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Scudo fiscale Tremonti: dal Ticino cifre contrastanti

Le stime sul rientro dei capitali in Italia si aggirano attorno ai 60 miliardi di franchi

(Keystone Archive)

Non si hanno ancora dati sull'incidenza sul sistema bancario elvetico del rientro dei capitali italiani depositati all'estero.

Mentre dall'Italia arriva l'ulteriore conferma che il rientro dei capitali sta superando ogni aspettativa, sulla piazza finanziaria ticinese (la più toccata in Svizzera dalla sanatoria fiscale del governo di Roma), continuano a circolare indicazioni discordanti sulla fuga dei depositi. Le banche del cantone non sembrano allarmate: la parola d'ordine è minimizzare

Le cifre del rientro

Se a fine gennaio l'Ufficio italiano cambi indicava, per il mese di novembre, come regolarizzati ossia dichiarati, 82 milioni di euro, dei quali 42 rimpatriati fisicamente da tutto il mondo, in queste ultime settimane, il rientro dei capitali sta subendo un'accelerazione.

Difatti, salvo una proroga sino a giugno, di cui si parla con sempre più insistenza, il 28 febbraio scade il termine per gli italiani che hanno attività finanziarie all'estero di regolarizzarle, pagando una tassa del 2,5% sul loro valore. Le ultime stime ipotizzano un rientro vicino ai 40 miliardi di euro. Per il Ticino, che amministra depositi italiani per 300-350 miliardi di franchi, si è per ora stimata una perdita di attorno al 3%

Valutazioni esagerate

In realtà, secondo Giorgio Ghiringhelli presidente dell'Associazione bancaria ticinese, si è molto al di sotto di questa percentuale. Altrettanto pronta è stata la smentita, dalle colonne del quotidiano ticinese La Regione, di Giovanni Crameri responsabile di Ubs Ticino, sulle cifre indicate dal recente studio del Credit Suisse First Boston, che attribuiva alle sedi ticinesi dell'istituto di credito ben il 40% dei capitali che stanno ritornando in Italia. Per Crameri si tratta di cifre non veritiere e di gran lunga superiori al movimento reale.

Fatto sta che non si hanno ancora stime ufficiali e solo ai primi marzo si potranno realisticamente tirare le somme dell'impatto dello scudo fiscale italiano sulla piazza finanziaria ticinese.

Effetti diversificati

Altrettanto certo è che gli effetti del decreto del ministro italiano dell'economia Giulio Tremonti stanno avendo conseguenze diverse, a seconda della tipologia delle banche e delle attività finanziarie. Alcuni istituti, anche se non lo ammettono ufficialmente, hanno subito conseguenze pesanti e lamentano perdite sino all'8%; per altri, invece, la fuga è stata insignificante. Tanto più che alcune grandi banche sono pronte ad intercettare i capitali in rientro grazie alle sedi aperte da tempo in Italia.

I problemi maggiori sono, dunque, per le piccole banche, molte delle quali si erano insediate in Ticino sull'onda del boom del private banking e che oggi si trovano spiazzate. Ma per intanto i banchieri fanno fronte comune nello smorzare i toni allarmistici e nel dimostrarsi poco preoccupati dell'offensiva fiscale italiana.

Libero D'Agostino


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