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Caso Williamson: vescovi svizzeri soddisfatti

Le condizioni poste dal Vaticano a Richard Williamson sono state accolte positivamente dalla Conferenza episcopale svizzera. Se vorrà diventare vescovo cattolico, Williamson dovrà ritrattare chiaramente le sue teorie negazioniste.

La Santa Sede ha "chiarito delle dichiarazioni che già aveva fatto" e ha ribadito che ogni forma di antisemitismo va condannata, ha sottolineato giovedì Walter Müller, portavoce della Conferenza dei vescovi svizzeri, intervistato dalla radio svizzera tedesca DRS.

Con la precisazione fatta mercoledì, la Curia romana ha fatto un ulteriore passo in avanti, ha aggiunto Müller. Ciò dovrebbe tranquillizzare i fedeli svizzeri che avevano espresso critiche nei giorni scorsi, minacciando persino di uscire dalla Chiesa.

In una lettera aperta inviata ai media, il vescovo di San Gallo Markus Büchel ha dal canto suo dichiarato che avrebbe auspicato un intervento più rapido da parte del Vaticano.

Dopo aver subito per giorni la pressione dell'opinione pubblica, il Vaticano aveva esortato monsignor Williamson, a distanziarsi "in modo assolutamente inequivocabile e pubblico dalle sue posizioni riguardanti la Shoah". La segreteria di Stato vaticana aveva precisato che se Williamson vuole diventare vescovo cattolico a tutti gli effetti dovrà ritrattare chiaramente le sue "teorie inaccettabili".

In un'intervista alla televisione svedese, rilasciata poco prima della decisione papale, il vescovo lefebvriano aveva infatti affermato che mancano prove storiche sulle camere a gas dei nazisti e che soltanto 200-300 mila ebrei sono stati sterminati, e non sei milioni.


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