Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Selezione più accurata per le reclute

Selezione più accurata già alla leva per i soldati elvetici (foto:vbs-ddps.ch)

Il 30 per cento delle reclute svizzere non finisce il servizio militare. Giovani inetti o sistema superato? La riforma dell'esercito cerca risposte e soluzioni ad un fenomeno crescente.

La riforma della leva è una prima risposta.

I giovani maschi svizzeri sono degli inetti? La notizia degli scorsi mesi aveva suscitato scalpore: quasi un terzo delle reclute non finisce il servizio militare e si fa scartare.

Arriva una generazione di individualisti che non sopporta più il sistema di milizia? Eppure la maggioranza dei giovani fra i 18 e i 29 anni afferma di ritenere la difesa nazionale importante. Ma la più gran parte ritiene che un esercito professionista sia meglio del modello di milizia attuale. Esercito sì, quindi "ma senza di me".

Le cause della defezione

Hubert Annen, psicologo militare del Politecnico di Zurigo, ha evidenziato in un recente studio alcune cause di questo malessere che porta all'abbandono del servizio militare. In primo luogo, ricorda l'esperto, non esistono "i giovani" come concetto monolitico, ma è necessario differenziare in gruppi e situazioni diverse.

Elemento accomunante rimane per Annen l'età delle reclute. Chi entra in servizio si trova in una fase di passaggio verso l'indipendenza professionale e personale. Un momento critico che favorisce i conflitti e rende i militi psicologicamente vulnerabili.

A questo si aggiunge una posizione generalmente distanziata verso le istituzioni e la società. La disponibilità ad impegnarsi per un astratto "bene comune" è diminuita negli ultimi anni.

Inoltre è venuto a mancare negli anni Novanta l'immagine del nemico. Il contesto internazionale è profondamente cambiato e anche il ruolo dell'esercito svizzero è meno evidente. A questo si aggiungono i processi di ristrutturazione dell'esercito che stanno ridisegnando le strutture conosciute.

Nuovo sistema di reclutamento

Arriva adesso una prima risposta istituzionale alla situazione. Dal prossimo anno cambia il sistema di reclutamento: gli inabili al servizio vanno individuati subito in modo da impedire che un eccessivo numero di giovani sia mandato a casa una volta iniziata la scuola reclute.

Finora il reclutamento durava una sola giornata, preceduta da una serata informativa facoltativa. Con la nuova prassi sarà obbligatorio partecipare, a 18 anni, ad una giornata completa di informazione, cui faranno seguito, un anno dopo, tre giorni di prove.

Le capacità delle future reclute saranno oggetto di un'analisi più approfondita di quanto avvenuto finora in modo da ridurre la percentuale di coloro che una volta iniziato il servizio vengono rimandati a casa.

Attenzione alle capacità specifiche

Dall'analisi dei sondaggi realizzati negli scorsi anni risulta che molte reclute non riescono a vedere il senso del loro impegno. Per questo nella riforma della leva si vuole dare maggiore attenzione ad un'incorporazione più adeguata alle capacità individuali.

Oltre alle attitudini intellettuali generali si rileveranno dunque anche la capacità di concentrazione, l'atteggiamento nel risolvere problemi e la versatilità intellettuale.

In caso di risposte bizzarre ai test o simulazioni interverrà uno psicologo a completare l'esame. I giovani che saranno risultati psichicamente instabili non dovranno più venir reclutati. Questo dovrebbe decongestionare le caserme che nelle prime settimane della scuola reclute e permetterebbe di concentrare le forze sulla formazione.

Lo specialista Hubert Annen chiedeva già qualche mese fa una svolta strutturale: "Fin ora per ragioni contingenti l'attenzione era tesa a garantire una scuola reclute senza gravi contrattempi, invece di centrare le forze sulla qualità della formazione". Il nuovo provvedimento cerca dunque di dare una prima risposta a questo problema attraverso una selezione più accurata.

swissinfo


Link

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

×