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«La nostra sola speranza è la terra»

In Senegal i piccoli contadini cercano di far sentire la loro voce

In Senegal i piccoli contadini non sono solo confrontati a condizioni climatiche difficili, ma devono fare i conti anche con i grandi proprietari, bramosi di terre. L'Aiuto protestante svizzero cerca di sostenerli nella loro lotta.

Il vento solleva talmente tanta polvere che la respirazione si fa affannosa. Nella regione del lago Tanma, un bacino stagionale che si forma durante la stagione delle piogge (luglio-ottobre), gli effetti del disboscamento coniugati ai cambiamenti climatici si fanno sentire. Il tappeto erboso è raro. Qua e là, dei baobab offrono un po' d'ombra. Da quarant'anni, le piogge sono diminuite di oltre il 25%. La media è scesa da circa 580 mm all'anno prima degli anni '70 ad appena 430 mm (in Svizzera le precipitazioni sono tre volte più abbondanti).

Un folto gruppo di donne riparate dai loro foulard raccoglie dei fagiolini. «Quei terreni, circa 30 ettari, appartengono a un marabout (persona a cui si attribuiscono numerosi poteri, ndr). Le donne sono pagate circa 1'000 CFA al giorno (due franchi svizzeri), una somma che basta appena ad acquistare due o tre chili di cereali», spiega Ibrahima Cissé, della Federazione Woobin, un'associazione di piccoli contadini attivi a Keur Moussa, una comunità rurale di circa 50'000 abitanti ripartiti in 36 villaggi a una cinquantina di chilometri a nord-est di Dakar.

Accaparramento delle terre

La zona del lago Tanma è conosciuta per l'orticoltura. Qui la terra è fertile. Paradossalmente è proprio questa caratteristica a creare grattacapi. Dall'inizio degli anni '70, infatti, i piccoli contadini della regione sono confrontati al problema dell'accaparramento delle terre. In questa regione non sono tanto le multinazionali o altri Stati a fare incetta di terre (non ancora?), quanto piuttosto marabout e ricchi cittadini senegalesi. «Il primo grande proprietario si è installato qui nel 1972. Da allora ne sono arrivati altri e noi abbiamo continuato a perdere terreni», sottolinea Ibrahima Cissé, mostrando una carta sulla quale sono raffigurate le proprietà della regione. Alcune si estendono su diverse centinaia di ettari. I piccoli contadini, dal canto loro, sono confinati ai margini, su superfici di pochissimi ettari.

In Senegal la legislazione fondiaria è molto diversa rispetto ai canoni europei, che si basano principalmente sulla proprietà individuale. Per legge, la terra del demanio nazionale (che rappresenta la stragrande maggioranza) appartiene a chi la valorizza. La competenza per l'attribuzione spetta al presidente del consiglio rurale, eletto per una durata di cinque anni. Questo sistema ha permesso e permette sicuramente di tener conto delle tradizioni, ma lascia anche aperte le porte a numerosi abusi. È facile infatti immaginarsi la forza 'contrattuale' di un piccolo contadino nei confronti di chi ha soldi e potere.

I lavori di livellamento intrapresi dai grandi proprietari hanno modificato la topografia e l'idrografia, accentuando l'erosione e provocando spesso inondazioni nei terreni dei piccoli produttori, situati più a valle. Inoltre, i grandi proprietari hanno scavato dei pozzi che permettono di irrigare per bene le loro terre, ma che hanno nello stesso tempo abbassato il livello della falda freatica. Oggi per riuscire ad attingere l'acqua, bisogna scavare fino a 15-20 metri. I più fortunati possono permettersi una pompa, il cui costo si aggira attorno ai 1'000 euro. La maggior parte, però, non ha mezzi sufficienti. Per irrigare bisogna così munirsi di un secchio, di tanta pazienza e soprattutto essere molto resisteni. Molti pozzi inoltre crollano proprio per il fatto di essere scavati a grande profondità e a causa delle inondazioni.

Campo scuola

Sostenuti da Enda-Pronat (Environnement et développement du Tiers Monde – Protection naturelle des cultures), per difendere meglio i loro interessi alcuni piccoli contadini hanno fondato la Federazione Woobin. Dal 2007, possono contare anche sull'appoggio dell'Aiuto protestante svizzero (EPER), che ha contribuito con 100'000 franchi per il periodo 2007-2010. L'obiettivo è da un lato di aiutare a rafforzare l'associazione da un punto vista organizzativo e istituzionale affinché possa far sentire la sua voce, spiega Heidi Keita, coordinatrice dei programmi in Senegal per EPER. Dall'altro si vogliono promuovere tecniche che permettano lo sviluppo di un'agricoltura sostenibile.

A Landou, villaggio situato a qualche chilometro dal lago Tanma in una zona molto meno fertile, la Federazione Woobin ha ad esempio costruito una sorta di campo-scuola, dove sono presentate tecniche per riuscire ad immagazzinare acqua durante la stagione delle piogge oppure dei piccoli muri frangiflutti per diminuire l'erosione. «Fino a qualche anno fa qui non cresceva più nulla, lo scorso anno siamo riusciti invece a coltivare anche l'arachide», afferma con fierezza un contadino.

«Si sta distruggendo la classe contadina»

Con l'arrivo dei grandi proprietari, i piccoli contadini devono far fronte anche a un problema di commercializzazione dei loro prodotti.

«Prima potevamo offrire i frutti della nostra terra agli esportatori. Riuscivamo a guadagnare bene. Oggi esportano solo i grandi produttori. Inoltre sul mercato interno ci fanno una grande concorrenza, perché i loro prodotti di seconda scelta finiscono qui», spiega Ibrahima Cissé. La liberalizzazione degli scambi non fa che peggiorare la situazione. «Alcuni anni fa riuscivamo a vendere la nostra varietà di pomodori a 800 CFA (circa 1,60 franchi). Adesso, con l'invasione dei pomodori dal Marocco, se riusciamo ad ottenerne 300 siamo contenti».

La FAO è favorevole all'espansione delle grandi proprietà. L'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura considera questa evoluzione – se gestita bene – come un'opportunità per lo sviluppo dell'agricoltura e per garantire la sicurezza alimentare.

«Francamente non capisco. L'Arabia Saudita vorrebbe ad esempio acquistare decine di migliaia di ettari di terreno in Senegal per produrre riso. Il 70% della produzione finirebbe in Arabia Saudita e il 30% rimarrebbe qui. A queste condizioni come si può ancora parlare di garantire la sicurezza alimentare?», sottolinea Mariam Sow, responsabile di Enda-Pronat. «Il problema è che le autorità non credono nei nostri agricoltori. Non vi è nessuna politica che cerca di rafforzarli e molti di loro sono costretti a lasciare le campagne per andare a fare i mercanti ambulanti in città. Si sta distruggendo la classe contadina».

Ibrahima Cissé è convinto dal canto suo che «se sostenuto a dovere, un piccolo contadino è senz'altro in grado di produrre abbastanza per nutrire anche gli abitanti delle città. La nostra sola speranza – conclude – è la terra».

Senegal

Popolazione: 12,5 milioni di abitanti (2009)

Crescita demografica annua: 2,6%

Tasso di mortalità infantile (sotto i 5 anni): 93 su 1'000

Tasso di natalità: 4,8 bambini per donna

Speranza di vita: 56 anni

Prodotto interno lordo pro capite: 1'040 dollari

Tasso di disoccupazione: 48%

Tasso di alfabetizzazione: 39,3% (2002)

Popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà: 54% (2001)

Fonti: Banca Mondiale, The World Factbook

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EPER

L'Aiuto protestante svizzero è stato fondato nel 1946 dalla Federazione delle Chiese protestanti svizzere.

Nel 2009 l'organizzazione ha versato più di 28 milioni di franchi per sostenere dei progetti all'estero e per l'aiuto umanitario e oltre 19 milioni per dei progetti in Svizzera.

All'estero la fondazione gestisce più di 290 progetti in oltre 45 paesi. Generalmente l'organizzazione non invia personale all'estero, ma interviene collaborando con delle associazioni partner. Gli uffici di coordinamento sono gestiti da personale locale.

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