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Amnesty condanna le violenze e l'impunità in Libia

Il caso dei due cittadini svizzeri Max Göldi e Rachid Hamdani dimostra quanto può essere arbitraria l'amministrazione della giustizia libica, ha dichiarato Diana Eltahawy di Amnesty International (AI), autrice di un rapporto sui diritti umani nel paese africano.

Max Göldi, di recente rientrato in Svizzera dopo aver trascorso oltre due anni in Libia, è stato incarcerato per quattro mesi al termine di un «processo non equo», ritiene Eltahawy.

«Se le norme internazionali non sono rispettate in un caso tanto mediatizzato, con tanta pressione sulle autorità libiche - ha sottolineato - potete immaginarvi cosa accade alle persone più marginalizzate, di cui nessuno sente parlare».

In Libia, denuncia il rapporto di AI, la situazione dei diritti umani continua a risentire dell'assenza di riforme e le forze di sicurezza restano immuni dalle conseguenze delle loro azioni.

L'organizzazione condanna in particolare le frustate a punizione delle adultere, le detenzioni a tempo indeterminato, le violenze nei confronti di migranti, richiedenti l'asilo e rifugiati, così come le sparizioni forzate di dissidenti.

«Se la Libia vuole essere credibile sul piano internazionale, le autorità devono assicurare che nessuno sia al di sopra della legge e che tutte le persone, comprese le più vulnerabili ed emarginate, vengano protette dalla legge», ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di AI.

La contraddizione di un paese che contemporaneamente fa parte del Consiglio ONU dei diritti umani e rifiuta le visite dei suoi esperti indipendenti sui diritti umani, ha aggiunto Hassiba Hadj Sahraoui, «è stridente».

swissinfo.ch e agenzie


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