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Il mito di una parete L'Eiger continua a far paura

They made it! Left to right: Harrer, Vörg, Heckmair and Kasparek

(RDB)

Settantacinque anni fa quattro alpinisti tedeschi e austriaci raggiunsero per primi la cima dell'Eiger, salendo dalla famigerata parete nord. Il "muro della morte" continua ad affascinare i migliori alpinisti del mondo e migliaia di turisti che li stanno a guardare.

Mentre con un gruppo di giornalisti mi avvicino lungo un comodo sentiero alla parete nord dell'Eiger, fatico ad immaginare come qualcuno possa scalare questo muro verticale di 1800 metri. Tanto meno riesco a capire come qualcuno lo possa fare in poche ore.

Anche la nostra breve gita non è priva di pericoli. L'Eiger continua a sgretolarsi, alcune parti di sentiero sono ricoperte di frammenti di pietra calcarea che traballano sotto i piedi. Bisogna stare attenti a non distrarsi troppo guardando il paesaggio o conversando con i compagni.

Una nebbia persistente impedisce di vedere bene la montagna, ma crea quell'atmosfera di mistero che da sempre ha affascinato persone di tutto il mondo. "È spesso così? ", chiedo a Stephan Siegrist, un alpinista svizzero d'élite che ha scalato la parete nord 29 volte.

"Sì, in estate succede spesso. Le nuvole salgono e si condensano là in alto. Spesso nevica. È difficile da credere, quando si sta qui sotto a godersi il bel tempo", risponde Siegrist.

Propaganda nazista

La conquista della parete nord dell'Eiger nel 1938 avvenne nel clima di forte competizione nazionalista degli anni Trenta. Il regime nazista fece ampio uso propagandistico dell'impresa di Heckmaier e compagni.

L'alpinista austriaco Heinrich Harrer aderì al Partito nazionalsocialista nel 1938, dopo l'annessione dell'Austria al Terzo Reich tedesco. Fece parte delle famigerate SS, pur non macchiandosi di crimini di guerra.

Harrer è noto anche per gli anni trascorsi in compagnia del giovane Dalai Lama, dopo che era fuggito dalla prigionia inglese in India nel 1944 e aveva raggiunto il Tibet a piedi.

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Ricordando il passato

Nel 2002 Stephan Siegrist e Michal Pitelka hanno reinscenato la spedizione del 1938, con i vestiti e l'equipaggiamento dell'epoca. "Le scarpe erano terribilmente pesanti e facevano male", ricorda. Anche trasportare le corde vecchio stile non è stato facile.

Eppure è così che i tedeschi Anderl Heckmair e Ludwig Vörg e gli austriaci Heinrich Harrer e Fritz Kasparek riuscirono a vincere per primi la parete nord dell'Eiger 75 anni fa, dopo che altri nove alpinisti erano morti tentando l'impresa. La spedizione durò quasi quattro giorni, valanghe e frane misero più volte a repentaglio la vita dei quattro scalatori.

Da allora almeno altre 55 persone sono morte tentando di salire lungo i 1800 metri di roccia verticale e raggiungere la cima dell'Eiger, a 3970 metri sul livello del mare. Una delle vittime è stato John Harlin II, la cui corda si spezzò dopo 1300 metri di salita, mentre tentava di realizzare la prima direttissima sulla parete nord. Il suo partner scozzese e una cordata di quattro tedeschi riuscirono comunque a raggiungere la cima il 25 marzo, dopo un mese di sforzi.

La nuova via fu battezzata con il nome di Harlin. Suo figlio, John Harlin III, aveva all'epoca solo nove anni. La perdita del padre lo ha ossessionato e ispirato per tutta la vita, nel 2005 ha scalato la parete nord dell'Eiger e ha raccontato l'impresa nel film IMAX "The Alps". Di recente Harlin ha realizzato un blog multimediale per swissinfo.ch (Border Stories).

"L'Everest dei veri scalatori"

"L'Everest ha sempre affascinato gli alpinisti di tutto il mondo e continuerà a farlo. È la più grande parete delle Alpi e una delle più grandi del mondo. Scalarla è difficile. Ma la fama dell'Eiger conta quanto e forse più delle sue dimensioni e delle sua difficoltà", afferma Harlin, riferendosi alle tante storie drammatiche e avventurose che hanno accompagnato i tentativi di ascesa – come per esempio la tragedia di Toni Kurz nel 1936 o di Claudio Corti nel 1957 (vedi galleria).

 

Per Harlin, la reputazione dell'Eiger spinge tanti alpinisti a voler diventare parte della leggenda. "Ci sono solo poche pareti e montagne dotate di una tale carica simbolica. Per molti l'Eiger è solo un sogno, ma chi ha le capacità e il coraggio necessarie per affrontarlo, è spinto a provare a se stesso di esserne davvero capace. Per me l'Eiger è l'Everest dei veri scalatori", dice Harlin.

 

Anche Stephan Siegrist ha un'opinione molto alta dell'Eiger. "È una grande avventura alpinistica ed è sempre bello arrampicare qui. Dalla parete si gode un panorama spettacolare che la rende ancora più speciale", dice l'alpinista svizzero, il quale fa notare anche il contrasto tra il grigio freddo della roccia e il verde dell'ambiente circostante.

Attrazione popolare

Come fa notare Fredi Abegglen, presidente dell'associazione delle guide alpine di Grindelwald, tutti gli chalet della zona sono costruiti in modo tale da permettere la vista dell'imponente parete rocciosa. "Per chi si trova a Grindelwald, la parete nord dell'Eiger è presente come lo specchio in cui ci si guarda ogni mattina".

 

Johann Kaufmann, guida alpina e direttore della scuola di sport alpini di Grindelwald, aggiunge: "È la nostra offerta esclusiva. Ho visto molte montagne. Ma poche sono affascinanti come questa".

 

Un'ulteriore prova del fascino che l'Eiger esercita anche su chi non pratica l'alpinismo è data dal fatto che da quasi 30 anni esiste un ufficio del turismo dedicato ai visitatori giapponesi. "Non vengono per arrampicare, ma per vedere dove sono stati alpinisti giapponesi come Yuko Maki", dice Yuri Ichikawa, uno dei responsabili dell'ufficio.

 

Maki fece parte insieme ad altri tre alpinisti della prima cordata che raggiunse la cima dell'Eiger passando per la cresta Mittelengi (non per la parete nord) il 10 settembre 1921.

La regione ha influenzato anche la cultura popolare giapponese, che a sua volta ha avuto un peso determinante nella percezione che i giapponesi hanno della Svizzera. "I giapponesi hanno un'immagine della Svizzera che è quella di Grindelwald". I creatori del cartone animato Heidi si sono infatti ispirati al paesaggio dell'Eiger, del Mönch e della Jungfrau e alla valle pittoresca di Lauterbrunnen.

Cronologia

24 luglio 1938: Prima ascesa di due alpinisti tedeschi, Anderl Heckmair e Ludwig Vörg, e di due alpinisti austriaci, Heinrich Harrer e Fritz Kasparek, dopo tre giorni e mezzo di arrampicata.

12 marzo 1961: Prima ascensione invernale da parte di quattro alpinisti tedeschi.

3 agosto 1963: Lo svizzero Michel Darbellay compie la prima scalata in solitaria, in 18 ore.

3 settembre 1964: La tedesca Daisy Voog (in cordata con Werner Bittner) è la prima donna a raggiungere la cima passando per la parete nord.

25 agosto 1981: Lo svizzero Ueli Bühler scala la parete in 8 ore.

27 luglio 1984: L'austriaco Thomas Bubendorfer raggiunge la cima in 4 ore e 50 minuti senza utilizzare corde.

9 marzo 1992: La francese Catherine Destivelle è la prima donna a scalare la parete nord dell'Eiger in solitaria. L'ascesa dura 17 ore.

12 febbraio 2008: Lo svizzero Ueli Steck scala la parete nord in 2 ore e 47 minuti.

20 aprile 2011: Lo svizzero Daniel Arnold raggiunge la cima in 2 ore e 28 minuti.

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(traduzione dall'inglese e adattamento: Andrea Tognina), swissinfo.ch


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