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Semaforo rosso per la TV svizzera in Italia

Per la ricezione della televisione digitale terrestre è necessario un decodificatore (Foto: tvdigitaleterrestre)

Niet della Radiotelevisione Italiana (Rai) alla diffusione nella Penisola della Televisione svizzera di lingua italiana.

A richiedere l’inserimento dei programmi svizzeri nell’offerta digitale terrestre della Rai molti spettatori italiani ed un noto critico televisivo.

Ormai la notizia può ritenersi ufficiale. La Televisione svizzera di lingua italiana (TSI) non entrerà nel bouquet del digitale terrestre della Rai.

A confermare questa decisione è lo stesso Ministero italiano delle Comunicazioni, diretto dal ministro Maurizio Gasparri.

Recentemente il professor Aldo Grasso, docente di comunicazioni sociali all'Università Cattolica di Milano e critico televisivo del Corriere della sera, aveva lanciato l’idea di inserire i due canali della TSI nell’offerta digitale terrestre che la Rai si appresta a lanciare.

Informazione swiss made

Interrogato da swissinfo, il Ministero italiano delle Comunicazioni è stato dapprima evasivo, per poi confermare che non c’è nessun interesse, da parte italiana, ad aprire le proprie frequenze alla TSI.

Insomma, la “provocazione” lanciata da Aldo Grasso non avrebbe sortito nessuna reazione.

Ma il professor Grasso rilancia. “I telegiornali della TSI sarebbero arricchenti, una campana in più nel panorama italiano”.

Diritti televisivi

Tuttavia ciò che potrebbe rendere l’operazione se non impossibile molto difficile, è la questione diritti TV.

La TSI paga i diritti di film ed avvenimenti sportivi solo per il suo bacino d’utenza elvetica, perciò non potrebbe trasmetterlo altrove.

Una difficoltà non irrimediabile, sostiene il Prof Grasso. La soluzione potrebbe essere quella di oscurare temporaneamente il segnale (come spesso avviene con le reti analogiche proposte sul satellite).

Un’altra questione concerne il diritto d’accesso alla piattaforma del digitale terrestre.

Anche a questa problematica si potrebbe ovviare, (sempre secondo Grasso) facendo pagare alla TSI una quota d’affitto per far parte del bouquet Rai.

La TV del Bel Paese

Secondo quanto sostenuto dal professor Grasso, le complicazioni risiederebbero altrove.

“La sensazione vera è che una programmazione misurata, un’atmosfera ovattata, un’offerta che rappresenta l’offerta che non c’è più nella TV italiana spaventi un po’”.

A confermare involontariamente questo clima di tranquilla omologazione informativa è il ministro per gli italiani nel mondo Mirko Tremaglia, che non ha considerato l’opportunità di esaltare il concetto d’italianità all’estero, servendosi del mezzo televisivo (il più usato in Italia per apprendere le notizie), facendo finta di ignorare l’argomento.

Pazienza e ... ancora pazienza

In buona sostanza, TSI e Rai continueranno a mantenere come finora un importante rapporto di scambio e di collaborazione.

Difficilmente però vedremo la TSI promossa nel bouquet digitale italiano, anche se a Viale Mazzini si è oltremodo consci che riempire le numerose frequenze che presto saranno disponibili sarà difficilissimo e soprattutto dispendioso.

Intanto, gli affezionati telespettatori della TSI - in particolare quelli residenti nel nord dell’Italia, che da anni ormai sono stati privati del segnale - sono pregati di pazientare ancora.

swissinfo, Francesco Dirovio, Roma

Fatti e cifre

Il digitale terrestre è un’evoluzione tecnologica dell'attuale sistema televisivo.
La trasformazione della TV da analogica a digitale riguarderà in Italia oltre 50 milioni d’apparecchi televisivi.
Per la ricezione dei programmi televisivi trasmessi in digitale è necessario un decodificatore dal costo di un centinaio di franchi.

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In breve

In Italia televisione pubblica e privata passeranno, entro il 2006, dal sistema analogico a quello digitale terrestre, che offre una trasmissione di dati audio e video d’altissima qualità.

Il principale vantaggio del digitale è la possibilità di moltiplicare il numero dei canali trasmessi attraverso le frequenze già utilizzate.

Col digitale terrestre le frequenze nazionali in Italia passeranno dalle attuali undici ad una settantina.

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