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La neutra Svizzera riceve visite dai vertici NATO

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg: cosa proporrà al ministro svizzero della difesa Guy Parmelin durante la sua visita ufficiale a Berna? AFP

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg giunge a Berna in visita ufficiale giovedì 2 marzo. I colloqui con le autorità svizzere intervengono in un momento di incertezze: l'Europa cerca di riorganizzarsi sul piano della politica di sicurezza e si attende un contributo anche dalla neutra Svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 marzo 2017 - 14:00
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Rafforzare la cooperazione

Di fronte alle tensioni crescenti in tutto il mondo, il ministro svizzero della difesa Guy Parmelin punta su una maggiore cooperazione con gli Stati vicini. Per esempio, la Svizzera e l'Austria progettano di collaborare più strettamente nella sorveglianza dello spazio aereo dei due Paesi. Nella difesa cibernetica Berna collabora già con Parigi. Questa cooperazione dovrebbe essere estesa ad altri paesi confinanti con la Confederazione.

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Non sono propriamente tempi facili per la NATO: l'Alleanza militare transatlantica – una delle organizzazioni di sicurezza portanti in Europa – è sotto pressione a causa della incerta fedeltà degli Stati Uniti. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, due settimane fa, i partecipanti sono stati unanimi nel giudicare che il mondo in questo momento è insicuro come non lo era più da molto tempo.

Questo ha delle ripercussioni anche per la Confederazione, ha detto a Monaco alla Radio e televisione svizzera tedesca SRF il ministro della difesa Guy Parmelin. "Naturalmente siamo neutrali. Tuttavia ci troviamo nel bel mezzo dell'Europa. Se il nostro continente è destabilizzato, ciò ha un impatto anche sulla Svizzera". Guy Parmelin ha annunciato un aumento della cooperazione militare elvetica, in particolare con i paesi vicini.

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Dapprima ascoltare…

La cooperazione transfrontaliera però difficilmente sarà all'ordine del giorno dei colloqui tra le autorità svizzere e il segretario generale della NATO, osserva Albert Stahel, direttore dell' Istituto di studi strategiciLink esterno di Wädenswil. L'esperto si aspetta piuttosto che durante la visita ufficiale a Berna, Stoltenberg rammenti ai membri europei gli impegni finanziari richiesti dalla NATO dal 2014. Allora, al vertice di Newport, nel Galles, gli Stati membri avevano concordato di investire di nuovo almeno il 2% del prodotto interno lordo (PIL) nella difesa.

Attualmente solo lo 0,7% del PIL svizzero è attribuito alla difesa. Va ricordato comunque che la Svizzera non è membro dell'Alleanza atlantica.

"Dapprima ascolteremo e vedremo cos'ha da dire Stoltenberg", ha dichiarato il ministro elvetico della difesa alla SRF. Alla NATO sanno che per la neutra Svizzera ci sono dei limiti, ha aggiunto Guy Parmelin. Dei legami più stretti con l'alleanza militare "nel nostro paese sono una questione molto delicata".

Effettivamente l'idea di una più stretta cooperazione con la NATO in Svizzera non gode di grandi favori e difficilmente otterrebbe la maggioranza: questo sia a causa dell'antimilitarismo dei partiti di sinistra sia dell'attaccamento alla neutralità del paese dei partiti di destra.

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Cooperazione "à la carte"

La Svizzera è uno dei 22 cosiddetti "paesi partner" dell'Alleanza. Dal 1996 partecipaLink esterno al "Partenariato per la Pace" (PfP). Questo, indica il Ministero federale della difesa e della protezione della popolazione sul suo sito webLink esterno, le consente "di collaborare con la NATO e altri Stati partner cooperare nella politica di sicurezza in modo selettivo e secondo i propri interessi".

Il quotidiano zurighese Neue Zürcher Zeitung (NZZ) parla di cooperazione "à la carte" e ritiene che ci sia sempre un certo imbarazzo nelle relazioni della Svizzera con l'Alleanza atlantica. La NZZ rammenta che la Confederazione è sotto l'ombrello della NATO da decenni, senza essere membro.

Albert Stahel è ancora più drastico: a causa del disarmo l'esercito avviato nel 1995, la Svizzera è semplicemente "indegna della NATO". Il docente di studi strategici all'università di Zurigo poi rincara: la Svizzera " – insieme all'Austria – rappresenta quasi un vuoto militare in Europa".

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