popolazioni di rifugiati, per esempio, è estremamente difficile distinguere un drone armato da uno impiegato per il rifornimento di viveri e medicinali.

"Idealmente, ogni operatore di droni dovrebbe contrassegnare in modo appropriato e più chiaramente i propri velivoli per permettere una migliore identificazione", suggerisce Greenwood, aggiungendo che come società potremmo sentirci più a nostro agio con nuove tecnologie, come i droni, se solo si riuscisse a distinguere facilmente attori che conducono operazioni militari da quelli impegnati in azioni umanitarie.

Con la crescita delle applicazioni commerciali, infatti, potremmo iniziare a veder volare droni dove non hanno mai volato prima, come sopra le città densamente popolate, il che rende la gestione del traffico aereo una priorità. Saremo disposti ad accettare numerose rotte di droni che passano quotidianamente attraverso i nostri paesaggi urbani e non? E man mano che i droni diventano più grandi, riusciremo a convivere con l’aumento dell’inquinamento acustico? E che dire del rischio che i droni cadano dal cielo?

"Il modo in cui lo spazio aereo viene utilizzato e il modo in cui il pubblico interagisce con esso sta cambiando", afferma Weinert. "Diversi studi si stanno avvicinando a formalizzare protocolli di mitigazione del rischio tra velivoli con pilota e droni, mentre la dinamica fra droni stessi sarà presto al centro dell’attenzione".

La sfida principale, tuttavia, non è tecnologica; bensì politica.

"La grande domanda che ha bisogno di chiarimenti è: chi possiede effettivamente lo spazio aereo, specialmente a basse altitudini, e chi è responsabile di gestirne le operazioni? Si tratta del proprietario, del comune, o del governo federale?", si chiede Vascik.

Diversi paesi in tutto il mondo stanno elaborando e implementando quadri normativi per rispondere a queste domande; solo il tempo saprà dire quali saranno i luoghi più accoglienti per questa tecnologia e dove vedremo le prime autostrade per droni nel cielo. Tuttavia una cosa è certa: l’aviazione è intrinsecamente un campo tecnologico globale e, man mano che queste sfide vengono risolte, non ci vorrà molto tempo perché questa nuova frontiera porti un Aerial Future in ogni orizzonte.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell'autore e non corrispondono necessariamente a quelle di swissinfo.ch.

Aerial Futures: the Drone FrontierLink esterno è una serie di eventi curata da swissnex Boston, con l’obiettivo di esplorare i cambiamenti che accompagnano la crescente adozione e implementazione della tecnologia dei droni commerciali dal punto di vista delle regolamentazioni e della società. Il dossier sull’innovazione di swissinfo.ch contiene articoli pubblicati su eventi e argomenti relativi alla serie Aerial Futures, in collaborazione con swissnex Boston. Puoi seguire la serie sui social media usando l'hashtag #DroneFrontier.

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