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Segreto bancario: cala la pressione?

Il segreto bancario è uno degli elementi che hanno permesso alla Svizzera di sviluppare un imponente apparato finanziario

(Keystone Archive)

L'UE potrebbe non riuscire a convincere la Svizzera ad abbandonare il segreto bancario. Berna starebbe infatti per ottenere il sostegno di un alleato molto potente.

Fino ad oggi, la Svizzera ha difeso, praticamente in solitaria, la sua posizione di fronte alle incessanti richieste dell'Unione. All'orizzonte si intravede però una vigorosa spinta pro-Berna. Niente meno che dagli Stati Uniti.

Le pressioni europee intendono persuadere paesi terzi a trasmettere all'UE tutte le informazioni sui risparmi di cittadini europei. Il tutto con lo scopo di combattere l'evasione fiscale. Un tale sistema comprometterebbe tuttavia la "confidenzialità" svizzera e, in ultima analisi, secondo Berna, si rivelerebbe una minaccia per la piazza finanziaria elvetica.

Sembra però che l'amministrazione Bush non sia pronta a seguire l'UE in questa crociata. Niente di ufficiale ma, stando al Wall Street Journal, conferme dovrebbero giungere a breve termine.

I soliti bene informati sostengono che una tale decisione targata USA garantirebbe a paesi come la Svizzera, o a Lussemburgo e Austria all'interno dell'Unione, una posizione negoziale rafforzata nelle discussioni con Bruxelles. Secondo alcuni commentatori, le scelte statunitensi potrebbero anche annientare i progetti europei.

Svolta radicale

Secondo rappresentanti ufficiali, Bruxelles avrebbe già indicato che se non dovesse riuscire a convincere paesi terzi, come la Svizzera e gli USA, rinuncerebbe al proprio progetto fiscale.

In una recente intervista concessa a swissinfo, James Nason, dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB), aveva dichiarato che senza la Svizzera, il regime fiscale pianificato da Bruxelles non avrebbe retto.

"Gli Stati europei auspicano uno scambio automatico d'informazioni già a partire dall'anno prossimo", sostiene James Nason. "Ma il successo di un tale sistema dipende dalla cooperazione di Stati esterni all'Unione, paesi terzi come, ad esempio, la Svizzera".

L'alternativa proposta da Berna è l'introduzione di un'imposta preventiva sugli utili generati da capitali europei depositati nella Confederazione. Il gettito, incassato in Svizzera, sarebbe poi riversato nelle casse comunitarie. Una soluzione che rispetterebbe il principio del segreto bancario.

Il governo elvetico ha sempre sostenuto di non essere disposto a negoziare il segreto bancario. Il settore finanziario svizzero è infatti di importanza vitale per la nazione: rappresenta il 12% del PIL e gestisce circa 3 miliardi di fondi provenienti dall'estero.

Teoria della cospirazione

I rappresentanti europei potrebbero ora addirittura pensare di trovarsi di fronte ad una cospirazione tra USA e Svizzera. La posizione elvetica e quella americana paiono oggi infatti praticamente identiche.

Sia Berna che Washington ritengono che l'evasione fiscale possa essere meglio combattuta riducendo l'imposizione piuttosto che introducendo nuove restrittive legislazioni.

E se, ai tempi degli scandali sui beni depositati dalle vittime dell'Olocausto in Svizzera, il segreto bancario ha rappresentato un tema delicato nelle relazioni bilaterali tra i due Stati, oggi Washington non sembra più preoccuparsene.

Anzi, dallo scorso 11 settembre, tutta una serie di rappresentanti ufficiali americani ha visitato la Confederazione. Ognuno di loro ha ampiamente lodato la cooperazione di Berna nella lotta contro il finanziamento del terrorismo. E sottolineato come, in questo ambito, il segreto bancario non abbia generato problema alcuno.

swissinfo


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