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#WeAreSwissAbroad Yvette Meisser: dove il parroco predica il fuoco dell'inferno

Di
Frau auf Pferd

Una cavalcata in stile "cowboy" per Yvette Meisser. 

(zvg)

Yvette Meisser ha lasciato la Svizzera coi tre figli cinque anni fa, dopo un divorzio. Oggi vive in un villaggio del Texas, «dove la gente ha paura e vota Donald Trump», ma dove la grigionese dice di aver trovato la libertà. «Non vogliamo più tornare in Svizzera. Non possiamo tornare».

Yvette Meisser, 41 anni, è seduta in uno Starbucks a Huntsville, una cittadina del Texas a quasi duecento chilometri da Houston. In teoria avrebbe dovuto chiamarci via Skype da casa sua, alle porte di Trinity, ma in seguito a un violento temporale le linee telefoniche sono state interrotte. E così si è dovuta spostare nella città vicina.

Quando le abbiamo chiesto se era disposta a confidarci la sua storia, Yvette Meisser ha risposto: «Se può aiutare qualcuno ad avere il coraggio di partire all'estero e di iniziare una nuova vita, allora sono felice».

Quattro cani a difesa della casa

Trinity: un piccolo villaggio situato da qualche parte a est della statale 45, che collega Houston a Dallas. È lì che vivono Yvette Meisser e i suoi tre figli – Ian (17 anni), Noelle (16) e Diogo (14).

In casa ci sono anche quattro cani, «due enormi e due piccoli». I due più grandi venivano utilizzati per i combattimenti tra cani, ma Yvette Meisser è riuscita a salvarli. Una battaglia che porta avanti assieme ad alcuni colleghi.

La presenza di animali in casa ha però anche un'altra funzione: «Qui quasi tutti hanno un'arma. Noi abbiamo i cani». Una volta il più grosso ha cacciato via un ladro in pieno giorno.

Nei paraggi non ci sono solo persone per bene, afferma Yvette Meisser. «Di tanto in tanto ci si sente un po' come nella serie televisiva "Breaking Bad", con gente che si fa una "Crystal Meth" e gente che sa che "qui vive una straniera con tre bambini"». La paura è dunque una compagna di vita a Trinity? «No, fondamentalmente non ho paura», risponde con fermezza.

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(swissinfo.ch)

Trump e la paura dell'altro

La paura sembra invece aver fatto presa su molti suoi concittadini, come gli elettori di Trump, che a Trinity rappresentano oltre l'80% della popolazione. «È la paura che li ha spinti a votarlo, oltre che la tradizione repubblicana. Qui inoltre il livello medio di istruzione è molto basso», afferma Yvette Meisser. Alcuni conoscenti dipendono dalla copertura sanitaria generalizzata garantita dall'Obamacare, la riforma simbolo dell'ex presidente americano attaccata da Donald Trump. «Eppure hanno votato per lui».

Yvette Meisser non accetta però che il Texas sia dipinto in modo dispregiativo, come la terra degli elettori repubblicani incolti e razzisti. A titolo di esempio cita le città di Houston, Dallas, Austin, San Antonio o El Paso, che ancora una volta hanno votato in maggioranza per il partito democratico e contro Donald Trump. «Questo non è però bastato».

Una cosa in particolare ha stupito Yvette Meisser al suo arrivo a Trinity: «Qui sono in pochi a leggere i giornali. La televisione invece è accesa ovunque, sempre su Fox News però e mai su CNN. La gente prende per verità tutto ciò che viene detto alla televisione. Uno slogan tipo "I democratici vogliono rubare la nostra libertà" è sufficiente a far breccia nell'elettorato e a infondere paura nella popolazione».

In pochi però sanno spiegare cosa significa concretamente perdere la libertà, afferma Yvette Meisser. E la paura dell'immigrazione clandestina? «Anche quella esiste». Molti bambini arrivano in bus dal vicino Messico, che dista appena 150 chilometri, e sono accolti da manifestanti che gridano loro di tornare indietro. «Poi però le stesse persone che si dicono contro l'immigrazione impiegano un messicano arrivato illegalmente per tagliare l'erba, a cinque dollari l'ora». E infine c'è la paura dei musulmani, anche «se a Trinity non ce sono».

Il potere della religione

A Trinity – che in italiano significa trinità – la chiesa ha una grande influenza. «La gente va a messa due volte la settimana». Yvette Meisser ci è stata una volta sola, per Natale, assieme al figlio Ian. «Quando il parroco ha iniziato a parlare del fuoco dell'inferno, però, ce ne siamo andati».

Yvette Meisser dice di conoscere persone che si lasciano influenzare: «Le fiamme dell'inferno, l'odio contro gay e lesbiche o il razzismo… sono tutti indottrinati». La svizzera racconta che alcuni compagni di calcio del figlio Ian – che hanno la pelle scura – sono stati provocati da altri studenti, il giorno dopo l'elezione di Trump.

Anche per questo, Yvette Meisser ha deciso di iscrive Ian in un liceo privato e farà lo stesso anche coi due figli più giovani.

Dal carcere alle assicurazioni

Yvette Meisser lavora a Woodlands, un sobborgo di Houston. Sei volte a settimana percorre più di 100 chilometri andata e ritorno per vendere assicurazioni contro la vecchiaia. «Il settore assicurativo in America è incredibilmente complicato. Chi sa districarsi, può arricchirsi».

Il suo lavoro la rende felice, anche perché guadagna di più della media. «Ogni impiego promesso dai repubblicani è pagato appena sette dollari l'ora. Sono dunque necessari almeno tre lavori per sopravvivere».

In passato ha lavorato in un carcere giovanile, occupandosi di ragazzi tra i 15 e i 18 anni. Dopo due anni, però, non ce la faceva più: «Mi portavo a casa le loro storie. Era estremamente difficile». Yvette Meisser ha visto anche l'impatto negativo che il carcere può avere sugli adolescenti. «È un luogo ideale per il reclutamento delle bande criminali. È così triste. Questi giovani hanno l'età dei miei figli…».

La neve di Davos per la libertà

Yvette Meisser non ha però paura per i suoi figli, che hanno dimostrato di sapersi adattare alla nuova realtà. Quando si sono trasferiti non parlavano una parola di inglese. Così la mamma ha preso in mano la situazione. Il suo obiettivo era chiaro: tre mesi per imparare la lingua, sei mesi per avere buoni voti a scuola. «Grazie alla pensione svizzera ho potuto rimanere a casa un anno, per studiare coi miei figli. All'epoca, tra l'altro, non avevo ancora un permesso di lavoro». Oggi, sei anni dopo, Yvette Meisser ha ottenuto la "Green Card" e anche i suoi figli dovrebbero riceverla presto.

Resta una domanda: perché Yvette Meisser ha deciso di trasferirsi in Texas? La donna ride e ammette di aver «spesso maledetto questo paese». «Molte cose qui non hanno alcun senso, però c'è una grande libertà e ne vale la pena. Alla gente ottusa si può ribattere: "stai dicendo una stupidata". In Svizzera non sarebbe possibile. La gente si scoccia quando viene contraddetta».

Se Yvette Meisser ha deciso di emigrare è anche perché voleva «essere lasciata in pace». In Svizzera, dice, «tutti vogliono mettere il naso nella tua vita, dirti cosa devi fare, soprattutto quando sei una madre sola. E francamente non ne avevo più bisogno». Oggi la 41enne ha l'impressione di non poter più tornare in Svizzera. I suoi figli, dice, sono diventati troppo americani.

D'altronde, Yvette Meisser è sempre stata abituata a viaggiare. «Non appena potevo, partivo». Della Svizzera le manca però la famiglia, che vorrebbe vedere più spesso, e la neve di Davos.


Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter

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