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Abitudini alimentari Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei…



Più attive nel mondo del lavoro, in Svizzera le donne hanno sempre meno tempo per dedicarsi alla cucina.

Più attive nel mondo del lavoro, in Svizzera le donne hanno sempre meno tempo per dedicarsi alla cucina.

(Ex-press)

Da diverse settimane, una serie di rivelazioni poco appetibili si susseguono sulle prime pagine dei giornali europei quanto al contenuto dei nostri pasti. Swissinfo.ch si è chinata sulle abitudini alimentari degli svizzeri e sull'impatto che questi scandali hanno sul comportamento dei consumatori.

Un terzo degli svizzeri ammette di non prestare particolare attenzione a cosa mangia e di non seguire i consigli per una dieta equilibrata. È uno dei risultati emersi dal sesto rapporto sull'alimentazione in Svizzera, pubblicato nel mese di gennaio dall'Ufficio federale della sanità, che rivolge ai consumatori un sonoro "Si può fare di più".

Uno degli aspetti che preoccupa gli autori è il notevole aumento del numero di persone che consuma i cosiddetti "convenience": pasti precotti, pronti per il consumo, che spesso contengono elevate quantità di grassi, zucchero e sale.

«Uno dei cambiamenti principali nella società svizzera è stato l'aumento del numero di donne attive nel mondo del lavoro», spiega Miryam Hauser, autrice di uno studio sulle abitudini alimentari e ricercatrice presso l'istituto Gottlieb Duttweiler (GDI) di Rüschlikon, legato al gigante del commercio al dettaglio Migros.

«Oggi le donne hanno meno tempo libero e non cucinano più come facevano in passato, specialmente a pranzo. Il tempo dedicato alla preparazione di un pasto è diminuito, in particolare negli ultimi trent'anni. Per questo la gente compra sempre più prodotti precotti. Anche chi prepara un piatto di pasta, spesso utilizza salse già pronte».

Miryam Hauser sottolinea inoltre che il numero di pendolari è in continua crescita. Ciò riduce sensibilmente le opportunità di mangiare in modo sano. E la situazione non fa che aggravarsi, sottolinea la ricercatrice. «Mangeremo sempre più in movimento, perfino tra l'ufficio e la casa».

Niente panico

Per settimane, i media di tutta Europa hanno riportato lo scandalo della carne di cavallo spacciata come manzo, contenuta nelle lasagne alla bolognese vendute nei supermercati. Più di recente è emerso un nuovo caso: l'Ikea ha ritirato le torte alle mandarle dai suoi ristoranti in Cina perché contenevano tracce di batteri normalmente presenti nelle feci.

Si potrebbe pensare che titoli come "L'imbroglio alimentare" riflettano le preoccupazioni della popolazione, ma secondo un sondaggio online realizzato su un campione di 500 persone nella Svizzera tedesca, e pubblicato il 12 marzo 2013, soltanto il 15 per cento ha dichiarato di non più consumare prodotti già pronti.

Un risultato che non sorprende Claude Messner, esperto in comportamenti alimentari all'università di Berna. «Le persone cambiano le proprie abitudini alimentari soltanto quando temono per la loro salute, ad esempio nel caso della mucca pazza».

Viva il biologico

«I clienti vogliono sapere cosa mangiano e vogliono essere sicuri che gli alimenti non siano dannosi per la salute, gli animali e la natura. Lo scandalo della carne di cavallo non ha però influenzato particolarmente l'attitudine dei consumatori della Migros», sottolinea dal canto suo Monika Weibel.

Un'opinione condivisa anche da Urs Meier, portavoce della Coop, l'altro gigante del commercio al dettaglio svizzero. «È difficile stabilire un legame causa-effetto tra questi scandali e ciò che la gente compra». Urs Meier ricorda tuttavia che le esigenze dei clienti sono cambiate in modo radicale negli ultimi dieci anni.

«Oggi mangiare non significa più soltanto assumere cibo. Le persone sono sempre più consapevoli di ciò che consumano e cercano di seguire una dieta equilibrata. Sono anche più attente ai costi. Apprezzano la libertà di scelta, la varietà, la freschezza e sono più attente al tema della sostenibilità. I prodotti biologici e regionali sono particolarmente ricercati».

Di fatto, le pizze surgelate e le patatine non sono gli unici prodotti ad aver registrato un'esplosione delle vendite. Negli ultimi trent'anni, il consumo di pesce - ricco di omega 3 buoni per la salute - è praticamente raddoppiato. E gli alimenti biologici, coltivati senza pesticidi o prodotti chimici, sono sempre più richiesti anche se gli effetti positivi sulla salute non sono sempre garantiti.

Vent'anni fa la Coop ha lanciato il primo marchio biologico elvetico, la famosa gemma, ed ora è una delle principali aziende al mondo che offre questo tipo di prodotti. Quanto alla Migros, nel 2012 la vendita di prodotti biologici è cresciuta del nove per cento e rappresenta uno dei settori trainanti.

«Molti clienti cercano di mangiare in modo sano e di valorizzare i prodotti naturali, non solo per il loro bene ma anche per la natura», spiega la portavoce della Migros Monika Weibel.

Prezzo versus provenienza

«Meno quattrini si hanno e meno ci si sente disposti a spenderli in cibo sano», ha scritto l'autore George Orwell in un passaggio del libro "La Strada di Wigan Pier". «Un milionario può apprezzare a colazione, la mattina, succo d'arancia e biscotti leggeri; un disoccupato no».

Philipp Widmer dell'Associazione svizzera di mercato conferma che la possibilità - o la volontà - di fare acquisti dai produttori locali dipende in gran misura dal portafoglio di ognuno. «Per molti, il prezzo è più importante della provenienza di un prodotto. Ma c'è un numero crescente di clienti che fa davvero attenzione all'origine di un prodotto e ciò li porta a fare acquisti nei negozi locali».

Per quanto concerne il futuro, Miryam Hauser ritiene che una ripartizione dei compiti più equilibrata all'interno di una coppia potrebbe avere ripercussioni anche sul contenuto dei nostri piatti. «Gli uomini si interessano sempre più alla gastronomia e cercano cibi diversi dalle donne. È possibile che proprio gli uomini introducano nuove abitudini alimentari».

Alimentazione in Svizzera

Il 30 per cento della popolazione svizzera dichiara di non prestare attenzione a nulla in particolare in fatto di nutrizione. Si tratta per lo più di uomini giovani e con un basso livello di istruzione.

È quanto emerso dal sesto rapporto sull'alimentazione in Svizzera, pubblicato nel gennaio 2013. L'ultimo era stato realizzato sette anni fa.

Principali conclusioni dello studio:

Se da una parte si consumano quantità insufficienti di frutta, verdura, latte e latticini, dall'altra si assume una quantità eccessiva di energia.

Nella Svizzera romanda, la consapevolezza alimentare sembra essere meno spiccata rispetto alle altre due regioni linguistiche della Svizzera.

Per molti consumatori, la caratterizzazione delle derrate alimentari (come ad esempio i dati sul valore nutritivo) risulta confusa e parzialmente incomprensibile.

All'alimentazione viene attribuita un'importanza troppo marginale in rapporto alla prevenzione delle malattie e al mantenimento della salute.

La disponibilità, il prezzo e la pubblicità delle derrate alimentari determinano in misura sostanziale ciò che arriva sulle nostre tavole.

(Fonte: Rapporto sull'alimentazione in Svizzera)

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(Con la collaborazione di Susan Vogel-Misicka), swissinfo.ch


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