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Dopo il terremoto «Il Nepal sarà in grado di risollevarsi, anche se sarà difficile»

Macerie e ancora macerie, come a Kumalpur, un villaggio nei sobborghi di Kathmandu, distrutto dal terremoto che ha colpito il paese sabato.

(Keystone)

Una squadra di esperti svizzeri si trova da domenica in Nepal per valutare i bisogni del paese colpito dal terremoto. I problemi più urgenti sono gli ospedali sovraffollati e l’approvvigionamento in acqua potabile.

Malgrado più di 4'000 morti e oltre 7'500 feriti, i nepalesi non hanno perso la loro capacità di resilienza, afferma Billi Bierling, esperta di comunicazione che collabora con il Corpo svizzero d’aiuto umanitarioLink esterno.

Il teamLink esterno inviato dalle autorità svizzere, all’opera a Kathmandu da lunedì, è composto di sei persone, tra cui un medico, un ingegnere strutturale, un addetto alla logistica e un esperto di acque. Billi Bierling vive dal canto suo parte dell’anno nella capitale nepalese.

swissinfo.ch: Quale valutazione della situazione ha fatto il team svizzero e in che modo la Svizzera può fornire un aiuto?

Un milione di senzatetto e forse 10'000 morti

Sono circa un milione i senzatetto dopo il terremoto che ha colpito il Nepal. Sono le stime del ministero dell’interno riferite martedì dal quotidiano The Himalayan Times.

L’ultimo bilancio fa stato di 4'300 morti e quasi 8'000 feriti. Il primo ministro Sushil Koirala ha indicato che il numero delle vittime potrebbe arrivare fino a 10'000.

Secondo il Centro nazionale delle operazioni di emergenza, circa 6,6 milioni di persone sono state colpite in varia misura dal sisma in 34 distretti.

Diverse località, nelle vallate più remote, sono ancora isolate e non sono state raggiunte dai soccorsi. Il governo stima inoltre che ci siano circa 400'000 edifici distrutti.

Per i soccorsi sono a disposizione 13 elicotteri, tra cui tre inviati dall’India, che sono impegnati a trasportare i feriti negli ospedali di Kathmandu.

Si è anche appreso che tutti gli alpinisti bloccati sulle pendici del Monte Everest hanno potuto essere evacuati.

Nel paese sono registrati 124 cittadini svizzeri. Non si sa quanti turisti elvetici si trovavano in Nepal al momento del dramma. Finora non si ha comunque notizia di vittime di nazionalità svizzera.

La Catena della solidarietàLink esterno ha aperto un conto per le donazioni per le vittime del sisma.

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Billi Bierling: Sono rimasta un po’ sorpresa dal constatare quanti edifici siano ancora in piedi. D’altro canto, però, se guardiamo all’interno di questi edifici penso che molti di essi abbiano delle brutte crepe.

Il nostro medico ha visitato quattro ospedali. Ovviamente sono piuttosto sovraffollati e la situazione è tesa. Sembra però che stiano facendo un buon lavoro. È stato anche in un ospedale nei pressi di Bhaktapur, una delle città antiche che hanno subito più danni. Ha detto che vi sarà probabilmente bisogno di sostegno, poiché l’ospedale è strapieno.

swissinfo.ch: L’igiene e l’approvvigionamento in acqua potabile rappresentano una grande sfida. Qual è la situazione? Le forniture di medicine, cibo e acqua potabile bastano?

B.B.: Kathmandu è abbastanza sviluppata. C’è ancora acqua potabile e le autorità ne hanno distribuita. Il Nepal è confrontato con interruzioni di corrente, perché non c’è abbastanza energia idroelettrica. Per molti anni vi sono state interruzioni di corrente fino a 10-12 ore al giorno, per risparmiare energia elettrica. Naturalmente una tragedia come questa esacerba una situazione già difficile. Nella maggior parte delle case l’acqua è pompata in una cisterna sul tetto. Poiché in questo momento manca corrente, ciò crea dei problemi di approvvigionamento.

swissinfo.ch: Vista la povertà che regna in Nepal, come giudica le possibilità del paese di ricostruire le proprie infrastrutture?

B.B.: Negli ultimi dieci anni, Kathmandu è esplosa dal punto di vista demografico. Per sfuggire all’insurrezione maoista, molte persone si sono rifugiate nella capitale. Vi sono molti edifici moderni, che sembrano aver resistito fino a un certo punto al terremoto. Vi sono però anche macerie dappertutto.

Penso che vi sarà molto da fare per rimuovere le macerie e ricostruire. La comunità internazionale dovrà verosimilmente fornire un sostegno a lungo termine. Penso però che il Nepal sia in grado di farcela. È una popolazione forte e credo che riuscirà a risollevarsi. Molte persone non hanno perso il sorriso. È abbastanza edificante dopo una tragedia come questa.

swissinfo.ch: Può fare un confronto tra questo disastro umanitario e gli altri con cui è stata confrontata?

B.B.: La magnitudo di questo terremoto era molto forte. E il sisma era anche molto esteso. La popolazione del Nepal è molto dispersa e l’ultimo censimento è stato fatto molti anni fa. Quindi non sappiamo veramente quante persone vi siano e dove siano. È una grande sfida per il governo e la comunità internazionale. Per un paese come il Nepal, tra i più poveri al mondo, si tratta probabilmente di un enorme passo indietro.

swissinfo.ch: Che aria si respira nella capitale?

B.B.: La scorsa notte è stata molto inquietante, ma oggi è un altro giorno. Non vi sono state altre scosse d’assestamento. La vita sta lentamente riprendendo il suo corso. I negozi piano piano riaprono. I carri tornano a circolare. Le persone hanno perso molto e vi è tanto dolore. Ma se si cammina in città si ha il sentimento che la vita sta ritornando e che è da qui che bisogna ripartire per ricostruire il paese. Speriamo.



(traduzione di Daniele Mariani)

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