Serata di rimpianti per il calcio svizzero

Fournier (a sinistra) lotta contro il tedesco Dardai; il Servette mantiene una tenue speranza di proseguire il suo percorso in coppa Uefa Keystone

Bilancio contrastato giovedì in Coppa Uefa con il pareggio in casa del Servette contro l'Hertha Berlino (0-0) e la sconfitta del Grasshoper contro il Leeds (1-2).

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 novembre 2001 - 11:17

Una tenue fiammella granata in antitesi al cocktail di "cavallette" in salsa inglese. Il giovedì di Coppa UEFA, per le compagini svizzere rimaste in lizza, si è rivelato come una cena gustosa soltanto in parte per Servette e Grasshopper.

Ma a soffrire di più di gastrite è senza dubbio il Grasshopper di Zaugg: con un gol di vantaggio e con l'uruguaiano Nunez sul dischetto degli undici metri a venti minuti dalla fine chi non avrebbe legittimamente sognato un Grasshopper negli ottavi di finale della Coppa Uefa?

Una serata colma di rimpianti, iniziata in sordina, proseguita sull'onda della fiducia e dell'entusiasmo, terminata con una tremenda delusione. I 15 mila che all'Hardturm hanno sfidato gagliardamente il freddo polare e la pioggia battente che ha reso il terreno viscido, hanno vissuto sulla propria pelle l'ennesima dimostrazione della spietatezza dell'ineffabile gioco del calcio.

Ed invece a quel punto, l'impensabile si è materializzato in soli dieci minuti: Il portiere Martin ha intuito la traiettoria invero non irresistibile di Nunez, tre minuti dopo il mancino Harte ha trafitto Jehle con un parabola tanto morbida quanto imprendibile e dopo altri sette minuti Smith (che rientrava da un lungo infortunio) ha furbescamente approfittato di un malinteso della difesa zurighese per battere beffardamente l'estremo svizzero.

Un terribile uno-due che avrebbe steso chiunque, figuriamoci un Grasshopper stanco per aver speso moltissimo e che non avrebbe meritato questa triste fine. Ma il calcio, soprattutto a questi livelli, non concede margine all'errore e le "cavallette", cosí come era capitato nelle qualificazioni per la Champions League contro il Porto l'hanno imparato sulla loro pelle. Peccato, perché il risultato finale oltre a penalizzare un generoso GC, fa cadere nell'oblío un'ora di grande calcio, culminata con la prodezza di un Chapuisat (stupendo il suo sinistro rasoterra da 20 metri) che a sprazzi ha dimostrato di essere ancora una stella di livello internazionale.

Chi sicuramente si sarà guadagnato perlomeno la curiosità del calcio inglese è il senegalese Papa Bouba Diop, autore di una partita magistrale. Non è invece stata la serata del bomber uruguaiano Ricardo Nunez che al di là del rigore fallito non ha mai dato l'impressione di poter fare la differenza.

Il Servette mantiene invece accesa la fiammella della speranza. Nonostante lo 0-0 concesso alle Charmilles (tutto esaurito, 9.000 spettatori) contro l'Hertha Berlino, la squadra di Lucien Favre coltiva l'ambizione di approdare negli ottavi di finale della Coppa Uefa, soprattutto in virtù dell'abilità dimostrata sinora dai granata in trasferta nelle uscite precedenti, sia a Praga che a Saragozza.

Certo, il compito che attende i ginevrini il prossimo 6 dicembre a Berlino si annuncia difficilissimo, ma non del tutto proibitivo. Favre in Germania schiererebbe probabilmente volentieri il suo nuovo brasiliano Robert se il regolamento glielo consentisse. Robert sembra meglio attrezzato rispetto a Frei per aggirare la difesa tedesca, apparsa lenta.

Il Servette ha badato prima di tutto a non incassare reti, giocando in maniera compatta e senza scoprirsi mai. Per il portiere Pédat, in definitiva il lavoro è stato scarso. Capace di strabiliare il pubblico con le sue prodezze tecniche, Wilson Oruma per la prima volta in tre partite di coppa Uefa non è stato in grado di segnare alle Charmilles. Marcato in maniera strettissima, il nigeriano ha avuto la migliore occasione al 42°, ma il suo tiro è finito a lato. Il suo merito è stato di spingere costantemente i tedeschi al fallo. L'Herta, che é arrivata a Ginevra forte di una serie di sei successi consecutivi, si é accontentata del minimo e torna a casa felice di aver conseguito il pareggio.

Filippo Frizzi

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