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Segreto bancario Lo scambio automatico d’informazioni non è più tabù



La piazza finanziaria svizzera sta attraversando da anni un periodo di grandi turbolenze

La piazza finanziaria svizzera sta attraversando da anni un periodo di grandi turbolenze

(Keystone)

In futuro, anche la Svizzera dovrebbe orientare la sua strategia verso l’introduzione dello scambio automatico d’informazioni in ambito fiscale, quale norma internazionale. È quanto raccomanda il rapporto sulle nuove sfide per la piazza finanziaria, presentato venerdì a Berna.

“Abbiamo cercato di proporre delle soluzioni che possano reggere per alcuni anni, in modo da evitare di ritrovarci regolarmente sotto pressione”, ha dichiarato il professor Aymo Brunetti, presentando a Berna l’atteso rapporto del gruppo di esperti sulla nuova “strategia in materia di mercati finanziari”.

Il rapporto formula una serie di raccomandazioni per permettere alla piazza finanziaria svizzera di “orientare la propria strategia verso l’introduzione dello scambio automatico d’informazioni”, che dovrebbe diventare a breve termine lo “standard globale”. Negli ultimi anni, per salvare il segreto bancario, il governo elvetico aveva invece tentato di proporre, quale modello alternativo, l’applicazione di un’imposta liberatoria alla fonte.

In base a questo modello, adottato finora soltanto nei confronti di Gran Bretagna e Austria, Berna si limita a trasferire ad altri paesi il denaro derivante dalla tassazione dei redditi da capitale, conseguiti dai loro cittadini che detengono conti in Svizzera. Con lo scambio automatico d’informazioni vengono invece tramessi anche i nomi dei clienti delle banche e i dati dei loro averi bancari.

Scambio automatico d’informazioni

La Svizzera si ritrova sempre più sola a resistere contro le pressioni internazionali in favore dell’introduzione dello scambio automatico d’informazioni fiscali.

Nell’aprile scorso, i ministri delle finanze del G20 (il gruppo che riunisce i maggiori paesi industrializzati) si sono espressi in favore di una rapida adozione di standard internazionali.  

Sempre in aprile, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha annunciato che intende presentare prossimamente un modello per regolare lo scambio automatico d’informazioni.

In maggio, i ministri delle finanze dell’UE hanno impartito un mandato alla Commissione europea, affinché vengano avviate delle trattative con Svizzera, Liechtenstein, Andorra, Monaco e San Marino, destinate ad estendere lo scambio automatico d’informazioni a livello europeo.

L’UE aveva già introdotto nel 2005 una direttiva che permette ad ogni paese di ricevere automaticamente i dati sugli averi bancari e i redditi da capitale dei propri cittadini residenti negli altri Stati membri.

Viste le lacune del sistema adottato finora, l’UE ha deciso di estendere dal 2015 lo scambio automatico d’informazioni anche a redditi professionali, gettoni di presenza, prodotti di assicurazione vita, pensioni, proprietà e rendite immobiliari

Finora, Svizzera, Austria e Lussemburgo avevano respinto lo scambio automatico d’informazioni. I due membri dell’UE hanno però annunciato negli ultimi mesi di essere pronti ad adeguarsi, se i nuovi standard verranno imposti anche ai paesi terzi, in particolare la Svizzera.

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Accettare il nuovo standard globale

“Nelle discussioni con i ministri delle finanze di altri paesi, ho sentito spesso dire che l’imposta liberatoria rappresenta un sistema molto efficiente e utile per la tassazione transnazionale degli averi bancari. Vi sono però anche molte resistenze per ragioni legate alla giustizia fiscale e alla volontà di conoscere i nomi dei detentori di fondi depositati all’estero”, ha spiegato Eveline Widmer-Schlumpf nel corso della conferenza stampa.

Secondo il rapporto, la Svizzera non dovrebbe rinunciare a concludere convenzioni sull’imposizione alla fonte con Stati interessati, ma non dovrebbe nemmeno assumere un "ruolo attivo” per tentare di far adottare questo modello quale standard per la tassazione degli averi depositati nelle banche elvetiche dai cittadini di altri paesi.

Il gruppo di esperti propone alle autorità elvetiche di “accettare che lo scambio automatico di informazioni possa essere adottato in futuro come standard globale per garantire la conformità sotto il profilo fiscale dei clienti esteri di gestori patrimoniali”. Una proposta sostenuta finora soltanto dai partiti di sinistra e combattuta invece dai rappresentanti del centro e, soprattutto, della destra, che continuano a schierarsi in difesa del segreto bancario.

Estensione a tutte le piazze finanziarie

Per gli autori del rapporto, la Svizzera dovrebbe inoltre partecipare attivamente in seno all’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) allo sviluppo di uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni. Questo, tra l’altro, per fare in modo che le nuove norme internazionali vengano estese a tutte le piazze finanziarie e a “tutte le forme giuridiche, compresi trust e società di sede”.

Negli ultimi anni, diversi esponenti politici svizzeri avevano respinto gli attacchi lanciati dall’estero contro il segreto bancario, dichiarando di poter accettare delle concessioni, solo se gli standard globali saranno imposti anche a tutte le circoscrizioni che offrono regimi fiscali speciali, a cominciare da quelle del Canale della Manica e di Oltreoceano, controllate da Gran Bretagna e Stati uniti.

A detta del gruppo di esperti, il governo svizzero dovrebbe inoltre impegnarsi affinché le banche elvetiche possano avere un migliore accesso ai mercati finanziari degli altri paesi europei. Infine, bisognerà trovare una “soluzione equa” per la regolarizzazione del passato, al fine da evitare nuovi procedimenti giudiziari a carico delle banche elvetiche, accusate in diversi paesi di aver aiutato migliaia di clienti ad evadere il fisco.

Posizione più debole

La Svizzera sta cercando da diversi anni di sfuggire o, perlomeno, di ritardare il più possibile lo scambio automatico d’informazioni bancarie, già parzialmente introdotto dal 2005 all’interno dell’UE. In questi ultimi mesi si sono però rafforzate notevolmente le pressioni non solo da parte di Bruxelles, ma anche del G20 (gruppo dei 20 maggiori paesi industrializzati) e dell’OCSE.

La posizione del governo svizzero di fronte a queste pressioni internazionali sta diventando sempre più debole. Da un lato perché Berna ha ormai quasi perso il sostegno di Austria e Lussemburgo, che finora avevano difeso a loro volta il segreto bancario. I due membri dell’UE hanno segnalato negli ultimi mesi di essere disposti ad accettare lo scambio automatico d’informazioni a partire dal 2015, se Bruxelles riuscirà ad estenderlo anche a paesi terzi, tra cui la Svizzera.  

Il parlamento elvetico si appresta inoltre ad approvare l’accordo Fatca con gli Stati uniti, in base al quale le banche svizzere saranno costrette dal 2014 a fornire a Washington tutte le informazioni relative agli averi dei cittadini americani. Proprio in questi giorni, le Camere federali sono pure chiamate ad accettare una legge, destinata a permettere alle banche elvetiche di trasmettere agli Stati uniti i dati dei dipendenti e di altri operatori finanziari, che hanno aiutato negli ultimi anni dei clienti ad evadere il fisco americano.

Alle banche piace, ma...

Rallegrandosi che la strategia proposta dal gruppo di lavoro Brunetti "coincide essenzialmente con la sua", l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) annuncia la disponibilità delle banche a uno scambio automatico d'informazioni con l'UE. Tuttavia a tre condizioni: un periodo di transizione per la Svizzera che deve andare oltre il 1° gennaio 2015, una regolarizzazione e attuabile del passato e nessun'altra discriminazione circa l'accesso al mercato.

Esattamente sulla stessa lunghezza d'onda l'Associazione dei banchieri privati svizzeri (ABPS), che esprime soddisfazione per il rapporto e manifesta allo scambio automatico d'informazioni, esigendo però che questo processo si svolga "ovunque allo stesso modo". Inoltre dapprima deve essere regolarizzato il passato e devono essere fornite garanzie riguardo all'accesso al mercato.

(Fonte: Ats)

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Opinioni contrastanti dei partiti

"Il rapporto Brunetti è un rapporto di tecnocrati, difensivo", cui manca una visione d avvenire positiva, in favore di una piazza finanziaria svizzera forte, ha dichiarato all'agenzia di stampa Ats, il presidente del Partito popolare democratico Christophe Darbellay.

Il presidente del Partito liberale radicale Philipp Müller giudica positivo l'atteggiamento del governo federale. Si rallegra che l'esecutivo elvetico non si affretti a fare regali all'UE ma voglia partecipare ai lavori dell'OCSE. A suo avviso, la Svizzera deve impegnarsi per contrastare il doppio gioco di certi Stati e assicurarsi che tutti siano sottoposti alle stesse regole.

Al contrario dei liberali radicali, il Partito socialista svizzero giudica che il governo manchi di coraggio, poiché intende concludere lo scambio automatico d'informazioni solo con un numero limitato di paesi. Per tutti gli altri ci sarà il principio dell'autodichiarazione: vale a dire che continuerà ad esserci denaro non dichiarato, afferma il PS.

Aspre critiche sono rivolte al governo dall'Unione democratica di centro (destra conservatrice). Lo scambio automatico d'informazioni attualmente non è una norma internazionale, " non vedo dunque perché il Consiglio federale invii questo segnale pericoloso e indebolisca la propria posizione nei negoziati" con l'UE, dichiara il presidente del partito Toni Brunner.

(Fonte: Ats)

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