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Coronavirus: la situazione in Svizzera

Keystone / Jean-Christophe Bott

La Svizzera non è più tra i Paesi più colpiti in Europa e i contagi sono in diminuzione. Ma non nella misura auspicata dalle autorità sanitarie.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 dicembre 2020 - 13:42
swissinfo.ch con agenzie e RSI
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In Svizzera, nelle ultime 24 ore si sono registrati 4’455 nuovi casi di coronavirus, secondo le cifre pubblicate giovedì dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). 80 nuovi decessi sono stati segnalati e 194 persone sono state ricoverate in ospedale. Dopo essere arrivata a sfiorare il 30%, la quota di test positivi rispetto a quelli effettuati si sta stabilizzando poco al di sotto del 20%.

Malgrado la tendenza al ribasso da metà novembre, l’evoluzione della pandemia in Svizzera non è quella che si sperava, ha dichiarato giovedì il ministro della sanità Alain Berset durante una conferenza stampa nel corso della sua visita a Basilea Campagna. La situazione attuale resta preoccupante, ha detto Berset, esortando i cantoni a reagire rapidamente agli ulteriori sviluppi della crisi sanitaria.

Qui trovate le cifre e i dati più importanti sull'evoluzione della pandemia di coronavirus in Svizzera.

Dopo aver sfiorato i 1'200 casi ogni 100'000 abitanti, l'incidenza nazionale è tornata sotto i 600 casi sull'arco degli ultimi 14 giorni. Si tratta comunque di dieci volte la soglia oltre la quale durante l’estate un Paese o una regione erano definiti ad alto rischio di contagio dalla Confederazione.

Sopra la media ci sono il Ticino, dove attualmente vi è il numero in proporzione più alto di positività con 848 contagi ogni 100’000 abitanti, San Gallo, Neuchâtel, Basilea Città, Sciaffusa, Basilea Campagna, Appenzello Esterno, Vaud e Argovia. Il cantone meno colpito è invece Nidvaldo (348).

L’evoluzione della situazione in Svizzera e all’estero ha portato la Confederazione a lasciare i primissimi posti della classifica europea dei Paesi con l'incidenza nazionale più alta. Attualmente, stando al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, a capeggiarla è il Lussemburgo (1’123), seguito con oltre 1’000 casi da Croazia e Lituania. Rispetto alla Svizzera, la situazione è peggiore in Slovenia, Austria, Ungheria, Svezia, Portogallo, Polonia e Italia (611 casi ogni 100’000 abitanti).

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Vaccini in fase di verifica

Per quel che riguarda il vaccino, Virginie Masserey dell'UFSP ha ricordato martedì che la Confederazione ha firmato tre contratti diversi di fornitura, con una copertura potenziale di 6 milioni di persone. Contatti per altre opzioni sono inoltre ancora in corso.

I primi studi sull'efficacia di questi vaccini - anche se si tratta di risultati preliminari - sono confortanti, ha proseguito. La fornitura è prevista per il primo semestre del prossimo anno, sempre mettendo in primo piano la sicurezza e la qualità.

Sicurezza e qualità che vanno garantiti da Swissmedic, alla conferenza stampa rappresentata da Claus Bolte. Bisogna effettuare controlli che necessitano un grande lavoro, ha spiegato, anche perché si tratta di un rimedio che verrà utilizzato da un ampissimo spettro della popolazione. Bisogna quindi tenere conto di moltissimi fattori.

Il tutto deve poi essere fatto con una certa velocità, in modo da poter arrivare a bloccare l'epidemia di coronavirus il prima possibile. Una decisione definitiva verrà presa solamente una volta che si avranno tutti i dati, in particolare riguardo agli studi clinici, che vengono al momento svolti a livello mondiale.

Prima le persone a rischio

Per quel che riguarda la strategia, Christoph Berger, presidente della Commissione federale per le vaccinazioni (CFV), ha spiegato che la priorità verrà data alle persone più a rischio, in modo da far abbassare drasticamente la mortalità della malattia. Subito dopo, arriveranno i lavoratori del settore sanitario, seguiti dalle persone in stretto contatto con le persone a rischio.

Infine, vanno prese in considerazione le persone che vivono in gruppi numerosi, come ad esempio nelle carceri. Ovviamente, ha sottolineato, tutti potranno vaccinarsi, poiché la fornitura sarà sufficiente. Ma la priorità è proteggere i più deboli, anche perché attualmente non si mira all'immunità di gregge, che gli studi al momento non sono ancora riusciti a provare.

Infine, è stato illustrato anche il ruolo dell'esercito. Daniel Aeschbach, responsabile della farmacia dell'esercito, ha sottolineato che il materiale necessario per conservare i vaccini è stato acquistato.

Sempre a livello materiale, l'esercito potrà mettere a disposizione una serie di elementi pratici, come ad esempio le siringhe. La capacità generale necessaria per la conservazione e lo stoccaggio verrà presto raggiunta.

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Meno inclini a farsi vaccinare

Tuttavia, il quarto sondaggio dell'istituto Sotomo sull'accettazione e l'efficacia del lavoro di prevenzione contro il coronavirus, commissionato dall'UFSP e pubblicato venerdì 27 novembre, rivela un calo della disponibilità della popolazione a vaccinarsi contro la Covid-19. Tra il campione rappresentativo di 1633 persone intervistate tra il 22 e il 28 ottobre, solo il 49% ha dichiarato di voler essere vaccinato. Nei sondaggi di marzo e aprile, la proporzione di chi intendeva farlo era ancora superiore al 60%.

Se le notizie positive sui vari candidati al vaccino influenzeranno gli atteggiamenti sarà evidente solo nei prossimi sondaggi, scrivono in proposito gli autori dello studio.

>> Leggi: Perché l'accordo con Moderna è un affare rischioso

A colpire è inoltre l'evoluzione in termini di fiducia che viene riposta nelle organizzazioni e nei gruppi di persone incaricate di informare sul nuovo coronavirus. Tra la primavera e l'estate, ad erodersi è stata in particolare la fiducia nei media, mentre tra l'estate e l'autunno il calo riguarda soprattutto le autorità.

"Guerra della neve"

Con l'inizio della stagione invernale, il governo svizzero ha affermato che non intende chiudere gli impianti sciistici. Vuole però instaurare misure di protezione più incisive.

In quella che si potrebbe intitolare "la guerra della neve", Francia, Germania e Italia fanno pressione affinché tutti i paesi dell'arco alpino chiudano gli impianti sciistici, mentre Austria e Svizzera sono fermamente contrarie.

Il governo francese vuole adottare "misure restrittive e dissuasive che saranno affinate nei prossimi giorni" per impedire di andare a sciare all’estero, e in particolare in Svizzera, durante le vacanze natalizie. L’obiettivo, ha spiegato il presidente Emmanuel Macron, è di evitare "una situazione di squilibrio con le località sciistiche del paese".

Il primo ministro francese, Jean Castex, ha già annunciato “controlli aleatori alle frontiere”, tamponi e una quarantena di sette giorni per i francesi che andranno a sciare all’estero. 

>> Leggi: Sci: misure più severe sì, ma di chiudere non se ne parla

Restrizioni per gli assembramenti e il tempo libero

Ristoranti chiusi alle 23, discoteche e sale da ballo chiuse del tutto, corsi universitari solo online, stop agli eventi con più di 50 persone ed estensione dell'obbligo di mascherina: sono alcune tra le nuove misure contro il coronavirus entrate in vigore il 29 ottobre e dalla durata indeterminata.

In alcuni Cantoni sono state applicate disposizioni più restrittive, come la chiusura di bar e ristoranti. Il rallentamento della pandemia osservato da metà novembre ha però spinto cinque Cantoni romandi ad allentare alcune misure: i ristoranti di Vaud, Ginevra, Friburgo, Neuchâtel e Giura ripariranno i battenti il 10 dicembre.

swissinfo.ch

Aiuti per gli svizzeri all'estero

Numerosi svizzeri residenti all'estero si trovano in grande difficoltà finanziaria a causa della pandemia. Nei Paesi in cui i salari sono bassi, dove il risparmio è raro e dove le misure di aiuto pubblico sono scarse, molti di loro sono confrontati con decisioni cruciali.

I cittadini svizzeri possono rivolgersi a tutte le rappresentanze elvetiche all'estero. La situazione relativa ai divieti o alle restrizioni di viaggio e alle chiusure delle frontiere cambia di giorno in giorno.

Confermando una notizia del quotidiano svizzero tedesco Blick, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha riferito il 5 novembre che 56 espatriati hanno ricevuto assistenza sociale da parte della Confederazione.

L'aiuto è stato attribuito a 16 cittadini svizzeri che vivono in Europa, di cui 12 in Spagna. In Asia, i beneficiari sono stati 14, in Sud America 10, in Africa 7 e in Nord America 7.

Questi aiuti sono adeguati alle condizioni di vita della persona interessata, ha precisato il DFAE. Attualmente la somma globale ammonta a circa 60’000 franchi e rappresenta solo una piccola parte dell’assistenza sociale fornita da Berna ai cittadini svizzeri all’estero che quest’anno ha raggiunto gli 800’000 franchi, contro 900’000 franchi l’anno scorso.

La Confederazione ha aiutato espatriati che hanno perso il lavoro, hanno dovuto chiudere le loro aziende o il cui reddito è diminuito a tal punto che la loro sussistenza non è più garantita. Un sostegno è stato fornito anche a chi lavora nel settore del turismo e ha un reddito insufficiente.

Paesi a rischio per i quali vige la quarantena

Per chi entra in Svizzera in provenienza da determinati Stati e regioni vige l'obbligo di quarantena. L’elenco di questi ultimi è stato aggiornato il 23 novembre.

>> Leggi: Coronavirus: e se non rispetto la quarantena?

Dove trovare informazioni sul coronavirus in Svizzera e nel mondo?

Tutte le informazioni e gli approfondimenti sono disponibili nel dossier speciale di SWI swissinfo.ch, sulla pagina Facebook e su Twitter.

Di seguito una lista di link utili sull'epidemia di coronavirus in Svizzera e nel mondo.

Ufficio federale della salute pubblica

Organizzazione mondiale della sanità

Numero di contagi e decessi a livello mondiale

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