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Scuola: più flessibilità tra pubblico e privato

Più spazio per le scuole private: è il risultato dell'indagine OIDEL

(Keystone Archive)

Un'indagine internazionale sostiene il contributo delle scuole dell'obbligo private. Ma in Svizzera sono praticamente irrilevanti.

In Svizzera la libertà di scelta fra scuola pubblica e privata non è sufficientemente garantita: è quanto emerge dal Rapporto 2002 dell'Organizzazione internazionale per lo sviluppo della libertà dell'insegnamento (Oidel). La Confederazione si piazza infatti solo al 45 posto, su 85 paesi presi in considerazione.

La diversificazione dell'insegnamento migliorerebbe l'efficacia globale del sistema educativo e non inciderebbe necessariamente sulle finanze dello stato, spiega il direttore aggiunto dell'Oidel, Jean-Daniel Nordmann, in una intervista a «Le Temps».

I criteri della classifica

La classifica stilata dall'Oidel valuta la diversità delle scuole e la possibilità di scelta offerta ai genitori basandosi su fattori come l'esistenza di disposizioni giuridiche per la creazione di scuole private, i finanziamenti statali a questi istituti, il tasso netto di scolarizzazione e la percentuale di allievi che frequentano scuole private.

Gli 85 paesi presi in considerazione rappresentano assieme l'87 per cento della popolazione mondiale. A livello internazionale la Svizzera si classifica al 45 posto mentre fra i paesi industrializzati è penultima, seguita solo dalla Grecia.

Scuola pubblica e privata

Al primo posto della classifica si piazza l'Olanda e nel gruppo di testa vi sono anche la Finlandia e l'Australia, due paesi che si erano piazzati ai primi ranghi anche nell'inchiesta PISA (Programme for International Student Assessment) dell'OCSE sulle competenze in lettura degli allievi di 33 stati. I paesi con un elevato «indice di libertà» sono anche quelli con il miglior livello di istruzione, sottolinea Jean-Daniel Nordmann nell'intervista.

«È sbagliato credere che la scuola privata prospera dove l'insegnamento pubblico è cattivo», prosegue il direttore aggiunto dell'Oidel citando come esempi la Finlandia, la Svezia e la Danimarca. In questi paesi, i genitori non pagano quasi niente per le scuole private eppure non c'è stato un «crollo» del sistema pubblico. Le scuole pubbliche offrono infatti una grande diversità grazie all'autonomia di cui godono i singoli istituti e le famiglie hanno una vera possibilità di scelta.

Necessità di scelta

Secondo Nordmann è necessario che i direttori abbiano un sufficiente margine di manovra per potersi adattare alle richieste reali e non a norme astratte. Il sistema scolastico nazionale uniforme, a suo avviso, è destinato a scomparire perché incapace di integrare tutti gli allievi: i bambini superdotati, gli immigrati e i dislessici, ad esempio.

«In Svezia - afferma Nordmann a «le Temps» - ogni bambino immigrato ha diritto ad un corso nella sua lingua materna... Si puo anche optare per l'assimilazione, ma si rischia di creare tensioni enormi, come attualmente in Francia». «Per assicurare la coesione sociale, oggi ci vuole la diversità, non l'uniformità. La diversità, e possibilità veramente uguali per tutti.»

Questo implica che la libertà di scelta non sia limitata dalle disponibilità finanziarie. Secondo lo studio dell'Oidel, i paesi che sovvenzionano le scuole private non sono quelli con i budget più elevati per l'educazione. Questo perché la gestione del privato è meno costosa e perché la diversificazione aumenta l'efficacia globale del sistema.

Secondo Nordmann, l'ideale sarebbe un sistema con scuole pubbliche e private che propongono progetti pedagogici chiaramente definiti e in cui i genitori hanno una reale libertà di scelta. Per beneficiare delle sovvenzioni, gli istituti privati dovrebbero soddisfare alcune condizioni, in particolare riguardo ai criteri di ammissione degli allievi per evitare discriminazioni. «L'idea - conclude Nordmann - è di favorire una diversificazione intelligente e controllata per evitare la deregolamentazione anarchica».

swissinfo e agenzie


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