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Cancellare i segni del passato La rimozione di un tatuaggio non è priva di rischi



Per rimuovere un tatuaggio ci vogliono solitamente diverse sedute su un periodo che può superare un anno.

Per rimuovere un tatuaggio ci vogliono solitamente diverse sedute su un periodo che può superare un anno.

(AFP)

I tatuaggi esistono da secoli. Non si conosce però ancora un metodo sicuro e indolore per eliminarli. Con un laser è possibile rimuovere i pigmenti sotto l’epidermide, ma il trattamento richiede molto tempo, è doloroso e potenzialmente pericoloso. E in Svizzera non vi è alcuna regolamentazione in merito.

I raggi di sole che filtrano dalle finestre si spengono sulle pareti dipinte di giallo. Nel locale, un pavimento laminato di pino e asciugamani verdi e bordeaux arrotolati con stile. Una statua di Buddha siede su una mensola, mentre sul muro è appeso l’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. Entrambi tengono d’occhio i clienti che a intervalli regolari fanno ritorno nello studio per la rimozione dei tatuaggi a Dietlikon, nella periferia di Zurigo.

Nell’atrio, seduta a un tavolo, una donna dai capelli biondi avvolta in una giacca di pelle nera sta leggendo una rivista di moda. È venuta per una consultazione, con la speranza che la nuova tecnologia del sistema laser QX MAX sia in grado di rimuovere il tatuaggio rosso e viola che si è fatta fare sul polpaccio dodici anni fa, quando aveva 18 anni.

Patrick Aeberli, che si occupa del trattamento presso Tattooentfernungspraxis, uno studio gestito assieme a un collega, indica che nel 2012 sono state effettuate oltre mille sedute. Quest’anno, il numero di visite è «aumentato considerevolmente» a circa 350 al mese. La società, attiva soltanto da un anno, ha già iniziato a espandersi e per l’inizio del 2014 è atteso un terzo collaboratore.

Sul suo sito internet, l’azienda scrive di essere il leader nella rimozione dei tatuaggi non solo in Svizzera, ma anche in gran parte dell’Europa. Il sistema laser che ha noleggiato è l’unico in grado di eliminare tatuaggi di tutti i colori. Il suo costo: 150'000 franchi. Dietlikon è il solo posto in Svizzera in cui si utilizza questa tecnologia per rimuovere i tatuaggi.

Informare il paziente

Seduta su una sedia in pelle alla scrivania di Patrick Aeberli, la donna dai capelli biondi spiega che vorrebbe poter andare al lavoro indossando una gonna. La collaboratrice dell’ufficio di risorse umane di una grande azienda internazionale si è già rivolta a due cliniche specializzate in Germania. Non è però riuscita a far rimuovere completamente il tatuaggio sul polpaccio: le parti di color bianco sono diventate grigie.

Dopo aver visitato la paziente, Patrick Aeberli ritiene che il suo laser non possa fare nulla per eliminare le macchie grigie. Queste si rigenereranno comunque da sole, prevede lo specialista. Le parti di colore rosso, viola e nero non dovrebbero invece rappresentare alcun problema.

«Quando vuole iniziare?», chiede.

La consultazione con la nuova paziente è durata pochissimo. Non c’è stato bisogno né di riempire formulari né di spiegazioni sui potenziali rischi ed effetti collaterali del trattamento. Informare il paziente in modo «corretto, onesto e completo» è però «di grande importanza», sottolinea una ricerca pubblicata quest’anno da Der Hautarzt, una rivista internazionale destinata ai dermatologi.

Il prezzo di un peccato di gioventù

La donna non vede l’ora di iniziare. La sedia viene inclinata all’indietro e la paziente si sdraia sulla pancia, accanto a un piccolo apparecchio bianco. Patrick Aeberli infila un paio di guanti neri, disinfetta il tatuaggio e impugna il laser. Quando inizia a muoverlo sopra al tatuaggio si odono dei crepitii. La donna s’irrigidisce e l’altra gamba comincia ad agitarsi. È più doloroso che farsi tatuare, dice, coprendosi la testa con le braccia.

La durata del trattamento dipende da diversi fattori: la dimensione e gli anni del tatuaggio, il tipo di inchiostro, i colori usati,… Anche il livello di esperienza del tatuatore - dilettante o professionista - può fare una differenza. Per rimuovere un tatuaggio possono essere necessarie più di dieci sedute. E tra un appuntamento e l’altro bisogna aspettare dalle sei alle otto settimane per permettere alla pelle di rigenerarsi.

Altro aspetto da non sottovalutare: rimuovere un tatuaggio è più costoso che farselo fare. Spesso si devono sborsare migliaia di franchi.

Tra i rischi potenziali del processo di rimozione vi sono bruciature o sfregi. L’eliminazione di nei potrebbe poi impedire di riconoscere prematuramente dei potenziali melanomi. Inoltre, si sa poco sugli effetti di pigmenti e coloranti sul corpo umano, indica a swissinfo.ch l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Un tatuaggio può incidere sulle prospettive lavorative?

«Quando il tatuaggio è chiaramente visibile, ne discutiamo con il candidato», dice il responsabile di un’agenzia di reclutamento di Zurigo specializzata in impieghi nel settore commerciale.

«A dipendenza della posizione a cui aspira il candidato, la presenza di un tatuaggio in una zona particolarmente visibile può rappresentare un ostacolo. Per posti di lavoro con molti contatti con la clientela, ad esempio assistenti a livello manageriale, quadri aziendali o banchieri, i tatuaggi ben visibili sono un problema. I tatuaggi sono invece più accettati nelle professioni creative e che prevedono meno contatti con i clienti.

Chiediamo esplicitamente ai nostri clienti se la presenza di un tatuaggio possa costituire un problema. Spetta poi a loro decidere siccome conoscono meglio di chiunque altro il loro ambiente lavorativo».

Un rappresentante di un’agenzia di Basilea che si occupa di reclutare dirigenti e specialisti per diverse società svizzere e internazionali sottolinea che «non è il settore a essere rilevante bensì la funzione. È possibile che a una persona che deve essere in contatto con la clientela (ad esempio in ambito bancario) non sia permesso avere un tatuaggio. È invece meno rilevante se ad averlo è il responsabile delle finanze aziendali».

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Assenza di regolamentazioni

Sebbene l’UFSP abbia pubblicato delle direttive sui coloranti per tatuaggi e sulla sterilizzazione degli strumenti di lavoro, l’utilizzo cosmetico del laser da parte di personale non medico non è per nulla regolamentato. Un laser commercializzato per scopi non medici non deve in effetti riempire criteri clinici, anche se si tratta essenzialmente dello stesso laser.

«Al momento è possibile acquistare un semplice laser su Internet», osserva Patrick Aeberli. «Tutti, dai saloni di bellezza ai negozi di tatuaggi, hanno comperato uno di questi apparecchi».

Swissmedic, l’autorità federale per il controllo della qualità e della sicurezza di farmaci e test clinici, rileva che sia i saloni di bellezza sia gli studi per la rimozione dei tatuaggi rappresentano dei mercati in pieno boom. Non sono tuttavia disciplinati dalla Legge federale sui medicamenti e i dispositivi medici.

Una situazione che potrebbe comunque cambiare. L’UFSP sta elaborando un progetto di legge per includere anche le radiazioni non ionizzanti e l’uso di laser a fini cosmetici. La bozza dovrebbe essere sottoposta al governo nel corso del 2014, indica un portavoce dell’ufficio.

Nel frattempo, l’UFSP ha pubblicato una serie di raccomandazioni sul suo sito Internet. Si consiglia in particolare di intraprendere un trattamento soltanto se questo è praticato da personale medico o da professionisti formati e in possesso di un diploma federale.

Conoscenze insufficienti

Patrick Aeberli ha imparato a utilizzare il laser alla scuola privata Swiss Laser Academy, che gli ha rilasciato un apposito diploma.

Gli autori della ricerca pubblicata da Der Hautarzt, che collaborano presso alcune cliniche universitarie tedesche, non nascondono però un certo scetticismo. I workshop che spesso vengono proposti alle aziende sono discutibili, sottolineano. «Danno l’impressione che basti corso di un weekend per avere un’esperienza sufficiente nella terapia al laser». Solitamente, aggiungono i ricercatori, «i partecipanti ricevono un certificato che ha lo scopo di tranquillizzare i pazienti».

Per la rimozione di un tatuaggio «è necessario un certo livello di formazione», concorda Patrick Aeberli, secondo cui vanno utilizzati esclusivamente laser concepiti per un utilizzo medico, per i quali «si è sicuri della loro qualità e dell’esattezza delle loro lunghezze d’onda».

Una moda tra i trentenni

La società di ricerca di mercato Harris ha rilevato che il 21% dei 2'016 adulti interrogati negli Stati Uniti possedeva almeno un tatuaggio nel 2012 (14% nel 2008 e 16% nel 2003).

Gli statunitensi più propensi ad avere un tatuaggio hanno un’età compresa tra i 30 e i 39 anni. Tra quelli con un tatuaggio, l’86% ha affermato di non essersi mai pentito.

Un sondaggio svolto dall’Istituto Emnid su 500 tedeschi di almeno 14 anni ha evidenziato che il 10% degli intervistati aveva un tatuaggio. Ancora una volta, quelli più tatuati rientrano nella fascia 30-39 anni (23%). Tra gli ultrasessantenni, soltanto il 2% ha risposto di possedere un tatuaggio.

Secondo l’indagine, il tatuaggio è generalmente associato a redditi bassi: il 16% delle persone tatuate guadagnava meno di 1'000 euro, paragonato all’8% di coloro che avevano un salario superiore ai 2'500 euro.

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Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch


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