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Conferenza internazionale sul clima COP23: I negoziati procedono a stento, ma la società civile si mobilita

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punto di vista

di Marine Decrey et Manon Ebel, membri della delegazione di Swiss Youth for Climate alla COP23

Alle 6:56 di sabato 18 novembre si è chiusa a Berlino la COP23, con gli applausi dei pochi negoziatori e osservatori ancora presenti dopo una lunga notte di discussioni. È dunque l’ora di stilare un bilancio: in chiaro-scuro per quanto riguarda la protezione del clima, più positivo invece a livello personale, in quanto delegazione di Swiss Youth for Climate.

Bisogna prima di tutto ricordare che l’obiettivo principale della conferenza internazionale sul clima (COP23) di Berlino era di definire le regole di applicazione dell’Accordo di Parigi. Queste regole dovranno essere completate il prossimo anno, in occasione della COP24 in programma in Polonia, affinché i paesi firmatari possano adottare misure concrete per mantenere l’aumento medio della temperatura al di sotto di 2°C rispetto ai valori preindustriali.

Obiettivo raggiunto?

Non proprio! Il regolamento per l’applicazione dell’Accordo di Parigi è lungi dall'essere pronto. L’attuale documento conta oltre 200 pagine e raggruppa decine di proposte che non fanno l’unanimità.

A Berlino sono però stati fatti anche dei progressi. Alcune comunità più vulnerabili ai cambiamenti climatici cominciano ad essere riconosciute. È stato adottato un piano d’azione per garantire più spazio alle donne e sarà lanciata una piattaforma di dialogo con le popolazioni autoctone. Anche l’agricoltura e gli oceani, finora trascurati, hanno ricevuto maggiore attenzione.

C’è qualcosa da festeggiare?

Sfortunatamente no. I paesi sviluppati non si assumono ancora sufficienti responsabilità. Non sono nemmeno disposti ad offrire un aiuto finanziario adeguato ai paesi in via di sviluppo, che permetterebbe loro di far fronte agli effetti già palpabili del cambiamento climatico. Infine, gli scarsi progressi compiuti nel tentativo di accrescere le ambizioni di riduzione di emissioni di gas a effetto serra prima del 2020 non possono che essere deludenti agli occhi dei paesi più vulnerabili.

Abbiamo anche appreso che la Germania non è pronta ad uscire dal carbone, che gli Stati Uniti lo stanno promuovendo apertamente e che altri paesi si rallegrano di aver investito nel gas naturale (ricordiamo che si tratta di un’energia fossile che emette molto CO2). Tutto questo sotto l’occhio probabilmente soddisfatto dei lobbisti delle compagnie petrolifere, rassicurati nel vedere i loro portamonete protetti per gli anni a venire.

Cosa fa la società civile?

Quest’anno eravamo otto membri di Swiss Youth for Climate a darci il cambio per seguire i negoziati, incontrare la delegazione elvetica e lavorare su tematiche specifiche. Siamo riusciti a garantire la partecipazione dei giovani alle prossime consultazioni sull'educazione ai cambiamenti climatici. Inoltre, abbiamo avuto l’opportunità di incoraggiare il comitato della Convenzione sui diritti del fanciullo a chiarire il suo legame con l’ambiente.

Per la prima volta, la proposta di negare l’accesso ai negoziati ai lobbisti dell’industria fossile è stata inclusa in un rapporto ufficiale, grazie al nostro lavoro e a quello di altre organizzazioni.

Abbiamo anche manifestato, ascoltato discorsi stimolanti, condiviso le nostre esperienze con persone provenienti da tutto il mondo, sempre più numerose a lottare per una maggiore giustizia climatica. Nonostante la delusione relativa ai negoziati, non cederemo. La volontà di difendere un pianeta dove si possa ancora vivere bene, cresce di giorno in giorno e il nostro impegno continuerà in Svizzera nei prossimi mesi.

Infine, per tutti coloro che guardano con scetticismo alla COP, ricordiamo che i negoziatori lavorano sulla base di un mandato conferito dal governo e che i governi sono eletti dal popolo. Sono dunque i nostri e i vostri rappresentanti. Una nuova maggioranza in parlamento può modificare la posizione di un paese, talvolta in peggio (vedi Stati Uniti), talvolta in meglio. Partecipare a dibattiti pubblici, votare e interrogare i rappresentanti politici è il nostro dovere di cittadini; contiamo su tutti voi!

Non esitate a seguirci sui social per saperne di più sulle questioni climatiche!

Le opinioni espresse sono quelle dell'autore e non riflettono necessariamente la posizione di swissinfo.ch.

COP23

La 23° conferenza sul clima (COP23Link esterno) si è tenuta a Bonn dal 6 al 17 novembre 2017. Il suo obiettivo è di progredire nell'elaborazione delle regole di applicazione dell’Accordo di Parigi sul clima, in vista di una sua adozione nel 2018. L’accordo internazionale mira a limitare il riscaldamento del pianeta a meno di 2°C rispetto ai valori preindustriali.

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Traduzione dal francese, Stefania Summermatter

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